a cura di Peppe Caridi
ROMA, 11 SET – Per la prima volta nella storia una rete di radiotelescopi è riuscita a catturare il “primo piano” di un gigantesco buco nero.
Questo buco nero, scoperto grazie a una ricerca coordinata dall’Italia e pubblicata sulla rivista Astronomy & Astrophysics, ha una massa un miliardo di volte più grande di quella del Sole e si trova a circa 500 milioni di anni luce dalla Terra, al centro della galassia Markarian 501.
“Siamo riusciti a osservarlo con il dettaglio maggiore mai raggiunto per un oggetto di questo tipo esterno alla nostra galassia”, dice il coordinatore dello studio, Marcello Giroletti, dell’istituto di Radioastronomia di Bologna dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).
Un buco nero è una regione fisica che non emette radiazione – rileva Giroletti – e di conseguenza è impossibile da vedere. Quello che si osserva sono solo le influenze che esercita sulla materia circostante”.
Deformazioni e curvature prodotte dai buchi neri sono tutto ciò che è visibile e andarle a cercare così lontano dalla Via Lattea richiede strumenti potentissimi. Tanto che, mettendo in rete i 11 radiotelescopi più potenti della Terra (dei quali otto americani, uno francese, uno tedesco e uno spagnolo) è stato ottenuto un enorme radiotelescopio virtuale, grande come la distanza che separa l’America dalla Svezia, utilizzando la tecnica chiamata Very Long Baseline Interferometry (Vlbi).
Le osservazioni, spiega l’esperto, sono state fatte indipendentemente da ciascuno strumento e poi sono state lette simultaneamente da un correlatore, una sorta di supercomputer che si trova a Bonn. Ricerche ancora più accurate su buchi neri altrettanto spettacolari, conclude Giroletti, saranno possibili grazie ai radiotelescopi di nuova generazione come il cileno Alma e l’italiano Sardinia Radio Telescope, in costruzione vicino Cagliari.


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