Troppa neve sulle Alpi: Camosci e Stambecchi rischiano di morire di fame, stentano a trovare cibo

A cura di redazione Meteoweb

Ore concitate per molti animali del Parco del Gran Paradiso. A causa delle forti nevicate della scorsa settimana, e di quelle previste nei prossimi giorni, la sopravvivenza di molti esemplari e’ messa infatti a rischio.

Gli animali della riserva che abbraccia una fascia di territorio fra il Piemonte e la Val d’Aosta rischiano cosi’ di essere decimati dalla mancanza di cibo. E se i predatori scenderanno a valle, la maggioranza degli erbivori dovranno invece cavarsela, scavando sotto la neve per arrivare all’erba. Ma se la neve sara’ davvero troppa, il rischio e’ di una strage sulla quale il Parco non sembra pero’ voler adottare interventi eccessivi.

“Chi visita l’area protetta in questo periodo non si stupisca di trovare animali in difficolta’ nei fondovalle” avverte on line il Parco Nazionale del Gran Paradiso.

E quindi l’invito del veterinario Bruno Bassano, Responsabile del Servizio Scientifico della riserva, e’ quello di “non disturbarli e cercare di non interagire, ad esempio dando loro da mangiare, perche’ questo non li aiuterebbe”. “Anche se puo’ sembrare crudele – continua Bassano – bisogna accettare questa forma di selezione naturale, in ogni caso vigileremo sugli animali, recuperando i soggetti in difficolta’, adulti, vecchi o i capretti che hanno perso le madri, ma questo e’ un compito che spetta al Parco”.

Ma gli animalisti sembrano non voler rimanere con le mani in mano e aspettare che Madre Natura faccia il suo corso. E starebbero pensando di scendere sul sentiero di guerra, invocando aiuti per gli animali anche con lancio di cibo dagli elicotteri.

Che fare? “Bisogna agire con equilibrio. Intervenire solo se l’evento e’ tanto eccezionale da mettere in pericolo anche gli individui piu’ forti, quelli cioe’ che naturalmente sopravvivono anche in condizioni critiche. Diversamente, si rischia un intervento esagerato sui regolari ritmi della natura. Per un eccesso di aiuto, si rischia insomma di veder trasformare animali selvatici in animali domestici” spiega all’ADNKRONOS l’etologo Danilo Mainardi. “In questo caso – spiega – giocano due visioni diverse di approccio alla vita animale. La visione piu’ prettamente ecologica lascia fare alla natura, pensa quindi al bene della specie e l’individuo piu’ debole muore. La visione animalista, invece, pensa al bene e alla sofferenza dell’individuo e quindi pensa ad interventi diretti”. “Un buon punto di equilibrio – aggiunge Mainardi – e’ valutare bene la situazione. E intervenire con un piccolo aiuto solo se l’evento naturale e’ davvero eccezionalmente critico”. “Ma – prosegue l’etologo – non bisogna eccedere con interventi troppo forti, altrimenti gli animali perdono il loro istinto, la loro naturale selvaticita’, mettendo a rischio le naturali capacita’ di sopravvivenza della specie”.

Tutto e’ cominciato dall’annuncio del Parco Nazionale del Gran Paradiso che on line rende nota la situazione. “Le recenti nevicate che hanno interessato le cinque valli del Parco Nazionale Gran Paradiso, oltre a causare forti disagi per la popolazione, mettono a serio rischio la sopravvivenza di un’elevata percentuale di animali dell’area protetta. Ad essere colpiti saranno soprattutto gli erbivori, e quindi caprioli, camosci e stambecchi, che si troveranno nell’impossibilita’ di trovare cibo in quota e saranno cosi’ costretti a scendere nei fondovalle” avverte il Parco, aggiungendo che “un altro forte pericolo deriva dalle valanghe”. “Anche gli ungulati di montagna, in particolare i soggetti giovani e inesperti o i piu’ deboli, – avverte ancora il Parco – possono essere vittime di slavine soprattutto perche’ i siti di svernamento migliori sono quelli dove la neve scivola via prima. Il probabile incremento della mortalita’ invernale della fauna, dovuta alle eccezionali nevicate di quest’anno, non fa che aumentare la preoccupazione di ulteriori perdite numeriche, oltre a quelle gia’ registrate negli ultimi censimenti”.

“In un ambiente protetto infatti, gli unici fattori di regolazione delle popolazioni animali selvatiche – spiega ancora il Parco Nazionale del Gran Paradiso – sono rappresentati proprio dalla riduzione stagionale degli alimenti, dai predatori e dalle malattie. In poche parole, ogni volta che abituiamo un animale ad alimentarsi col nostro cibo facciamo del ’bene’ all’individuo singolo ma andiamo contro i meccanismi della selezione naturale. Dunque volpi, stambecchi, camosci, etc. non devono ricevere il nostro aiuto se non in particolari circostanze, decise per un fine di conservazione”.

Nel Parco nazionale del Gran Sasso, a correre maggiori pericoli sono gli 11mila camosci che stanno ora tentando la discesa piu’ a valle in cerca di sostentamento, dopo l’estenuante stagione degli amori in cui i maschi non mangiano perche’ impegnati in lotte e corteggiamenti. Rischi a quote alte anche per i 2.600 stambecchi, impegnati nella loro stagione degli amori ma forse, proprio per questo, piu’ in condizione di sopportare il momento difficile. (Adnkronos)