a cura di Santi D’Aliberti
Il deserto di Atacama, in Cile, è il più arido deserto del mondo a causa della scarsissima pioggia.
Eppure gli uomini vi abitano da millenni ed è proprio in questo altopiano desolato che sono stati ritrovati reperti archeologici risalenti all’età della pietra.
Curiosissimo paese il Cile: il più lungo stato del mondo costituito da una fettuccia geografica di territorio larga al massimo 350 chilometri e lunga 4000 (se la stendiamo sulla carta dell’Europa,si protende dalla Svezia fino al Sahara: 37 gradi di latitudine!). Ci regala il più bel campionario di paesaggi, dai colori cangianti, dall’azzurro dell’Oceano al bianco delle Ande innevate, dal verde delle foreste meridionali e dal giallo del deserto settentrionale al violaceo dei vulcani andini. Ma tra il 22° e il 27° parallelo viene offerta ai nostri occhi una regione unica al mondo: il deserto di Atacama. E’ asserragliato da confini precisi: dall’Oceano Pacifico ai vulcani andini, dal Rio Loa al Rio Copiapo. Come a dire, da Ovest, dai quattro metri sul livello del mare,dove Antofagasta si sente fiera per il suo porto e per la funzione di centro della provincia, progredendo verso Est si oltrepassano le due Cordigliere della Costa e di Domeyko per giungere a quella delle Ande dominate dai tre coni vulcanici: Licancabur (m. 5950 slm), Llullaillaco (m.6750), Azufre(m. 5680). AlCopiapo, il rio che segna il limite del deserto a Sud, si contrappone a tracciare il confine settentrionale il fiume Loa che si snoda tortuoso, sfugge in modo miracoloso all’aridità e, finalmente,si tuffa in mare. L’Atacama, senza fiumi che l’attraversino, ma con alcune miracolose oasi, è il deserto più arido del mondo. Un tempo era sommerso dall’Oceano; lo testimoniano i reperti d’origine marina. Dall’imminente Licancabur, che si copre di neve, scendono dei torrenti purtroppo succhiati dalla sabbia o perduti nei salares, deserti di sale.
Politicamente la regione si divide in tre regioni: Antofagasta, Atacama e Tarapacà, per una superficie complessiva di 260.000 km2. Le città principali sono tutte sulle coste del Pacifico: Antofagasta (296.000 abitanti), Arica (175.000) e Iquique (214.000). Copiapò, il capoluogo della provincia di Atacama ha 126.000 abitanti.
Il clima condiziona tutto; definito di tipo desertico-oceanico, conosce oscillazioni termiche piuttosto ristrette, una scarsa umidità incapace di donare la pioggia, per quanto poca, ma provocatrice solo di camachancas, la nebbia. Ovvio che, in tale ambiente, poverissima sia la vegetazione rappresentata perlo più da xerofite (cactus) e da piante destinate alla morte nell’arco dell’anno. L’aria estremamente asciutta non permette di più. Eppure in questo altopiano desolato, posto tra i 2300 e i 4000 metri d’altitudine, cui fa da ciglio la Cordigliera della Costa, gli uomini vivono da 14.000 anni, come provano le tracce delle culture preistorica e storica. Primi abitanti della regione, gli indios atacameñosautoctoni, si sono insediati nei llanos, i piani del Quimal, accomunati in minuscoli centri isolati. Gente piuttosto silenziosa, parlava il cunza, una lingua che si credeva già estinta ed ora è viva soltanto sulle labbra di qualche persona anziana. Questa popolazione preincaica è attaccatissima alla propria terra, come ha rivelato il P. Gustave Le Paige.
Questo gesuita belga, missionario per molti anni a San Pedro, viaggiatore ed esploratore dell’Atacama, ha scoperto resti di abitazioni e tombe con mummie, utensili dell’età della pietra; ha collezionato pezzi archeologici, li ha ordinati a livello scientifico, raccolti in un museo, a San Pedro dove fanno bella mostra anche vasi d’oro raffiguranti volti umani. Così San Pedro, capoluogo della regione, oggi si presenta come un ayllo, un’oasi circondata da verdi campi e rifornita d’acqua dal Rio Grande, come una parrocchia della diocesi di Calama, come un museo unico al mondo. A questo scopo Padre Gustave non ha temuto di scalare il Licancabur avvolto da un alone di leggenda: chi ne viola la cima andrebbe incontro a certa sventura. Ora lassù sulla vetta rimangono solo i resti d’un santuario atacameño.
Lui non si spaventò di salire ad esplorare le pukaras, cioè le fortezze erette dagli atacameños contro i conquistadores spagnoli di Francisco Aguirre e Pedro de Valdivia. Sulle loro rovine ora volano i gufi. P. Le Paige è benemerito della cultura atacameñache conobbe due periodi di fioritura classica: dal secolo IV al VI e dal secolo IX all’XI d.C. A lui si deve se la polvere grigia del deserto non cancellerà ogni traccia preincaica della vita d’un popolo appassionato della propria terra. Non sappiamo se sopravviveranno i pochi indios Changos che vivono di pesca, se in virtù dell’acqua d’alcuni pozzi i contadini non raccoglieranno più le uova dai nidi paludosi dei fenicotteri. Non sappiamo se gli uni e gli altri saranno completamente sostituiti daiminatori bianchi nei giacimenti di nitrati, dell’argento, del rame a cielo aperto a Chuquicamata, a pochi chilometri a Nord di Calama. Questa immensaminiera di rame è la più grande del mondo. Le miniere di rame, destinato all’esportazione, danno lavoro a decine di migliaia d’operai, che però vivono in infernali baracche, né possono provvedersi, come i dirigenti statunitensi di cibi freschi aviotrasportati da Antofagasta.
L’atmosfera poi è inquinatissima. Il deserto di Atacama è il regno della sete. E’ comprensibile come una delle feste più sentite sia Limpia de las acequías, la pulizia dei canali conduttori d’acqua. Le feste degli autoctoni, connesse con le stagioni agricole, sono frequenti. Le loro danze durano due giorni in onore della Madonna di Guadalupe; il ballo è espressione d’una devozione non esente da influssi atavici precristiani. Nel villaggio di Peine gli indios onorano San Rocco e per la ricorrenza festiva danzano mascherati tenendo in mano il lazo, il laccio in uso dei guardiani di lama. In contrasto conla zona infocata nel deserto dell’Atacama s’ergono i nieves penitentes,spuntoni di ghiaccio alti parecchi metri. E’ un particolare che ancora una volta ci propone l’Atacama come un laboratorio per lo studio dell’uomo che si adatta alle regioni più inospitali.
Dati meteo
Questi i dati meteo delle tre più importanti città della regione di Atacama: Antofagasta, Arica e Iquique.
Le medie pluviometriche annue sono prossime agli 0 mm.


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