Un evento molto interessante caratterizza la notte tra il 31 agosto e il 1° settembre a sud dello Stretto di Messina
a cura di Peppe Caridi
Agosto è finito, e con l’inizio di settembre ha via anche l’autunno meteorologico.
Sappiamo bene, però, che di autunnale nei prossimi giorni e nelle prossime settimane avremo ben poco: continuerà a fare caldo, continuerà a splendere il sole e la situazione barica del Mediterraneo sarà ancora dominata da una figura anticiclonica.
Nonostante l’eccezionalità straordinaria del periodo vissuto tra l’autunno scorso e il mese di giugno 2009, quando i meteo/appassionati si ritrovavano “intasati” dall’elevatissimo numero di fenomeni meteorologici, “impazzivano” per lo stravolgimento di record pluviometrici secolari, raggiungevano la palpitazione per la furibonda violenza della natura che aveva deciso, per nove mesi consecutivi di scatenare tutte le sue ire senza sconti, negli ultimi tempi questa passione s’era spenta per via della tipica monotonia e piattezza del clima estivo.
Luglio e agosto hanno regalato poche emozioni, almeno ai meteo/appassionati che vivono lungo le coste del sud; è andata un pò meglio a quelli del nord e delle zone interne, Appenniniche, dove i temporali pomeridiani hanno reso vivace e movimentata l’evoluzione atmosferica giornaliera.
Ma l’andamento medio degli ultimi due mesi è stato noioso, stancante, piatto.
Anche dal punto di vista termico.
L’estate 2009 non è stata certo un’estate calda, al sud Italia.
L’unica vera ondata di calore è stata quella di 24 e 25 luglio; per il resto anche le temperature si sono mantenute sempre stazionarie, costantemente in linea con le medie del periodo o poco al di sopra.
E anche se la notte non s’è mai sofferto il caldo eccessivo, di giorno invece l’afa ha reso faticosa la vita quotidiana a causa degli alti tassi di umidità relativa che hanno determinato notevoli indici di calore.
Il mese di agosto, dalla nostra stazione meteo installata a Reggio Calabria, s’è chiuso con una media delle temperature minime di +25,5°C. Gli scarti sono stati insignificanti: la minima più bassa (13 agosto) è stata di +24,4°C, e quella più alta (28 agosto) è stata di +27,0°C. Insomma, ogni notte la temperatura è stata costantemente stazionarie su questi valori.
Idem sui valori massimi: media di +30,5°C. La massima più bassa (5 agosto) è stata di +28,0°C, quella più alta (11 agosto) di +32,7°C. Non abbiamo avuto rinfrescate significative, nè ondate di calore degne di nota.
Ma, sempre e costantemente, temperature miti e in linea con le medie del periodo, stazionarie e rese fastidiose (e a tratti insopportabili) dall’elevato tasso di umidità che, soprattutto negli ultimi quindici giorni del mese, ha reso tremendamente afosa l’atmosfera.
Ci sono stati 16 giorni di cielo sereno su 31, anche se nelle ore mattutine almeno dieci giorni in più sono stati di bel tempo, poi compromesso dalle nubi provenienti dai temporali pomeridiani che dai rilievi Aspromontani e Nebroidei (solo più raramente dai Peloritani).
Ha piovuto poco: sono 4 i millimetri accumulati nella stessa stazione reggina, che però ha un parziale annuo già superiore alla media annuale complessiva: 609mm, un dato eccezionale e in netto surplus.
Agosto è un mese storicamente secco: sia nel 2004 che nel 2008, infatti (i dati sono riferiti alla stessa stazione, ubicata nella zona collinare della città reggina), il mese s’era chiuso a 0mm, senza neanche una goccia d’acqua. E nel 2007 ne era caduto solo uno!
Nel 2003 erano caduti 27mm di pioggia, nel 2005 42mm, nel 2006 23mm.
A prescindere dai numeri e dai dati, negli ultimi giorni il mese s’è comunque vivacizzato, come a volerci avvertire che la fase monotona e noiosa dell’estate sta per finire, come a voler annunciare l’arrivo dell’autunno.
Abbiamo avuto una settimana ricca di temporali convettivi, quei fenomeni che si formano nelle zone interne e montuose a causa della risalita di aria calda dal suolo (riscaldato dal forte soleggiamento) verso le più alte quote dell’atmosfera. Si verificano quando l’aria è umida e un pò instabile, tanto che la corrente convettiva riesce a formare nubi cumuliformi.
Si tratta di un fenomeno spettacolare e coreografico, non solo per le favolose immagini satellitari che si riempiono di “pallini bianchi” in corrispondenza delle celle temporalesche nate sulle dorsali montane, ma anche dal vivo, per via dell’affascinante “esplosione” cumuliforme visibile ad occhio nudo, uno di quei pochi fenomeni meteorologici percepibili ad occhio nudo (come le mareggiate, le saette, la pioggia) che trasmettono la forza sovrumana della natura.
La forma delle nubi cumuliformi, che nella seconda fase dello sviluppo danno vita alla classica incudine temporalesca, è sontuosamente accompagnata da fragorosi e cupi tuoni e da bagliori fulminei che si traducono, nelle zone interne di montagna, in frequenti rovesci localmente intensi e abbondanti.
Le nubi che salgono verso le alte quote dell’atmosfera assomigliano alla panna montata e assumono forme sempre nuove e originali, regalando un favoloso contrasto tra il bianco illuminato dai raggi del sole e l’azzurro del cielo sereno in secondo piano.


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