Otto ore in mezzo al fango, respirando polvere e con un groppo in gola: reportage dal Messinese devastato dall’alluvione

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    A cura di Peppe Caridi

     

    Otto ore. Otto ore con carne e ossa in mezzo al fango di Giampilieri e Scaletta Zanclea.

    Otto ore per rendersi conto della devastazione provocata dall’alluvione del primo ottobre, otto ore per cancellare i tanti luoghi comuni trasmessi da giornali e tv, e per capire dal vivo ciò che davvero pensa la gente, ciò che davvero è successo nel Messinese Jonico giovedì scorso.

    Quando, infatti, siamo partiti da Reggio per raggiungere e aree colpite dall’alluvione, avevamo in testa i tormentoni polemici che hanno caratterizzato sin da subito questo tragico evento: la “tragedia annunciata”, le “costruzioni abusive”, il “Ponte sullo Stretto” ecc. ecc.

    La nostra esperienza potrà smentire quella che è una realtà esclusiva dei salotti politici, televisivi e di contesti lontani dai territori colpiti.
    Qui la gente pensa ad altro, ha bisogno di altro, è addolorata per i propri morti e affronta la situazione difficile con grande dignità e maturità.

    Arriviamo a Santa Margherita, ci fermiamo a Runci per salutare un amico. Quel nostro amico, appassionato di meteorologia, che con il suo pluviometro ha misurato i famosi 300mm di pioggia che hanno documentato l’entità della precipitazione che ha poi determinato l’Alluvione.

    Sul Lungomare troviamo automobili devastate: sono quelle di Giampilieri che in queste ore vengono trasportate fino a questa zona per sgomberare le aree ancora a rischio.