A cura di Peppe Caridi
Con l’inizio di novembre, l’autunno entra nel vivo anche nello Stretto di Messina, area dal tipico clima mite Mediterraneo.
Ottobre è stato un mese piovosissimo, perturbato e a tratti molto freddo.
E’ stato il mese dell’Alluvione di Messina, che poco più di trenta giorni fa ha strappato via 37 vite umane alle tranquille comunità di Giampilieri e Scaletta Zanclea.
Sei cadaveri ancora non sono stati ritrovati.
Uno, quello di un eroe, riposa in pace e veglia dall’alto dei cieli la vita dei suoi amici e parenti, ancora sfollati. Simone Neri.
E’ passato più di un mese dall’Alluvione di Messina, e nel giorno di ricordo e memoria per tutti i morti non possiamo che ricordare loro.
Quei morti travolti dalla furia dell’acqua e del fango, quei morti uccisi dalla brutale violenza della natura e dalla fragilità della montagna Peloritana.
Quei morti simbolo, per l’ennesima volta, della debolezza umana di fronte alle calamità naturali.
Non piove nello Stretto, in questo 2 novembre di ricordo e di memoria.
Sono le 07:00 del mattino, albeggia.
Fa fresco, ci sono +13°C, l’aria è frizzantina.
Il sole è ancora basso a oriente, riesce a illuminare appena appena il pennacchio nevoso dell’Etna, il Gigante Buono.
Da Reggio Calabria si vede così:


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