A cura di redazione Meteoweb
Tradiscono l’uomo, ma non la loro natura. A pochi giorni dalla morte di Dawn Brancheau, gli esperti sono unanimi nel non voler dare alcuna colpa all’orca Tikilum che ha soltanto ha risposto a un istinto di caccia.
Di piu’. L’opinione comune e’ che l’animale abbia trascinato l’addestratrice del SeaWordl di Orlando affogandola perche’ avrebbe voluto fare un gioco. Certo non s’immaginava che un uomo potesse sopravvivere cosi’ poco sott’acqua. Le orche possono resistere fino venti anche trenta minuti. Non si tratta di un episodio isolato. Nel dicembre dell’anno scorso fu sempre un suo simile a uccidere il suo addestratore a Tenerife. Non sono solo le orche a poter ’fare giochi pericolosi’. Squali, tigri, orsi, ma anche quelli che sembrano innocui ippopotami. A raccontarci in esclusiva la sua esperienza e’ stato Tullio Scotti, direttore generale della Fondazione Bioparco di Roma. “Ho rischiato grosso proprio con un ippopotamo -racconta-. Era tranquilla, mi guardava con i suoi occhioni e mi e’ venuta voglia di avvicinarmi. Lei per gioco ha fatto altrettanto e me lo sono ritrovato ’troppo vicino’. E’ un animale del peso di diverse centinaia di chili. Ho dovuto fare un bel balzo”.
“Comunque capita che qualche animale aggredisca -aggiunge Scotti- Capita anche a loro di essere nervosi perche’ magari hanno il mal di denti e non e’ sempre semplice diagnosticarlo, oppure per il tempo. Sembra strano, ma anche le bestiole sono meteopatiche”. Della stessa opinione anche il veterinario, specializzato nella cura di animali esotici ed e’ molto richiesto dai circhi principali. “Ci sono dei momenti nei quali gli animali seguono le leggi di madre natura -spiega il veterinario Maurizio Chiesa, specializzato nella cura degli animali esotici, a IGN, testata online dell’Adnkronos- chiunque guardi un documentario si rende conto che le orche spiaggiano per prendere una foca. La domatrice aveva una tuta nera. E’ scattato l’istinto di caccia”. Non a tutti va bene come a Keiko, la protagonista di ’Free Willy’ che prima viene catturata, ma poi arriva il classico lieto fine e viene liberata. “Potrebbe essere anche intervenuta una variante rispetto alla metodica classica come un intervento del pubblico o un riflesso dell’acqua che l’ha portata a immaginare di essere nel mare aperto”. Incidenti di questo genere capitano anche nei circhi. E’ capitato a Stefano, figlio di Moira Orfei nel dicembre dell’anno scorso che e’ stato azzannato a una spalla da una tigre. Una tragedia sfiorata per fortuna.
Non e’ stato il primo caso di aggressione e non sara’ neanche l’ultimo, precisa il professor Danilo Mainardi a IGN, testata online dell’Adnkronos. “La mia sensazione e’ che gli animali non sappiano commisurare la loro forza alla fragilita’ dell’essere umano”. Non e’ ovviamente ’colpa’ loro. Nascono liberi e si ritrovano in cattivita’: fuori dal loro ambiente naturale. “Piu’ che altro si tratta di noia, il desiderio di riempire il tempo e in particolare si tratta molto probabilmente di ’un gioco di predazione. I delfini, le orche e i cetacei sono animali molto sociali e altruisti con la nostra specie tanto che spesso e in modo pericoloso ci coinvolgono nelle loro attivita’”. Gli stessi comportamenti, ma ’in piccolo’ si possono notare anche tra le nostre mura domestiche. Sia per chi ha scelto di avere la compagnia di un gatto che di un cane nell’eterna lotta tra chi preferisce trovare al suo ritorno l’accoglienza di Fido o del suo nemico. “L’animale non ha gli stessi tipi di sentimenti e di pensieri che puo’ avere un essere umano -dice Gaia Bay Rossi, addestratrice cinofila del centro Indiana Kayowa-. Spesso quando un animale ’tradisce’ il proprio padrone e’ perche’ c’e’ stata una mancata comunicazione. Si instaura una sorta di gerarchia per cui l’uomo puo’ essere visto come un pari grado o addirittura un sottoposto. Bisognerebbe essere in grado di interpretare i comportamenti. L’aggressivita’ e’ l’ultimo stadio. Si avverte prima da migliaia di segnali che bisogna imparare a saper interpretare”.
Comunicare con gli animali non e’ semplice. E se non si e’ stati abituati da piccoli ad avere un rapporto corretto spesso nascono problemi. Per venire incontro a chi ’non ha un feeling immediato’ con il cucciolo, la Lega Anti Vivisezione (LAV) ha pubblicato due dizionari. Dopo il successo del ’Dizionario bilingue Italiano/Gatto e Gatto/Italiano’, hanno deciso di offrire anche un codice di lettura anche del linguaggio di Fido. “Si potra’ acquistare dal 10 marzo -ha detto il presidente LAV, Gianluca Felicetti- e ci aspettiamo di bissare i risultati della prima pubblicazione”. Nel mondo del migliore amico dell’uomo la parola ha meno importanza di altri mezzi di comunicazione. Fondamentale e’ il ruolo degli odori, dei gesti, degli sguardi, oltre alla mimica, al ritmo e alla tonalita’ della voce. I testi sono di Roberto Marchesini, etologo e studioso di scienze biologiche con la collaborazione del medico veterinario Jean Cuvelier. A occuparsi della parte giuridica e’ stata invece Ilaria Innocenti, responsabile nazionale ’Settore Cani e Gatti’ della LAV. Per rendere la lettura piu’ scorrevole ci sono anche un centinaio di vignette di Christophe Besse che illustrano momenti salienti di questo antichissimo rapporto con il cane. Nella prima parte del dizionario Cane-Italiano sono presentate situazioni in cui il cane invia un messaggio al proprio padrone, rivolgendosi a lui secondo il suo linguaggio. La seconda parte, Italiano-Cane, presenta situazioni in cui e’ l’uomo cercare di far capire qualcosa all’animale come “seduto” oppure “prendi il giornale” e spiega come esso viene decodificato dal suo fedelissimo amico. Nella terza parte, Cane-Cane invece si cerca di ’fare il miracolo. Tradurre nel nostro linguaggio ’le conversazioni’ tra simili. (Adnkronos)


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