WASHINGTON, 16 APR – Durante una serie di eruzioni del vulcano Redbout, in Alaska, tra il 1989 e il 1990, un Boeing della KLM in volo verso gli Stati Uniti fini’, senza averla rilevata, in una nuvola di cenere. Rischio’ di precipitare. Lo ha ricordato oggi la United States Geological Suveey (USGS), l’agenzia americana che rileva i fenomeni sismici e vulcanici nel mondo, precisando che quello del volo KLM 867 del 15 dicembre 1989 e’ l’episodio piu’ grave della storia dell’aviazione in Usa per quanto riguarda gli effetti che la cenere vulcanica puo’ avere su un velivolo. Il 15 dicembre del 1989 l’incidente ebbe questa dinamica: pochi secondi dopo essere entrato nella nuvola vulcanica (che – precisa l’USGS – non e’ rilevabile dai radar) i quattro motori del Boeing 747 andarono in fiamme. Nello stesso tempo la cabina si riempi’ di fumo e un forte odore di zolfo invase l’interno del velivolo. A bordo vi erano 231 passeggeri e 8 membri dell’equipaggio. Il vulcano, lontano almeno 230 chilometri dal punto in cui si trovava l’aereo, aveva cominciato ad eruttare cenere circa 10 ore prima. Il comandante riusci’ a far ripartire i motori solo dopo disperati tentativi. Per cinque lunghissimi minuti l’aereo continuo’ a perdere quota, i passeggeri terrorizzati. Il Boeing perse circa 4.000 metri di quota, passando in meno di cinque minuti dagli 8.500 metri di altezza a poco piu’ di 4.000 metri. L’aereo atterro’ poi ad Anchorage, in Alaska. I tecnici accertarono che a causa di quella nuvola di cenere aveva riportato danni ingentissimi: i quattro motori dovettero essere sostituiti, ma anche carlinga e ali risultarono gravemente danneggiate. L’USGS rileva che le rotte aeree del Nord Pacifico sorvolano un centinaio di vulcani potenzialmente attivi e che dal 1980 sono stati almeni 15 i voli che hanno riportato danni a causa di ceneri vulcaniche. (ANSA)


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