(ANSA) – SAN PAOLO, 23 AGO – La metropoli amazzonica di Manaus e’ ricoperta oggi da un fumo denso ed acre causato dagli incendi della selva pluviale piu’ grande del mondo, che brucia a livelli mai visti finora, sia per l’anomala siccita’ di queste ultime settimane, sia per il devastante intervento umano che da’ fuoco alla foresta per conquistare nuove terre alle coltivazioni di soia o all’allevamento del bestiame. Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha deciso di inviare d’urgenza l’esercito in Amazzonia per aiutare a controllare i milioni di ettari divorati dalle fiamme negli stati di Tocantins, Mato Grosso e Para’. ”Oggi l’aria e’ molto piu’ inquinata a Manaus che a San Paolo, la megalopoli che ha il maggior numero di auto e di fabbriche del Brasile”, ha detto un portavoce dell’Ibama (l’Istituto statale per l’Ambiente). Per uno strano effetto anche a San Paolo, 4000 chilometri piu’ a sud, e persino negli stati di Santa Catarina e del Rio Grande do Sul, ai confini con l’Uruguay, una ”nube secca”, causata dagli incendi nella regione amazzonica e nella Bolivia, sta impedendo l’entrata in Brasile di correnti e perturbazioni provenienti dalla Patagonia e dal Polo Sud. Il risultato e’ che, in questi mesi invernali nell’emisfero australe, si hanno a San Paolo temperature basse di notte (sotto i 10 gradi), ma di giorno fa caldo: si superano addirittura i 31 gradi. Il Brasile ha registrato quest’anno secondo l’Istituto di ricerche spaziali (Inpe), che opera un monitoraggio continuo via satellite, 33 mila roghi nei campi e nelle foreste del paese: ma 9.700 incendi sono stati localizzati in Amazzonia solo a partire da questo 20 agosto. Al disastro brasiliano si aggiunga che il 6 per cento del territorio della Bolivia sta andando in fumo. L’Ilha do Bananal, un’enorme isola fluviale sul fiume Xingu’, ha poi quasi il suo intero territorio preda del fuoco. A Sao Felix do Xingu’ sono attesi i primi battaglioni dell’esercito: di fronte a 12 mila focolai di incendio, quasi tutti dolosi, la citta’ amazzonica non dispone di vigili del fuoco ne’ di qualsiasi equipaggiamento contro le fiamme. ”Sicuramente dietro questo disastro ci sono centinaia di piromani e di piccoli o grandi coltivatori che sfruttano la siccita’ per appiccare fuoco ai pascoli, alle coltivazioni da rinnovare e alla foresta”, ha dichiarato Flavio Vianna, del programma Prefog, del ministero brasiliano dell’ambiente. La nube nera di gas tossici che copre Manaus e gran parte dell’Amazzonia costringe le persone a rimanere chiuse in casa o a uscire soltanto protette da maschere e occhiali. Le malattie respiratorie, che colpiscono specie i vecchi e i bambini, sono aumentate a dismisura. Gli aeroporti della zona sono chiusi al traffico. Il Brasile si conferma con questo uno dei paesi con il maggior numero di emissioni di gas per l’effetto serra. ”I produttori bruciano indiscriminatamente il suolo per aprire nuove zone agricole – ha concluso Vianna – Il fuoco e’ piu’ a buon mercato che usare macchinario rurale. Si fa economia sui trattori, ma il costo ambientale e’ immenso. Questo aumento di incendi dovuto alla siccita’ prolungata collegata alla distruzione intenzionale degli agricoltori, e’ un fenomeno unico e devastante”.


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