Sciame sismico sui Reatini è iniziato nel 2009

Roma, 31 ago. (Apcom) – Quello che interessa i Monti Reatini, a cavallo tra la provincia di Rieti e quella dell’Aquila, è uno sciame sismico che si è attivato a luglio 2009, stamattina le quattro scosse in sequenza: la prima alle 5 di magnitudo 3.4, poi la più forte di magnitudo 3.6 alle 9.12 a 8,6 chilometri di profondità con epicentro nei comuni di Borbona, provincia di Rieti, e nei comuni aquilani di Cagnano Amiterno, Capitignano, Montereale; infine, altre due repliche alle 13.45 di magnitudo 2.3, e alle 14.06 di magnitudo 3.3. “Quello che interessa la zona del reatino, zona normalmente sismica, e’ un sciame sismico – spiega Alberto Michelini, funzionario della sala sismica dell’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Ingv e dirigente di ricerca – che si è attivato a partire da luglio 2009. All’inizio è stato caratterizzato da una serie di numerose scosse e abbastanza vigorose, fino a sfiorare magnitudo quattro, dopo di che, da ottobre 2009, la sequenza si è progressivamente attenuata, ed è rimasta a bassa intensità fino al maggio di quest’anno. Poi, a fasi altalenanti è proseguita, ed ha ripreso vigore verso la fine di luglio e soprattutto dal 13 agosto quando si è attivata una faglia in una zona leggermente meridionale rispetto allo sciame sismico partito a luglio 2009”. E dal 13 agosto – prosegue il funzionario dell’Ingv – ad oggi si sono susseguiti sette-otto terremoti di magnitudo uguale o superiore a magnitudo 2.5, fino ad arrivare alle scosse di stamattina nell zona di Montereale, di magnitudo leggermente superiore a tre, “quindi più avvertite”. La zona dei Monti Reatini dove si è attivato la sciame è qualche chilometro più a nord rispetto alla faglia dove si è sviluppato il terremoto che il 6 aprile colpì l’aquilano, ma il regime tettonico è del tutto analogo, si tratta infatti di zona appenninica, con faglie di carattere distensivo, spiega Michelini. Idem per i Monti Martani, in provincia di Perugia, dove si è attivato un altro sciame sismico, ma dove la sismicità è meno diffusa e più isolata, rispetto a quello di Montereale, il segmento che si è attivato stamattina. “In Italia – avverte il funzionario dell’Ingv – di sciami sismici ne abbiamo un buon numero, dire che a ogni sciame potrebbe seguire una scossa molto maggiore è un azzardo, la percentuale di sciami che poi sono seguiti da un terremoto più grande è ridottissima”.