A cura di redazione Meteoweb
Un quinto di tutti i vertebrati è a rischio estinzione, tra loro poco meno della meta’ degli anfibi e un terzo degli squali e delle razze è in pericolo.
L’allarme e’ contenuto nell’ultimo studio pubblicato dal Journal of Science, che ha fatto l’analisi di circa 26.000 specie di tutto il pianeta. Secondo lo studio, condotto da 174 ricercatori di 38 paesi, soprattutto la distruzione dell’habitat naturale, l’eccessivo sfruttamento dei terreni e competitori spesso venuti da fuori spingono ogni anni 52 specie verso il rischio estinzione. Allo stesso tempo, lo studio evidenzia come queste perdite sarebbero di almeno il 20% superiori senza gli sforzi di conservazione in varie parti del mondo. Lo studio e’ stato pubblicato mentre i delegati di paesi di tutto il mondo sono riuniti a Nagoya, in Giappone, per discutere gli obiettivi di conservazione per il prossimo decennio. “Sappiamo che cosa dobbiamo fare”, ha dichiarato Andrew Rosenberg, vicepresidente per la scienza e la conoscenza del gruppo Conservation International, e uno dei coautori dello studio. “Dobbiamo concentrarci sulle aree protette, sia terrestri, sia marine”. Il problema, ha spiegato un altro coautore, Nicholas Dulvy, dello Iucn (International Union for the Conservation of Nature) e’ che “stiamo esportando degrado nel mondo” ricevendo cibo e altre risorse dai paesi in via di sviluppo. “Abbiamo trasformato – sottolinea Dulvy – un terzo della terra abitabile in terra per la produzione di cibo”.
Le specie piu’ a rischio sono nel sud-est asiatico, colpite da una combinazione di espansione agricola, disboscamenti e caccia. Vittime della pressione dell’uomo anche specie nella parte tropicale delle Ande in Sud America, e in Austrialia. Qui si e’ registrato un fungo che uccide molti anfibi, il 41% dei quali sono a rischio estinzione. Uno studio insomma che punta il dito sul fallimento della Convenzione sulla diversita’ biologica siglata nel 1992, che avrebbe dovuto “portare a una significativa riduzione dell’attuale tasso di perdita di biodiversita’” entro il 2010. Alla convenzione hanno aderito 193 paesi, gli stessi riuniti a Nagoya. Secondo Erik Solheim, ministro dell’Ambiente della Norvegia, presente a Nagoya, questa accelerazione della perdita di biodiversita’, insieme al cambiamento climatico, dovrebbe obbligare le nazioni ad agire con decisione. “Con grande chiarezza, qui vi e’ un senso crescente di urgenza”, ha detto. Vari gruppi ambientalisti premono per ottenere la protezione del 25% delle terre emerse e del 15% del mare entro il 2020. Al momento solo il 14% delle terre emerse e’ sottoposto a una qualche forma di tutela, e appena l’1% degli oceani. Ci sono pero’, nello studio, anche notizie positive. Cosi’ si possono leggere le 64 specie vulnerabili che hanno cominciato a riprendersi proprio grazie a sforzi concertati di conservazione. Come dire, se si vuole, si puo’ riuscire a frenare la corsa all’estinsione di troppe specie animali. (Adnkronos)


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