Triparni un paese della provinicia di Vibo Valentia sta sprofondando lentamente. La piccola frazione ai piedi della collina su cui sorge il centro urbano da diverso tempo, infatti, sta manifestando fenomeni preoccupanti di cedimento.
La piazza lungo la via Roma è completamente venuta giù.
A rischio anche la strada comunale che si sta sgretolando giorno dopo giorno. Stesso problema lungo la strada provinciale che dal centro cittadino porta a Portosalvo e precisamente in località Carpenzano, dove alcune abitazioni pian piano stanno scivolando a valle. Gli abitanti che da anni denunciano la grave situazione di dissesto del territorio non ci stanno più a rimanere inascoltati dalla classe politica locale e regionale. Già nell’agosto scorso in un’assemblea popolare avevano posto all’attenzione delle massime autorità comunali e provinciali le conseguenze a cui si andrebbe incontro se tale problematica continuasse ad essere ignorata. È per questo che su iniziativa del consigliere comunale Antonino Rocco hanno avviato una petizione popolare. Finora circa seicento le firme raccolte, volte a sensibilizzare il Prefetto, il sindaco e gli uffici provinciali e regionali di Protezione civile.
«Sono del tutto evidenti i segni del grave dissesto idrogeologico che sta investendo il territorio di Triparni – ha osservato Rocco – ecco perchè è necessario predisporre con urgenza gli opportuni interventi di messa in sicurezza». Grande timore è stato espresso dai residenti, i quali vivono con estrema ansia la situazione di pericolo che si è venuta a creare.
«Sono trascorsi due anni da quando la piazza è sprofondata. La strada provinciale è spaccata in più punti e la paura è tanta». Così ha esordito Nicola Staropoli, nel sottolineare come sia indispensabile intervenire nell’immediatezza prima che si metta a repentaglio anche l’incolumità dei cittadini. In effetti, alcuni edifici lungo la provinciale, all’ingresso del paese, si sono inclinati di qualche centimetro, come se il terreno da sotto si stesse sgretolando.
«È una strada davvero a rischio – ha rilevato Francesco Guastalegname –. Al problema traffico adesso si è aggiunto quello del dissesto che sta inghiottendo intere aree tra cui la piazzetta all’ingresso del paese che a sua volta sta trascinando giù anche la via comunale, lungo la quale c’è una recinzione inadeguata, infatti, sono tanti i ragazzini che durante il giorno bazzicano in quella zona». Certo, con quel tipo di palizzata il rischio che qualcuno cada di sotto e si faccia male non è affatto remoto. «Si sistemi, oppure si demolisca. Non ha senso lasciare piazza e strada in quelle condizioni. Così sono una vera minaccia». Il monito viene da Anna Garompolo che ha espresso grande timore per l’incolumità dei suoi concittadini. È un fatto acclarato che la strada comunale continui a sbriciolarsi come un biscotto ed è proprio osservandola dal basso che si ha contezza del grave pregiudizio a cui la comunità va incontro, «senza che nessuno di quelli che governano e che puntualmente ad ogni elezione si fanno avanti muova un dito». Su quest’aspetto ha voluto porre l’attenzione Domenica De Vita, sottolineando che spesso si spendono soldi per realizzare opere utili alla società, ma che poi, purtroppo vengono, abbandonate al loro destino. Manutenzione, monitoraggio del territorio, confronto con la cittadinanza, sono questi i punti cardine che per i cittadini di Triparni contraddistinguono la buona amministrazione. Quando il territorio viene trascurato e le situazioni di pericolo ignorate, il rischio che si corre è alto. Non è lontana la tragica alluvione del 2006 che ha messo a nudo la fragilità del territorio vibonese. Da quella data non si è fatto altro che tirare in ballo la questione ambientale e la necessità di regimentare intere aree comunali. In realtà, gli interventi attuati finora sono stati limitati e marginali. Rimangono le criticità, che con il passare del tempo si amplificano, aggiungendo ai vecchi sempre maggiori e nuovi disagi. A questo punto, se la classe politica non prenderà coscienza del rischio che si corre, per il vibonese non ci sarà affatto certezza del futuro.
Gazzetta del sud


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