La Grande barriera corallina, al largo della costa nord orientale dell’Australia, potrebbe impiegare fino a dieci anni per riprendersi dai danni causati dal recente passaggio del ciclone Yasi e dalle gigantesche inondazioni del mese scorso. E’ quanto sostengono gli esperti. Yasi, un ciclone di massima intensità (5), ha investito nella notte fra mercoledì e giovedì la zona a sud di Cairns, porta di ingresso verso la Grande barriera corallina. Benché sia ancora troppo presto per stilare un bilancio definitivo dei danni, gli esperti sostengono che i coralli sono stati sicuramente danneggiati dai venti che hanno raggiunto i 290 km orari. “I cicloni danneggiano le popolazioni” di corallo, dichiara all’Afp Nick Graham, ricercatore dell’università James Cook. “Sono particolarmente temibili in acque poco profonde: spezzano i coralli e possono uccidere intere popolazioni di coralli vivi, riducendo la superficie totale” della barriera. Dei frammenti di coralli colpiti dalla furia del ciclone sono già stati recuperati sulle spiagge a nord est, secondo le autorità del parco marino della Grande barriera corallina. Patrimonio dell’Unesco, la grande barriera corallina si estende su 354.000 km quadrati. Considerata dagli australiani l’ottava meraviglia del mondo, fra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio era già stata investita dalle gigantesche inondazioni che hanno sommerso una parte dello Stato del Queensland. Il passaggio di Yasi sul Queensland ha provocato fino a 3,7 miliardi di euro di danni. La regione più colpita dal ciclone, nel Queensland, è quella delle piantagioni di canna da zucchero e di banane. Questo Stato era stato già devastato alla fine del 2010 dalle inondazioni, che avevano distrutto l’equivalente di 450 milioni di euro di raccolti.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?