ANCONA, 15 MAR – ”Nel nostro Paese esiste un piano nazionale per le misure protettive da emergenze radiologiche, che consente di rispondere, io ritengo in maniera adeguata, a questi rischi”. Lo ha detto il capo del Dipartimento della Protezione civile nazionale Franco Gabrielli rispondendo ai giornalisti sull’emergenza Giappone. ”Il piano – ha aggiunto – fa riferimento al fatto che nel nostro Paese non ci sono centrali nucleari. In Europa ce ne sono quasi 150, di cui 13 stanno a ridosso dei nostri confini e, cioe’, nel raggio di 200 km dai nostri territori e, quindi, in un’ipotesi, ad esempio, di classificazione 6 della scala Ines (scala internazionale degli eventi nucleari e radiologici ndr.) ci sarebbero significativi ritorni sul nostro territorio”. Territorio, ha aggiunto, monitorato ”da un sistema che vede in Ispra, l’Istituto di protezione del ministero dell’Ambiente, il punto di avviso internazionale”. Rispetto al Piano, la Protezione civile ”ha due compiti, uno di coordinamento dell’attivita’ operativa e l’altro di allertamento della popolazione. Il nostro sistema nazionale, poi, ha una rete di monitoraggio di quelle che sono le possibili ripercussioni radiologiche, con una rete direttamente gestita da Ispra, con sei stazioni – ha spiegato Gabrielli – che vanno in automatico, 60 stazioni gestite da Ispra per il tramite del Corpo forestale dello Stato, e 1.200 stazioni del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Abbiamo, quindi, un sistema di monitoraggio estremamente puntuale”. ”Esiste poi – ha seguitato – un piano sanitario che, laddove arrivassero delle radiazioni provenienti dalle centrali nucleari che sono a ridosso del nostro territorio (sei in Francia, quattro in Svizzera, due in Germania, una in Slovenia), prevede l’attivazione della iodioterapia. Una profilassi che deve avvenire entro 24 ore dalla possibile contaminazione”. (ANSA)


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