ROMA, 22 MAR – Dopo latte, verdure a foglia larga e acqua potabile contaminati da sostanze radioattive, nelle zone attorno alla centrale nucleare giapponese di Fukushima 1, ora sono noti i valori della contaminazione dell’acqua di mare. I primi li ha diffusi nei giorni scorsi il ministero giapponese della Salute e del Welfare, che li ha comunicati all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea); oggi la societa’ che gestisce la centrale, la Tepco, pubblica sul suo sito i risultati delle analisi fatte su campioni di acqua prelevati in prossimita’ dei canali di scarico delle acque della centrale. Le analisi condotte in tre campioni di latte nella citta’ di Kawamata (prefettura di Fukushima) hanno rilevato la presenza di iodio-131; in uno dei tre campioni sono state trovate anche tracce di cesio-137 ”in concentrazioni al di sotto dei livelli consentiti”, afferma l’Aiea. In alcune verdure a foglia larga, fra le quali gli spinaci, nella prefettura di Ibaraki sono state rilevate tracce di iodio-131 e cesio-137 in livelli maggiori a quelli ammessi. In un campione di spinaci, rende noto l’Aiea, e’ stato rilevato cesio-131 in concentrazioni fino a 55.000 Bequerel per chilogrammo, ossia fra 30 e 40 volte in piu’ rispetto a quanto prevedono le raccomandazioni internazionali in caso di incidente. Per la responsabile dell’Istituto di Radioprotezione dell’Enea, Elena Fantuzzi, ”e’ chiaramente avvenuta una contaminazione, come era prevedibile, ma la quantita’ al momento e’ cosi’ limitata da non destare preoccupazione”. Per ora risulta al di sotto del limite di allerta anche la contaminazione rilevata nell’acqua potabile nelle prefetture di Ibaraki e Tochigi, immediatamente a Sud di Fukushima. Nell’acqua potabile di Ibarachi il contenuto di iodio-131 ha registrato un valore massimo di 12 Bequerel al litro (a fronte di un limite di legge pari a 300 Bequerel al litro); nell’acqua potabile di Tochigi il cesio-137 e’ presente nel valore massimo di 2,8 Bequerel/litro (la quantita’ limite e’ di 200 Bequerel/litro). Iodio-131 e cesio-137 ”sono i primi radionuclidi di riferimento”, ha spiegato Fantuzzi. Il primo ha un tempo di decadimento nell’ambiente tale da impiegare 8 giorni prima di diventare la meta’; il cesio-137 ha invece un tempo di dimezzamento pari a 30 anni. Se queste sostanze sono presenti negli alimenti, ha detto ancora l’esperta, il valore limite va calcolato in modo diverso per gli adulti e per i bambini: per i primi il valore va da 500 a 2.000 Bequerel/grammo, per i secondi va da 50 a 200 Bequerel/grammo. Per l’acqua di mare non esistono invece valori limite stabiliti e le misure eseguite dalla Tepco hanno adottato come riferimento il limite oltre il quale l’esercente del reattore e’ tenuto a fare una notifica alle autorita’.
Ecco le quantita’ rilevate oggi (espresse in Bequerel/centimetro cubo):
RADIONUCLIDE – DOSE MISURATA – DOSE LIMITE
iodio-131 – 1,19 – 0,04
cesio-137 – 1,53 – 0,09
cobalto-58 – 1,6 – 1,00
iodio-132 – 1,3 – 3,00
cesio-134 – 1,5 – 0,06
cesio-136 – 2,3 – 0,30.
(ANSA)


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