ROMA, 16 MAR – ”Dobbiamo essere del tutto riconoscenti a quelle persone che oggi stanno combattendo una battaglia terribile e difficilissima che e’ quella di sopravvivere di fronte ad una situazione cosi’ inaspettata e difficile”. Cosi’ Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica in una intervista al Tg3 delle ore 19, ha sottolineato il ruolo della task force al lavoro sull’emergenza in corso nella centrale nucleare di Fukushima dopo il terremoto e il maremoto, di venerdi’ scorso in Giappone. ”Non abbiamo ancora una idea molto chiara di quello che sta davanti a noi. In un certo senso dobbiamo renderci conto che si tratta di un rischio considerevole. Nella scala degli incidenti si parla oggi di grado 6 quando Chernobyl era grado 7. Pero’ non sappiamo esattamente quali sono le situazioni e quali sono le condizioni in cui questa gente deve operare”. Nella centrale di Fukushima, ha osservato Rubbia, ”stiamo parlando di Tree Miles Islands defect, che e’ una situazione in cui il combustibile, pure essendo spento, continua a produrre calore e questo calore produce un riscaldamento che diventa incontrollabile. Ora noi sappiamo che quello che si misura e’ la quantita’ di radiazione che uno riceve e si misura in sieverts. E con 2,5 sieverts c’e una probabilita’ del 50% di morire. Ora sappiamo che in questi reattori la quantita’ di radiazione e’ dell’ordine di 10 miliardi di sieverts, quindi c’e’ una quantita’ assolutamente infinita di radiazione contenuta all’interno di questo recipiente. Il problema e’ quanta di questa radiazione potra’ sfuggire al controllo. Quindi c’e’ un problema di grande incertezza”, ha concluso.(ANSA)


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