A Messina, nella zona di Camaro, viveva una bella ragazza alta e formosa, piena di virtù e fervente cristiana; era figlia di re Cosimo II da Casteluccio e si chiamava Marta (in dialetto si dice Matta o Mata).
Verso il 970 d.C un gigante moro di nome Hassan Ibn-Hammar sbarcò in Sicilia, precisamente a Messina, con cinquanta suoi compagni pirati e incominciò a depredare qua e là soprattutto tra Camaro e Dinnammare, il cui nome deriva proprio da Ibn-Hammar. Un giorno, durante una delle sue crudeli imprese, il moro vide la bella fanciulla e se ne innamorò alla follia.
Ibn-Hammar chiese Marta in sposa, ma ne ebbe un rifiuto. Ciò provocò l’ira di lui che cominciò a uccidere e saccheggiare con maggiore crudeltà di prima. I genitori, atterriti, nascosero Marta in un loro podere, ma il moro scoprì il rifugio e la rapì con la speranza di essere amato e di sposarla.
Marta non ricambiava il suo amore ed egli cercava di persuaderla un poco con la dolcezza, un poco con la violenza e la crudeltà: delle volte la privava persino del necessario. Ma Marta resisteva, trovando forza nella preghiera. Alla fine Ibn-Hammar, per amore di lei si convertì alla religione cristiana e cambiò il suo nome in Grifo che, per la sua imponente statura, diventò Grifone.
Marta, commossa e ammirata, ricambiò il suo amore e accettò di sposarlo. Ebbero tanti figli e fecero tante cose, la tradizione attribuì loro la fondazione della città.
In una polemica tra Messina e Palermo per stabilire quale fra le due città fosse la legittima capitale della Sicilia, per rivendicare un’origine più antica, si attribuì al gigante il nome di Zanclo, primo re dei siculi o di Saturno, che avrebbe perduto qui la sua falce, dalla cui impronta sarebbe derivato il porto falcato; a Marta fu dato il nome di Rea o di Celibe grande madre degli dei maggiori e protettrice delle messi.
Dal libro “Santi, Banditi, Re, Fate e … Odori”
Favole e leggende: Mata e Grifone


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