Un anno gelò anche il vino in tavola.
Il freddo eccezionale e le abbondanti nevicate di gennaio hanno colto di sorpresa i parmigiani. Una attenta osservazione statistica delle meteorologia locale, in un ampio raggio temporale, porta a considerare il fenomeno come evento naturale e periodico, anche se a volte sensibilmente aggravato da una vertiginosa discesa del termometro. Andando a ritroso nel tempo la cronaca di Leone Smagliati (1484 1518) registra l’estrema precarietà di inverni disastrosi per la popolazione di Parma e del contado.
Siamo all’epoca della dominazione francese (1500- 1512) quando Parma allineava, anche in molte zone del centro storico, povere case, catapecchie e tuguri dove risultava quasi impossibile difendersi dal freddo per scarsezza o mancanza di legna e di mezzi di sostentamento. A peggiorare la situazione contribuiva sensibilmente la presenza delle truppe di occupazione francesi di stanza nella nostra città. Due date molto vicine tra loro sottolineano la drammaticità del periodo invernale e particolarmente dei mesi di gennaio del 1511 e 1517.
Nella sua “Cronaca parmense” lo Smagliati, puntuale osservatore, testimonia a proposito nel crudissimo inverno del 1511, il 13 gennaio: “Tanta neve fino a questo dí era caduta, che fu misurata alta br. 1 e onze 8 in tal loco alta br. 2; nè era stato molti anni avante il maggior verno, che fu l’anno che morí il duca Galeazzo; e caderon in Parma molte case”. In misure decimale significa che l’altezza della neve caduta superava il metro.
Basterà ricordare che il metro di neve caduto nel gennaio del 1511 (2 braccia) arrecò agli edifici danni cosí ingenti da rendere necessario l’abbattimento di alcune case. Ancora più rigido deve essere stato l’inverno del 1517 considerando che per il “gran freddo gelava il pane e il vino in tavola”.
Già durante la dominazione sforzesca la pulizia dell’abitato e il decoro della città furono oggetto, da parte dei governanti di particolare attenzioni e di norme legislative tendenti a “moralizzare” la condotta dei cittadini: “Siccome è l’uomo partecipe della natura umana e divina, e mantener deesi mondo da ogni macchia interna, cosí, è pure per lui conveniente ed onorevole che, quanto più è dai bruti diverso, tanto più mostri eziandio cogli atti esterni, e colla pulitezza de’luoghi ove abita la purità e la gentilezza della propria vita, per non parere stando in mezzo alle immondezze simili a’ bruti”.
Le nevicate parmigiane impressionarono un celebre teorico del manierismo e noto pittore, il romano Federico Zuccari, che annotò le sue impressioni (1608) con puntuali riferimenti: “L’inverno (a Parma) è stato straordinariamente nevoso: per comandamento pubblico si scaricarono le nevi dai tetti sulle strade e sulle piazze, e furon fatte montagne di neve che sopravanzavano le finestre dei primi appartamenti, e cosa orrenda a vedere, per passare da un lato all’altro delle strade si passava sotto le grotte di neve, e nelle cantonate e piazze erano aperture come archi di trionfo. La neve durò tre o quattro mesi, che non si trovava modo e via di smaltirla, tanto era condensata e indurita”.
Nelle numerose “gride” riguardanti la manutenzione “plateale” della città si deduce chiaramente quanto fosse impegnativo per i cittadini il rispetto delle leggi in vigore. In uno di questi “decreti” riferito alla città si deduce chiaramente quanto fosse impegnativo per i cittadini il rispetto delle leggi in vigore. Per quanto riguarda la nettezza urbana (1 febbraio 1515) si ordina ai cittadini, compresi gli ecclesiastici, di spazzare davanti alle proprie abitazioni sotto pena di venti scudi imperiali.
Un secolo dopo si ribadisce di tener sgombro e pulito lo spazio antistante alla propria abitazione “sotto pena di scudi 25 d’oro e di tre tratti di corda”. Con l’avvento di Maria Luigia, quando si intraprendono opere per esaltare l’aspetto estetico e urbanistico della città, norme specifiche riguardano con puntigliosi dettagli la spalatura della neve, leggi alle quali ancora oggi si fa riferimento.
L’amabile duchessa di Parma ha lasciato un’impronta nella storia della città, per le sue “Munificenze”, non certo per le leggi emanate sulla spalatura della neve, che però vengono ancora oggi ricordate in notizie di cronaca.
© La Gazzetta di Parma
di Gianni Capelli
La Gazzetta di Parma – 28/02/2006


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