Il «nuovo Galileo» morì a 39 anni dopo avere stupito con le sue idee geniali: come quella che gli permise di misurare la pressione atmosferica.
Nel settembre 1632 Galileo si vede recapitare una lettera da Roma. L’autore si dichiara «di professione matematico, ben che giovane». Scolaro del padre Benedetto Castelli da sei anni, afferma di esser stato « il primo in casa del Padre Abbate, et anco in Roma», a studiare «minutissimamente e continuamente sino al presente giorno il libro di S. V.» – il Dialogo sopra i Massimi Sistemi – «con quel gusto che ella si puol imaginare che abbia havuto uno che, già havendo assai bene praticata tutta la geometria» degli antichi, e le opere astronomiche dei moderni, «finalmente adheriva, sforzato dalle molte congruenze, al Copernico». In una parola, uno «di professione e di setta galileista». Con questa dichiarazione, quanto mai audace per i tempi, si presenta il giovane faentino Evangelista Torricelli. A 400 anni dalla nascita, il Comune di Faenza ha organizzato nei giorni scorsi un grande Convegno per onorare il celebre concittadino, durante il quale è stata presentata la bella biografia di Torricelli scritta da Fabio Toscano.
Dopo circa otto anni di silenzio, le testimonianze sull’attività del giovane matematico sono ancora affidate alle sue lettere a Galileo. «Viviamo in un secolo, il quale in materia di matematiche è cieco affatto», gli scrive Torricelli il 29 giugno 1641, grato per «honori troppo eccessivi» e «veramente sproporzionati al mio merito» che Galileo ha tributato al “libretto” sul moto dei gravi e dei proietti, che Evangelista ha scritto in quegli anni. Come osserva Toscano, si tratta di «una magistrale esposizione della meccanica galileiana, capace di conferire maggiore generalità e completezza matematica alla dottrina del moto dello scienziato toscano». Un’opera che convince Galileo a invitare il giovane a collaborare con lui ad Arcetri. Galileo è impressionato dal talento matematico del giovane, che sa dimostrare con pari facilità i suoi teoremi pluribus modis, in più modi diversi, alternando i metodi degli antichi e dei moderni. Sviluppando in maniera originale il metodo degli indivisibili di Bonaventura Cavalieri, Torricelli era poi riuscito nell’impresa di determinare il volume del «solido iperbolico acutissimo», il solido infinitamente lungo generato dalla rotazione di un’iperbole equilatera intorno a un proprio asse. Quando Torricelli si stabilisce finalmente ad Arcetri, Galilei è ormai prossimo alla fine. Dopo la morte del grande scienziato Torricelli viene nominato «Matematico di Sua Altezza» dal Granduca di Toscana e «Lettore di matematiche» all’università.
Le notizie delle sue conquiste geometriche ben presto raggiungono i matematici d’Oltralpe. I fogli contenenti le sue proposizioni «camminano per le mani di tutti con molta lode» e «tutti gli virtuosi di quel Regno desiderano di veder quanto prima» le sue opere. Solo nel 1644 appare a stampa la sua Opera geometrica, che contiene tra l’altro i libri sul moto dei gravi e sul moto dei proietti che tanto avevano entusiasmato Galileo. Le ricerche di matematica si intrecciano con occupazioni pratiche, come «l’invenzione dei vetri» ossia la realizzazione di lenti di elevata qualità per i telescopi, in grado di competere, se non di superare, quelle dei migliori artigiani dell’epoca. Nello stesso periodo Torricelli concepisce un esperimento per dar conto di un fenomeno, di cui aveva parlato anche Galileo nei Discorsi. Esperienze di idraulici e ingegneri avevano rivelato che non esistevano pompe aspiranti in grado di sollevare l’acqua per più di 18 braccia, poco più di dieci metri. Qual era la ragione? L’intuizione di Torricelli fu che l’altezza della colonna d’acqua nel tubo fosse determinata dalla pressione atmosferica. L’horror vacui di cui parlavano i filosofi aristotelici non c’entrava affatto. La conferma venne da una «sperienza filosofica» concepita «non per far semplicemente il vacuo, ma per far uno strumento che mostrasse le mutazioni dell’aria, hora più grave e grossa et hor più leggiera e sottile». Con un colpo di genio, come sottolinea Toscano, egli suggerì di impiegare l’argento vivo”, come il mercurio veniva chiamato all’epoca, un liquido molto più denso dell’acqua. L’altezza della colonna di mercurio in un tubo di vetro con una estremità chiusa e l’altra immersa in una vaschetta piena dello stesso liquido si riduceva così a poco più di «un braccio e un quarto», circa 76 centimetri. L’esperienza evidenziava non solo l’esistenza del vuoto, ma consentiva di misurare il valore della pressione atmosferica.
Le idee di Torricelli trovarono conferma nelle esperienze che Blaise Pascal fece effettuare sul Puy-de-Dôme. Ma quando la sua fama cominciò a diffondersi in tutta Europa, quello che si annunciava «un altro Galileo» a soli 39 anni aveva già seguito il maestro nella tomba.
Fabio Toscano, «L’erede di Galileo. Vita breve e mirabile di Evangelista Torricelli», Sironi editore, Milano, pagg. 190 €15,00.
di Umberto Bottazzini
il sole 24 ore – 19/10/2008
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