Sono più di 10 milioni le persone che hanno bisogno imediato di assistenza umanitaria nel Corno d’Africa, colpito da una grave siccità che dura ormai da oltre quattro mesi. Tra loro ci sono oltre 2 milioni di bambini sotto i cinque anni che soffrono di malnutrizione, di cui 500.000 gravemente malnutriti. E’ quanto denuncia l’Unicef, che rilancia l’appello di raccolta fondi per 31,9 milioni di dollari per rispondere nei prossimi tre mesi ai bisogni immediati di donne e bambini del Corno d’Africa. “Guardandosi attorno, si vedono soprattutto donne e bambini” spiega Elhadj As Sy, direttore dell’ufficio Unicef per l’Africa orientale e meridionale, che si è recato nei giorni scorsi in missione a Dadaab, una volta un piccolo villaggio nel Kenya orientale, ora diventato sede del più grande campo profughi attualmente esistente al mondo, con una popolazione che è arrivata a 380.000 persone. “Sono ancora una volta i più colpiti da questo triplo shock di siccità, che è legato ai cambiamenti climatici, ai rincari nei prezzi dei prodotti alimentari e al conflitto armato in Somalia. La gente ha attraversato tante difficoltà per arrivare qui. Si trova in pessime condizioni. E’ davvero umiliante trovarsi qui” ha detto Elhadj As Sy. Due stagioni consecutive in cui le piogge sono mancate, l’aumento dei prezzi fino al 200% di alcuni prodotti alimentari di base e la ripresa dei combattimenti in Somalia: queste le cause che hanno portato il Corno d’Africa a dover affrontare una delle più gravi crisi alimentari attualmente in corso nel mondo. L’Unicef sta fornendo alimenti terapeutici ai bambini più a rischio: i casi più gravi ricevono latte terapeutico per stabilizzare le loro condizioni. Alcuni bambini, tuttavia, raggiungono l’ospedale troppo tardi. La scorsa settimana, sei bambini sono morti nel Centro nutrizionale terapeutico del campo di Ifo, che Elhadj As Sy ha visitato domenica.
I livelli di malnutrizione tra i bambini di meno di cinque anni nella Somalia centrale e meridionale hanno raggiunto un nuovo picco e sono ora i piu’ alti al mondo, come ha affermato oggi il Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr). In alcune parti della Somalia, il numero di bambini colpiti da malnutrizione acuta grave e’ quasi raddoppiato dal mese di marzo, ha aggiunto l’organizzazione una delle poche ad operare nel sud della Somalia. ”Un drammatico aumento dei casi di malnutrizione e’ osservato anche nella regioni di Bay e di Lower Shabelle, spesso descritte come i granai del paese e dove quasi l’11 % dei bambini sotto i cinque anni soffre di malnutrizione acuta grave”, ha detto Andrea Heath, coordinatrice dei settori economico -sicurezza del Cicr per la Somalia. La valutazione del Cicr include i dati di 39 ambulatori, 18 centri di alimentazione terapeutica, gestiti dalla Mezzaluna Rossa somala con il sostegno del Cicr. Per Heath i dati sono estremamente preoccupanti e mostrano ”come la popolazione non e’ piu’ in grado di far fronte a condizioni climatiche difficili, come l’attuale siccita’, mentre gia’ lotta per sopravvivere ai conflitti armati e ad altre violenze”. Il Cicr e la Mezzaluna Rossa somala -afferma una nota pubblicata a Ginevra – rafforzeranno l’assistenza nei centri e strutture sanitarie gia’ esistenti. Inoltre, dieci nuovi centri nutrizionali verranno aperti nelle regini meridionali di Bakool, Gedo e nel corridoio di Afgoye. Ulteriori squadre mobili costituite da infermiere e specialisti nutrizionali visiteranno le persone nelle aree piu’ colpite. E’ previsto il lancio di un nuovo programma di alimentazione speciale in aggiunta all’alimentazione terapeutica per i bambini malnutriti sotto i cinque anni ed altri gruppi vulnerabili, come le donne incinte e in allattamento.
Il Programma alimentare mondiale (Pam) sta studiando la possibilita’ di un ritorno nelle regioni somale controllate dagli insorti islamici shebab, per rimediare alle conseguenze umanitarie della grave siccita’ e dei conflitti nel sud della Somalia. In un comunicato, il Pam ricorda che ”la siccita’ e i conflitti mettono in pericolo le vite nel sud della Somalia e forzano i rifugiati a entrare in Etiopia e in Kenya”. Per combattere la sofferenza della gente, il Pam vuole ”lavorare con i coordinatori umanitari delle Nazioni unite e studiare ogni possibilita’ di ritorno dei profughi, se le condizioni lo permetteranno e se tutte le autorizzazioni dell’Onu in materia di sicurezza saranno rispettate”.


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