“Il Corno d`Africa è vittima della più grave siccità degli ultimi 60 anni. La conseguenza sarà una grave crisi alimentare che colpirà quest’area e avrà ripercussioni per lungo tempo“: a lanciare l’allarme è Marco De Ponte, Segretario generale di ActionAid Italia, intervenuto sulla drammatica situazione che stanno vivendo le oltre dieci milioni di persone distribuite nelle aree più aride di Etiopia, Gibuti, Somalia, Kenya e Uganda.
L`Agenzia delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari stima inoltre che 250mila bambini siano malnutriti e si trovino a rischio sopravvivenza.
“Negli ultimi anni, i paesi del Corno d`Africa hanno sperimentato diverse stagioni consecutive di scarse piogge. Questo contesto climatico e ambientale ha causato raccolti scarsi e morte di capi di bestiame sia per disidratazione che per mancanza di pascoli. I cambiamenti climatici sono uno dei fattori fondamentali che hanno innescato questa crisi. In molte aree dell`Africa, la siccità è un fenomeno ciclico che, così severo, capitava ogni 10 anni. Ora, invece, siccità così drammatiche si ripetono ogni 2 o 3 anni. I prezzi del cibo e dell`acqua sono cresciuti sensibilmente e le famiglie non possono permettersi di comprare neanche i prodotti alimentari essenziali“, spiega Philip Kilonzo di ActionAid Kenya. “Un segno di quanto sia grave la situazione è che molte famiglie hanno cominciato a mangiare le sementi conservate per la semina, il che significa non aver niente da piantare e di conseguenza niente da raccogliere nelle stagioni successive. E così sta succedendo per gli animali da cortile e i capi di bestiame che vengono venduti per potersi sfamare. Un circolo vizioso che lascerà conseguenze anche quando tornerà – si spera – la stagione delle piogge.”
“Intere comunità stanno abbandonando le proprie terre in cerca di condizioni migliori e stanno migrando nei paesi più vicini, ma spesso a causa
della malnutrizione, le persone più vulnerabili – bambini, donne e anziani – non sopravvivono al lungo viaggio della speranza. In alcune casi, come in Somalia, la siccità si unisce all`endemico problema dei conflitti civili. Questo fa sì che decine di migliaia di persone cerchino aiuto presso i campi dei rifugiati. A Dadaab, nel Kenya settentrionale, il più grande campo rifugiati del mondo, che potrebbe contenere fino a 90.000 persone, attualmente ne ospita 380.000. E` importante agire adesso, portando cibo per alleviare la sofferenza delle popolazioni“, conclude De Ponte. “La prossima stagione delle piogge è prevista per ottobre quindi fino ad allora bisognerà aiutare le persone a sopravvivere. Nel medio e lungo termine è fondamentale ridurre la vulnerabilità di queste popolazioni rispetto agli effetti delle stagioni aride e dei cambiamenti climatici, diversificando le loro attività in modo che non siano completamente dipendenti dai raccolti e dagli animali, costruendo e mantenendo fonti sostenibili di approvvigionamento di acqua“.
ActionAid sta cercando di alleviare le difficoltà delle popolazioni garantendo alle comunità cibo e acqua. In particolare, ActionAid Kenya sta garantendo rifornimenti d`acqua a circa 50mila persone a East Pokot, Isiolo and Garissa district (tre delle zone più colpite del Kenya) e cibo per 10mila bambini distribuiti in circa 45 scuole. Ad oggi sono oltre 194.000 le persone che hanno ricevuto assistenza attraverso la fornitura di generi alimentari di prima necessità e che sono state aiutate nelle loro attività produttive. Ma ancora troppe persone attendono di essere aiutate a superare questa grave situazione. Per questi motivi, ActionAid lancia un appello a tutti i cittadini a sostenere il proprio intervento con una donazione al Fondo Emergenze, attraverso il quale ActionAid farà fronte a questa e alle future emergenze umanitarie.


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