Lo Shuttle è partito per la sua ultima missione; intanto si apre una nuova era

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    L’ultima missione dello shuttle partito oggi da Cape Canaveral, non è solo simbolica: è comunque operativa. Infatti i quattro astronauti spediti nello Spazio dovranno svolgere, come sempre, numerosi compiti. Nei 12 giorni della missione dell’Atlantis, la Sts 135, saranno come sempre condotti esperimenti e azioni di manutenzione della Stazione Spaziale Internazionale. Al comando di Chris Ferguson ci sono il pilota Doug Hurley e gli specialisti di missione Sandy Magnus e Rex Walheim. Sono tutti americani e tutti veterani, e sono gia’ celebri come ”gli ultimi quattro”. Gli astronauti sono soltanto 4 anzichè 7 per motivi di sicurezza. Dopo l’Atlantis, infatti, non ci sono altri shuttle da utilizzare in un’eventuale operazione di salvataggio. Se nella fase di lancio la navetta avesse dovuto subire danni che impedissero il rientro a Terra, l’equipaggio sarebbe potuto tornare soltanto con la navetta russa Soyuz. Per questo motivo ognuno dei quattro astronauti dell’Atlantis hanno portato con se’ un seggiolino della Soyuz costruito su misura, cosi’ come lo sono tutti i seggiolini della navetta russa. Ma nelle fasi di lancio tutto è andato bene.
    La Sts 135 e’ anche una missione che porta attrezzature e rifornimenti: l’ultima consegna dello shuttle nella sua 37/ma e ultima visita alla Stazione Spaziale Internazionale. I materiali, complessivamente circa 2 quintali fra viveri, strumenti scientifici e pezzi di ricambio, si trovano all’interno di Raffaello, uno dei moduli logistici Mplm realizzati dall’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) per la Nasa e costruito in Italia dalla Thales Alenia Space. L’ultimo shuttle porta nello spazio anche due iPhone: saranno utilizzati come giroscopi per rilevare misure relative all’altitudine e alla curvatura della Terra. Come in una sorta di Gps spaziale, l’obiettivo e’ fornire ai veicoli spaziali che volano nell’orbita bassa (compresa fra 200 e 2.000 chilometri dalla Terra, la stessa nella quale si trova la Stazione Spaziale) uno strumento per controllare esattamente la loro posizione. Un altro degli esperimenti in programma si chiama Rrm (Robotic Refueling Mission) e consiste nel verificare nuove tecnologie capaci di rifornire e riparare i satelliti in difficolta’. In questa occasione sara’ utilizzato per la prima volta Dextre, la grande ”mano” del braccio robotico della Stazione Spaziale. Nei 12 giorni della missione si svolgera’ infine anche una passeggiata spaziale, imprevista inizialmente, ma resa necessaria all’ultimo momento per sostituire una delle pompe che garantiscono il controllo termico della stazione orbitale, che si e’ guastata. Non sara’ l’equipaggio dello shuttle a fare la passeggiata spaziale: il compito e’ affidato ai colleghi dell’equipaggio della stazione orbitale Michael Fossum e Ron Garan.

    L’ultimo volo dello shuttle e’ importante anche per l’Italia: non solo perche’ a bordo dell’ultima navetta Usa c’e’ un modulo realizzato in Italia, ma perche’ nei 30 anni del programma Space Shuttle l’Italia ha giocato un ruolo importante. Ha commentato cosi’ l’ultimo lancio dello shuttle, in una nota, il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Enrico Saggese. ”Si e’ trattato di un grande traguardo tecnologico – ha osservato Saggeseche ha permesso non solamente di costruire la Stazione Spaziale Internazionale, ma di realizzare importanti missioni di studio. Il ruolo dell’Italia in questi tre decenni e’ stato fondamentale e di grande significato”. Per l’Italia quindi, ha proseguito, ”il bilancio conclusivo e’ molto positivo, non solamente perche’ ha realizzato oltre la meta’ della parte abitabile della stazione spaziale. Grazie alla collaborazione tecnologica con gli Usa abbiamo stabilito un forte legame e lavorato a stretto contatto con la Nasa, tanto da essere considerati partner privilegiati”. Oggi, ha aggiunto, ”si chiude un’era, ma siamo certi che il futuro ci aprira’ nuovi e importanti traguardi”. Nella stiva dell’ultimo shuttle, l’Atlantis, sta viaggiando verso la stazione orbitale il modulo Raffaello, uno dei tre moduli logistici Mplm realizzati dall’Asi per la Nasa e costruiti in Italia dalla Thales Alenia Space (Thales-Finmeccanica). Inoltre, rileva l’Asi, ”5 delle ultime 6 missioni del programma shuttle realizzate nell’ultimo anno e mezzo hanno visto la presenza rilevante dell’Italia” e ”la meta’ delle ‘stanze’ dove vivono gli astronauti sono state realizzate nel nostro Paese”.

    Mentre lo shuttle veniva lanciato per l’ultima volta, chiudendo un’epoca durata 30 anni, nel grande prato vicino alla laguna dove una folla incredibile si era radunata a salutare la navetta, fra i gazebo delle emittenti televisive, le antenne paraboliche e centinaia di fotografi, c’erano due grandi padiglioni bianchi. Entrare li’ dentro significa fare un passo nel futuro. Sono il segno tangibile di come, nel momento in cui si chiude l’era dello shuttle, si sta aprendo una pagina nuova nello spazio americano. All’interno del primo padiglione c’e’ una capsula che ricorda da vicino quelle che apparivano nei film di fantascienza degli anni ’50. Si chiama Mpcv (Multi-Purpose Crew Vehicle), basato sul progetto della capsula Orion, il cui progetto era nato per il programma Constellation destinato alle missioni verso la Luna e Marte e cancellato dall’amministrazione Obama. La nuova versione della capsula, sviluppata dalla Lockheed Martin per la Nasa, e’ in grado di portare a bordo quattro astronauti per una missione di 21 giorni. Potrebbe entrare in funzione a partire dal 2016 e dovra’ essere lanciata da un razzo, come si faceva ai tempi del programma Apollo. Nel padiglione accanto, quello della Boeing, domina un’altra capsula, dall’aspetto altrettanto inconsueto. Si chiama CST-100 (Crew Space Transportation Vehicle) ed anche questo e’ un modello in dimensioni reali: un cilindro sormontato da un tronco di cono in grado di trasportare fino a sette astronauti ma anche di funzionare come cargo. E’ stata progettata per agganciarsi ad una futura stazione spaziale. Secondo la stessa azienda costruttrice, il primo volo della capsula potrebbe avvenire nel 2015. La Boeing e’ una delle quattro aziende private (le altre sono Blue Origin, Sierra Nevada e Space X) che hanno appena ricevuto dalla Nasa un finanziamento complessivo di 269,3 milioni di dollari, nell’ambito della seconda parte del programma Commercial Crew Development (Ccdev2). E’ cominciato cosi’ un nuovo capitolo della corsa allo spazio. Per i prossimi anni gli Stati Uniti saranno costretti a chiedere ai russi passaggi a bordo della Soyuz per poter raggiungere la Stazione Spaziale, ma stanno gia’ concentrando tutti gli sforzi, questa volta al fianco di aziende private, per riconquistare la leadership.
    Stiamo lavorando per ridurre il gap nel trasporto di equipaggi e materiali”, ha detto in un incontro al Kennedy Space Center il numero due della Nasa, Lory Garver. ”Siamo orgogliosi – ha aggiunto – dello sforzo che stiamo facendo per sviluppare la prossima generazione di veicoli spaziali”. L’ottimismo per il futuro e’ grande: ”Si sta aprendo un nuovo mercato” e si prospetta ”un grande futuro anche per le missioni scientifiche e per l’esplorazione del Sistema Solare”.