I 230 milioni di ettari della foresta della Nuova Guinea, la 3^ più grande al mondo dopo quella Amazzonica e quella del bacino del Congo, rischiano di sparire completamente entro il 2050. Almeno così si legge nell’ultimo rapporto del Wwf, il Living Forest Report che lancia l’allarme e propone a responsabili istituzionali e settore privato di concordare un obiettivo ”zero deforestazione e zero degrado” entro il 2020 come obiettivo mondiale per evitare “pericolosi cambiamenti climatici e perdite di biodiversità“.
”Con questo rapporto lanciato nell’anno delle foreste – spiega Massimiliano Rocco, responsabile del programma Specie, Traffic & Timber Trade del Wwf Italia – il Wwf mostra ancora una volta al mondo intero quale crimine stiamo commettendo. Sono ancora in corso processi di deforestazione portati avanti senza scrupoli nelle foreste amazzoniche come in quelle asiatiche o africane, per soddisfare interessi privati, sottraendo cosi’ alle economie locali e a popoli che abitano quelle foreste la possibilita’ di un futuro e negando lo sviluppo di processi di gestione sostenibile che possano garantire risorse primarie nel tempo”. Secondo l’esperto del Wwf ”cosi’ facendo alle foreste viene ‘impedito’ anche di contenere i fenomeni di emissione di gas nell’atmosfera: un altro aspetto critico della deforestazione, infatti, e’ il suo impatto sui mutamenti climatici, responsabile per ben un 18 % dei gas emessi nell’atmosfera”.
Le foreste della Nuova Guinea rappresentano un tassello del patrimonio natura da preservare a tutti i costi, oggi sotto attacco secondo il Wwf in quanto foreste vergini, bacini idrografici, coste e barriere coralline del paese, sono oggetto di grandi interessi speculativi. Aziende interessate allo sviluppo di concessioni forestali, miniere, piantagioni di olio di palma e polpa per la carta, terreni agricoli, stanno barattando per i loro interessi la vita di questa ricca biodiversita’. ”Nonostante la remota posizione – afferma Eric Verheij, direttore per la Conservazione del Wwf Melanesia occidentale – gli habitat naturali della Nuova Guinea stanno scomparendo ad una velocita’ allarmante. Le foreste dell’isola sono esposte a serie minacce, il taglio, lo sfruttamento delle miniere, il commercio delle specie selvatiche e la conversione in aree agricole, specialmente per l’olio di palma”.
La Cina, infatti, acquista quasi l’82% del legname esportato ogni anno dalla Papua Nuova Guinea, un volume totale di piu’ di 2 milioni di metri cubi e studi mostrano che il 70% di questi tagli e’ illegale. La domanda di olio di palma sta anche distruggendo molte delle preziose foreste tropicali della Papua Nuova Guinea. Grandi distese forestali sull’isola e sull’intera regione sono soggette a taglio per le monocolture ad olio di palma, distruggendo habitat critici per molte specie in pericolo di estinzione.


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