
Aprile 2004: i libri di astronomia insegnano che Plutone ha un solo satellite naturale che prende il nome di Caronte. Questo satellite, scoperto nel 1978, ha dimensioni non troppo inferiori a quelle di Plutone stesso, e orbitando intorno ad un centro di gravità comune qualcuno parla addirittura di un sistema binario. Nel 2005 però è la volta della scoperta di Notte e Hydra, resi pubblici sempre dal telescopio spaziale Hubble tra il 15 e il 18 Maggio. Adesso i satelliti sono tre, e si amplia la possibilità che ce ne possano essere altri. Nonostante le varie osservazioni, i tempi di ripresa sono molto bassi, e questo numero sembra destinato a non aumentare. Oggi finalmente gli astronomi utilizzando il solito telescopio spaziale Hubble, hanno confermato la scoperta del quarto satellite naturale in orbita attorno al pianeta ghiacciato nano, che quasi sembra volersi prendere le sue rivincite dopo il declassamento subìto. Il piccolo, nuovo satellite – temporaneamente designato P4 – è venuto fuori in una ricerca in cui Hubble cercava deboli anelli attorno al pianeta. Ancora una volta quindi una scoperta per caso. Il satellite appena scoperto, per la prima volta avvistato nelle osservazioni di Hubble dal 28 giugno dalla wide field camera 3, è stato successivamente confermato tra il 3 luglio e il 18 luglio 2011. Dei 4 satelliti, P4 è il più piccolo. Ha un diametro stimato tra i 13 e i 34 Km, contro i 1043 Km del grande Caronte e tra i 32 e i 113 Km circa delle altre 2 “lune”. La sua orbita si trova proprio nel mezzo delle altre.
Le prime testimonianze dei responsabili sono naturalmente colme di felicità: “Trovo singolare che le telecamere di Hubble ci abbiano permesso di vedere un oggetto così piccolo in maniera così chiara da una distanza di oltre 5.000 milioni di km” ha dichiarato Mark Showalter del SETI Institute di Mountain View, California, che ha guidato questo programma osservativo con Hubble.
La scoperta è il risultato dei lavori in corso a sostegno della missione New Horizons della NASA, progettata per fornire nuove intuizioni su mondi ai margini del nostro sistema solare.
“Questa è una scoperta fantastica“, ha semplicemente dichiarato Alan Stern, il principale responsabile del Southwest Research Institute di Boulder, Colorado. Questo sistema planetario si ipotizza si sia formato a causa di una collisione di Plutone con un altro oggetto celeste nel primo periodo di formazione del Sistema Solare: l’urto ha strappato via del materiale dal pianeta a formare la famiglia di satelliti finora osservati attorno a Plutone. Rocce lunari riportate sulla Terra dalle missioni Apollo hanno fatto ipotizzare che la nostra Luna era il risultato di una collisione simile tra la Terra e un corpo delle dimensioni di Marte 4 miliardi e mezzo di anni fa.
L’astronomia continua a sorprenderci con nuove scoperte, nuove immagini e nuovi mondi. Magari in un futuro non troppo lontano qualcuno di questi mondi potrebbe anche risultare abitato. Questa è la speranza dell’umanità.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?