”L’errore principale da non ripetere, su cui il terremoto dell’Abruzzo ci ha dato una lezione, e’ l’assenza di competenza e di qualita’ nelle costruzioni”. Ad affermarlo, oggi a Trento, e’ stato Gaetano Manfredi, coordinatore del progetto ReLuis, nella prima delle due giornate del convegno ‘Terremoto: come ridurne il rischio?’, primo workshop proprio del progetto nazionale ReLuis (Rete dei Laboratori universitari di ingegneria sismica). ”Apprezzo molto ad esempio – ha aggiunto – la recente misura di qualita’ certificata approvata dalla Provincia di Trento sull’edilizia in legno (Arca, ndr). Sara’ sempre piu’ l’edilizia sostenibile ad aiutarci nella mitigazione degli effetti di un sisma”.
Sono oltre 180, provenienti da 40 universita’ italiane, gli ingegneri specializzati in tecnica delle costruzioni relativa al rischio sismico, che si confrontano a Trento sullo sviluppo di metodi e di strumenti per la mitigazione degli effetti di un terremoto, nella due giorni organizzata dal progetto nazionale ReLuis, che vede in primo piano l’interazione delle attivita’ di ricerca in corso con il processo di revisione normativa antisismica in atto a livello nazionale e internazionale. ReLuis e’ un consorzio interuniversitario costituito nel 2003 con lo scopo di coordinare l’attivita’ dei laboratori nel campo dell’Ingegneria sismica, in accordo con i programmi di ricerca nazionali e internazionali del settore. Tutte le attivita’ di ricerca del nuovo progetto ReLuis si integrano infatti anche con i progetti sviluppati dagli altri centri di competenza della Protezione civile per il rischio sismico, ossia l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e l’Eucentre.
”Uno dei risultati concreti di questa sinergia e’ stata la riapertura di 50 scuole abruzzesi nel settembre 2009, che ha permesso la permanenza della gente in quelle zone disastrate a rischio spopolamento – ha affermato Mauro Dolce, ingegnere e direttore dell’ufficio valutazione del rischio sismico della Protezione civile presso la Presidenza del Consiglio dei ministri – e oggi sono 15.000 le persone tornate a vivere nella loro abitazione all’Aquila e 23.000 quelle ancora in alloggi temporanei. Il nodo del problema sono la case del centro storico del capoluogo abruzzese, di difficile riabilitazione. Qui i circa 35.000 ‘senza tetto’ probabilmente non potranno rientrare a casa loro per almeno dieci anni”.
”I terremoti e gli tsunami non si possono prevedere, oggi sappiamo solo quali sono le zone sismiche del pianeta, ma non si puo’ prevenire il sisma, pertanto il nostro progetto cerca le possibilita’ piu’ rapide per fare tornare alla vita ‘di prima’ una comunita’ vittima di una catastrofe naturale”, ha spiegato infine Riccardo Zandonini, docente della facolta’ di Ingegneria dell’universita’ di Trento.
Terremoti, come ridurre i rischi? A Trento via al progetto ReLuis


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