Giornata da dimenticare per piazza Affari e per tutte le borse Europee: la crisi continua a intensificarsi. La borsa di Milano ha chiuso in profondo rosso perdendo oltre il 6%, il peggior risultato tra le varie piazze europee, per effetto, come accade spesso, del forte peso dei bancari sugli indici principali, ma la fuga dalle azioni ha segnato tutte le piazze del Vecchio Continente, con Madrid che cede il 5,49%, Parigi il 5,45%, Francoforte il 5,13%, Zurigo il 4,12%, Amsterdam il 3,41%, Londra il 3,05%, Bruxelles il 2,92% e Lisbona l’1,25%.
Le buone notizie arrivate oggi dall’asta sui Bot a 12 mesi, che ha registrato una domanda doppia dell’offerta con rendimenti tornati sotto il 3%, sono state sopraffatte dalle cattive notizie arrivate ieri sera da Oltreoceano, dove la Fed ha previsto un rallentamento della ripresa nei prossimi trimestri, cosa che ha scatenato la paura su mercati nervosi. Il timore che l’economia globale possa rallentare di nuovo, con le conseguenti ripercussioni sui risultati delle aziende, ha scatenato le vendite, dopo i rimbalzi di ieri a Wall Street.
A dare la mazzata definitiva alle Borse hanno provveduto i timori di un possibile downgrade del rating sovrano della Francia, dopo il declassamento di quello degli Usa arrivato venerdi’ scorso. Cosi’, complici anche le scorte all’ingrosso negli Usa a giugno, sotto le attese, l’Orso ha preso il sopravvento su tutti i mercati occidentali. A Wall Street il Dow cede il 3,06% e il Nasdaq il 3,17%. A Milano, con i bancari sospesi a raffica nel corso del pomeriggio, ha colpito con la forza di un grizzly: il Ftse Mib ha chiuso precipitando a 14.676,04 punti (-6,65%), l’All Share segna 15.398,42 punti (-6,07%). Scambi sempre elevati, ma sotto i 4 mld di euro, a 3,82 mld di euro di controvalore, contro i 4,43 mld della vigilia.
Il panico ha spinto ancora una volta gli investitori verso i beni rifugio: l’oro e’ salito ancora, con il fixing pomeridiano a Londra a 1.772 dollari l’oncia (+2,07%). I media Usa riportano di picchi sopra quota 1.800 dollari sulla piazza di New York. La banca centrale svizzera e’ dovuta intervenire ancora per calmierare il franco, valuta rifugio per eccellenza, che la notte scorsa ha raggiunto la parita’ con l’euro.
Il petrolio recupera qualcosa, con il future sul Wti con scadenza a settembre a 80,32 dollari il barile alle 17.43 (+1,29%), ma resta a livelli molto bassi. In piazza Affari gli indici settoriali tracollano, fatta eccezione per il retail, che guadagna lo 0,13%.
Pesantissimi ribassi per bancari (-10,06%), finanziari (-9%), assicurativi (-7,18%), auto (-6,34%), tecnologici (-5,90%). Sul Ftse Mib tornano i cali a due cifre.
Si salvano solo Tod’s (+2,54% a 78,85 euro) e Parmalat (+2,06% a 1,584 euro).
Per il resto, i numeri parlano da soli. Intesa SanPaolo -13,72% a 1,132 euro; Ubi Banca -10,17% a 2,49 euro; Prysmian -9,81% a 9,65 euro; Banca Mps -9,78% a 0,4199 euro; Fonsai -9,56% a 1,334 euro; Buzzi Unicem -9,47% a 6,5 euro; Banco Popolare -9,36% a 1,085 euro. Unicredit chiude sotto quota 1 euro, a 0,967 euro (-9,37%, riporta il sito di Borsa Italiana), un livello che aveva abbandonato nel marzo del 2009. Ieri valeva 1,067 euro, con un rapporto tra prezzo e mezzi propri dello 0,32.
Ad affossare i bancari italiani sono stati probabilmente soprattutto i timori per l’andamento dell’economia globale e, quindi, per quella italiana. “E’ logico – ha osservato Stefania Guetta di Iw Bank – che questa prospettiva provochi pessimismo sui titoli: l’altro giorno sono stati venduti gli industriali, ma anche le banche sono legate al ciclo economico“. Un altro analista che segue il comparto e che chiede l’anonimato spiega che “il mercato e’ talmente volatile che molti investitori ormai stanno alla finestra. Inoltre – aggiunge citando dati di un provider specializzato – ci sono pochissime vendite allo scoperto, quindi ce n’e’ poca, di speculazione. Questa e’ gente che ha il titolo e lo vende, semplicemente“.
Le vendite non colpiscono solo i bancari, ma anche titoli difensivi come Enel, che cala del 6,37% a 3,378 euro. Eni perde il 5,73% a 12,17 euro, in questo caso anche per effetto dei prezzi declinanti del greggio, che deprime anche Tenaris (-4,42% a 11,45 euro) e Saipem (-2,32% a 27,84 euro).
Sullo Star, bene Igd (+4,41% a 1,089 euro), male Dea Capital (-15,51% a 1,166 euro), maglia nera del listino.


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