La grave siccità in Somalia; oltre al danno la grande beffa

Non si arresta l'esodo dei profughi somali al grande campo per i rifuggiati di Dadaab; una marea umana senza fine

Mentre i riflettori del mondo sono tutti puntati sulle gravi perdite dei mercati finanziari, a seguito del declassamento del debito pubblico statunitense operato dall’importante agenzia di rating “Standard & Poor’s”, spettro di una nuova imminente e spaventosa recessione su scala globale, nel Corno d’Africa si lotta giorno dopo giorno per sopravvivere alla grande siccità che ha messo in ginocchio una intera fetta dell’Africa orientale.La situazione più difficile la troviamo nella povera terra di Somalia, dove la penuria d’acqua continua ad uccidere animali ed esseri umani.Nel grande campo profughi di Dadaab (il più grande per dimensioni del mondo), nel nord del Kenya, non si arresta l’esodo dei profughi dalla Somalia, c’è chi riesce ad arrivarci a stenti, dopo giorni di cammino per le aride terre somale, chi invece non riesce rischia di venire divorato dai numerosi branchi di Iene affamate che si aggirano lungo i confini kenioti in cerca di cibo.Per l’agenzia dell’ONU per i rifuggiati in Somalia si sta consumando «una tragedia umanitaria di proporzioni inimmaginabili».Il flusso di sfollati negli ultimi mesi ha raggiunto cifre da esodo biblico: oltre 135 mila dall’inizio del 2011, 54 mila solo nel mese di Giugno. Bambini, donne, anziani, uomini in fuga dalle violenze e dalla fame.La siccità ha messo alle strette persino i miliziani islamici degli “Shebab” che nei giorni scorsi hanno abbandonato vari quartieri della capitale Mogadiscio, favorendo l’inserimento delle truppe del governo transitorio, con l’ausilio dei soldati burundesi e ugandesi che da anni sostengono il debole esercito governativo somalo, riconosciuto dall’ONU.L’assenza di precipitazioni e il costante soffio impetuoso del Monsone di SO rendono quasi impossibile un miglioramento della situazione.Di solito in Somalia le piogge non vengono portate dal Monsone da sud-ovest, che domina durante la stagione estiva spirando con grande forza e intensità lungo le coste del Puntland, l’estrema regione nord-orientale somala (che dal 1998 ha dichiarato la propria autonomia dalla Somalia pur con scarsi risultati), li dove agiscono le temibili bande di pirati (quel che rimane di una delle più grandi flotte pescherecce dell’Africa orientale) che fanno affari d’oro sequestrando navi e grandi yacht di passaggio dal golfo di Aden.L’aridità della Somalia deriva dal particolare assetto geo-morfologico di questi territori che per diverse annate possono restare estranei agli apporti umidi dei monsoni che scorrono quasi parallelamente alla linea di costa (ciò vale sia per il Monsone di NE nel periodo invernale che per quello di SO nella stagione estiva).Di solito le piogge relativamente più copiose si registrano nei periodi di transizione del flusso monsonico sull’oceano Indiano settentrionale, specie in primavera, e sono causate da locali scambi d’aria, a medio-corto raggio, fra mare e terre emerse, molto simili alle brezze (ma con esse hanno poco in comune), con una ventilazione dal mare rivolta quasi perpendicolarmente alla costa.Quando però queste precipitazioni nella stagione di transizione dei Monsoni vengono a mancare, vuoi per locali anomalia bariche derivate dal diverso grado di riscaldamento delle acque superficiali del Mar Arabico e Indiano, allora si verificano le catastrofiche siccità che tuttora stanno martoriando intere nazioni, come l’Etiopia, il nord del Kenya e ancora di più la Somalia.Quest’anno è accaduto proprio questo e le conseguenze sono più che devastanti.

Si può ben notare l'area convettiva davanti le coste somale

Oltre al danno pure la beffa delle piogge mancate; a largo delle coste somale è presente una grossa cella convettiva

Oltre alle grandi sofferenze, alle tante vittime passate inosservate, ai raccolti bruciati dal sole cocente e all’assenza di acqua, la Somalia deve fare i conti pure con la grande beffa.Da più giorni, malgrado l’intenso flusso monsonico sud-occidentale che spazza con forza tutto il mar Arabico e l’oceano Indiano settentrionale, fino alle coste pakistane e indiane, a largo della Somalia è presente una intensa area convettiva che sta favorendo la formazione di grossi e ben sviluppati “Cluster temporaleschi” che rimangono relegati in alto mare, dove sono in atto forti rovesci.Basterebbe poco per avere dei piccoli sconfinamenti davanti le coste della Somalia meridionale e centrale, ma l’andamento delle forti correnti in quota, nella libera atmosfera, non è di certo favorevole.Infatti le coste somale e il vicino entroterra verranno raggiunti solo dai resti delle incudini, con nubi cirriformi, alte e stratificate, che rappresentano l’estrema propaggine del nucleo convettivo.Se non fosse per il Monsone, che proprio in questo periodo raggiunge la sua massima intensità, il nucleo convettiva appena citato poteva vantare grandi potenzialità per trasformarsi in una grossa tempesta tropicale lungo il mar Arabico.Nelle ultime ore qualche cellula temporalesca isolata si è formata sopra i rilievi della regione del Guban, nell’estremo nord-ovest del paese, e viene spinta velocemente verso i confini etiopici dai forti venti orientali che dominano nell’alta troposfera, a quelle latitudini.In genere si tratta di temporali di calore molto localizzati e avari di precipitazioni, nonostante l’attività elettrica quasi a fondoscala.Il Monsone da SO continuerà a soffiare con forza su tutta la Somalia anche per i prossimi giorni, raggiungendo intensità notevoli lungo la regione del Puntland, rendendo lo specchio di mare antistante da agitato a molto agitato, con onde alte più di 4 metri.I forti venti sud-occidentali, che scorrono paralleli alle coste, non faranno altro che aggravare la grave emergenza della siccità nelle prossime settimane.Per vedere nuove piogge sul territorio somalo bisognerà attendere fino ai mesi di Ottobre e Novembre, con l’inversione del Monsone che si avrà quando il fronte intertropicale sull’Africa orientale guadagnerà terreno verso sud, ritirandosi nel cuore del continente nero.Noi ci auguriamo che ciò possa accadere il prima possibile.

Come aiutare queste popolazioni

L’agenzia italiana per la risposta alle emergenze ha lanciato un appello congiunto di raccolta fondi per il corno d’Africa.E’ possibile donare on-line con carta di credito o conto Paypal sul sito www.agire.it; chiamando il numero verde 800-132.870 (lunedi, venerdi dalle ore 09:00 alle 19:00); con bonifico su conto corrente di Banca Prossima IBAN; IT 79 J 03359 01600 100000060696, causale “Emergenza Africa orientale”.