La Riviera Vesuviana…che non c’è

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Da Portici a Torre Annunziata si sviluppa per circa 12 chilometri il litorale vesuviano costruitosi durante gli ultimi 2000 anni grazie alle rocce vulcaniche eruttate dal vulcano a partire dal disastroso evento del 79 dC. che distrusse, oltre a Pompei, Ercolano e Oplonti tutti gli insediamenti romani che erano fioriti lungo la favolosa riviera.

L’accumulo successivo di lave e piroclastiti ha causato il continuo sollevamento della superficie del suolo e il progressivo incremento della terra emersa. A partire dalla fine del periodo romano la fascia costiera è stata interessata da un progressivo abbassamento che ha determinato la sommersione di parte della zona antropizzata ed urbanizzata che attualmente si rinviene ad alcuni metri al di sotto della superficie del mare.

La morfologia costiera attuale, pertanto, è il risultato sinergico di questi eventi vesuviani. E’ un tratto di costa ricco di insediamenti archeologici e beni ambientali ed architettonici unici al mondo: un vero e proprio monumento ambientale autoctono che deve essere tutelato e soprattutto valorizzato per trasformare l’attuale diffuso degrado ambientale costiero in una Riviera di grande pregio.

Le condizioni in cui versano le spiagge vesuviane è catastrofica: da innumerevoli anni, quasi tutte, sono ufficialmente escluse dalla balneazione a causa dell’elevato inquinamento dell’acqua costiera provocato dagli scarichi di acque non trattate. Qualche residua spiaggia ancora balneabile è stata spietatamente sottratta ai bagni.

Ricerche effettuate presso il Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio dell’Università Federico II hanno evidenziato che sulle spiagge non arrivano sedimenti sabbiosi dagli alvei e alvei strada-fogna che solcano il versante vesuviano occidentale.

Nonostante le numerose barriere finora realizzate è pertanto impossibile creare naturalmente una spiaggia.

A causa della morfologia costiera convessa verso mare prevale l’erosione da parte del moto ondoso.

Ci siamo posti il problema del recupero del litorale vesuviano e della sua trasformazione in una “Riviera Vesuviana” di pregio ambientale e di importanza socio-economica tale da interessare investitori pubblici e privati in sinergia.

Consideriamo che il litorale vesuviano è potenzialmente fruibile da alcuni milioni di abitanti dislocati entro i 30 chilometri di distanza, senza calcolare i turisti. Come già sopra detto, la fascia costiera è famosa per le aree archeologiche, per le Ville Vesuviane oltre che per il Vesuvio. Non mancano, pertanto, gli attrattori “autoctoni”.

Il restauro di una fascia costiera balneabile di circa 12 chilometri aprirebbe un nuovo scenario ambientale e socio-economico di valore strategico. Ricordiamo che il fatturato potenziale di una spiaggia simile può essere stimato tra 1000 e 2000 Euro per metro quadrato di spiaggia. Una nuova spiaggia balneabile ampia mediamente 20 metri corrisponderebbe almeno a circa 200.000 metri quadrati di nuovo territorio costiero. In base a quanto sopra detto, è facile valutare il significato socio-economico di tale risorsa potenziale.

Quali sono i problemi da risolvere che un normale amministratore dovrebbe porsi?

1-     disinquinamento delle acque costiere. Operazione attuata in molte regioni costiere italiane mediante adeguati impianti di depurazione ben funzionanti. Come mai non si riesce in Campania? Certamente finora non si è riusciti a disinquinare le acque reflue non perché esse siano più inquinate rispetto alle altre regioni italiane. E’ evidente che l’inquinamento è da cercare nelle teste degli amministratori del passato e del presente se non affronteranno drasticamente tale banale incombenza.

2-     restauro di una fascia di spiaggia balneabile e di un restrospiaggia attrezzato come ad esempio si può riscontrare a Vietri Marina nella zona costruita naturalmente dall’alluvione dell’ottobre 1954. I sedimenti per il restauro duraturo delle spiagge possono essere ricavati mediante un restauro ambientale di qualche cava di sedimenti vulcanici presente nel Parco Nazionale del Vesuvio come Cava Vitiello a Terzigno. Il restauro morfologico delle pareti sub verticali delle cave consentirebbe di ricavare terrazzi in cui realizzare interventi compatibili con l’area protetta mentre i sedimenti dovrebbero essere trasportati sul litorale e distribuiti via mare lungo le varie spiagge. Tali interventi metterebbero a servizio dei cittadini due aree di grande pregio ambientale ed eviterebbero le diaboliche iniziative miranti a riempire le cave a fossa di rifiuti vari (vedi cava SARI di Terzigno).

Non mi soffermo sui dettagli progettuali, molto articolati ma realizzabili in alcuni anni a vantaggio di tutte le comunità costiere, inclusi in un unico progetto di riqualificazione costiera.

Questi sinteticamente tratteggiati dovrebbero essere i primi passi realizzabili con un moderno e trasparente progetto di finanza ambientale dove pubblico e privato possono sinergicamente collaborare. L’appetito del restauro e della valorizzazione ambientale verrebbe sicuramente incrementato mediante una risistemazione della linea ferroviaria costiera e il miglioramento dei trasporti su rotaia e gomma pubblici e privati, una valorizzazione delle ville vesuviane e delle aree archeologiche il tutto finalizzato al ripristino di una “Riviera Vesuviana” di inestimabile pregio ambientale, culturale e socio-economico.