L’ozono delle foreste italiane è in aumento costante dal 1996 e il livello di esposizione supera gli standard Ue anche di 10 volte: è ciò che emerge dalle osservazioni condotte dal Corpo forestale sulle 31 aree di studio della rete Conecofor distribuite in tutte le regioni italiane e dove vengono misurati i principali parametri ambientali come gli effetti dell’inquinamento atmosferico, la vegetazione, la chimica del suolo, la chimica delle acque, gli accrescimenti arborei.
”In base ad un parametro di ‘esposizione’ (che si chiama AOT40), gli standard Ue e Unece relativi all’ozono nei siti forestali vengono superati anche di dieci volte” spiega Marco Ferretti, direttore tecnico di Terradata (un’azienda spin off dell’Universita’ di Siena), che ha partecipato ai monitoraggi condotti dal Corpo forestale. Si tratta di un dato importante perche’ si parla di aree in zone remote dove non ci si aspetterebbe di trovare inquinanti, potenzialmente dannosi per l’accrescimento delle piante ma anche per la salute umana. ”Invece e’ proprio nelle aree rurali e boscate che l’ozono si mantiene a livelli elevati, mentre nei centri urbani – da dove l’ozono spesso ha origine – i livelli tendono ad essere piu’ bassi, con picchi episodici” aggiunge Ferretti. Secondo l’esperto ”questa tendenza di crescita dei livelli medi di ozono si registra, con dimensione variabile, a livello europeo e globale”.
Quali sono le cause? ”Secondo un recente rapporto Ue – afferma Ferretti – c’e’ una concatenazione di fattori, umani e meteo, variabili a seconda degli anni. Paradossalmente, le emissioni di inquinanti alla base della formazione dell’ozono (ossidi di azoto e composti organici volatili) sono in calo in Europa, grazie ad una efficace politica ambientale dell’Ue che ha imposto standard di qualita’ dell’aria. Se non ci fossero stata questa riduzione, i livelli attuali di ozono sarebbero potuti essere anche superiori”.
Il problema di fondo e’ che la circolazione degli inquinanti riguarda tutto l’emisfero e quindi ”possono arrivare dalla Cina, ma anche dal Nord America in qualche caso”.
Qual e’ il quadro della situazione nelle foreste italiane? ”La media di concentrazione di ozono – spiega l’esperto – nel periodo fra aprile e settembre varia fra i 70 e i 160 microgrammi per metro cubo d’aria: questo significa che per la vegetazione c’e’ un rischio potenziale diffuso di perdita di accrescimento delle piante”. ”Siamo sicuramente al di sopra degli standard europei – precisa Ferretti – ma l’impatto reale e’ piu’ difficile da definire, contando anche la capacita’ di adattamento delle piante”.


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