La potenza di uragani, cicloni e tifoni è sempre più distruttiva, e quelli più violenti hanno un impatto superiore a quello di una bomba atomica: lo dichiara Vincenzo Ferrara, climatologo dell’Enea, che sottolinea come “dal 1970 al 2005-2006 non è aumentato il numero di uragani ma la loro potenza distruttiva. Ora però c’è una fase stazionaria“.
A provocare la formazione degli uragani, che si verificano da giugno a fine ottobre, con un picco da fine agosto a inizio settembre, “è il calore degli oceani, che si trasferisce alla sovrastante massa d’aria. Questa diventa più leggera e si ‘vorticizza’ a seguito dell’enorme potenza ed energia rilasciata dal mare” come ha spiegato il noto climatologo.
A seconda delle zone in cui si verificano, questi fenomeni si chiamano uragani, tifoni o cicloni, ma è la stessa cosa. Cambia solo il riferimento geografico.
Uragani sono quelli, come Irene che si dirige minacciosamente verso gli Stati Uniti orientali proprio in queste ore, che nascono dal Golfo di Guinea e che le correnti (in movimento da est a ovest) attraverso l’Oceano Atlantico trasportano sui Caraibi.
Tifoni sono quelli che si formano sulle coste delle Filippine fino alla Cina o al Giappone.
Cicloni sono quelli che si verificano sul sud-est asiatico, con origine dall’Oceano Indiano e dall’Australia.
Solo di uragani, ogni anno, spiega Ferrara, se ne formano una decina, di cui un terzo sono i più potenti. “La massima potenza l’hanno raggiunta dal 2004 al 2007“.
A influenzarli sono anche due fenomeni climatici ricorrenti che si verificano nel Pacifico centrale, El Nino e La Nina (attualmente si e’ in una fase di transizione, è da poco cessata La Nina).
Con El Nino, in particolare, aumentano gli uragani sull’Atlantico, con La Nina si registrano piu’ fenomeni – e piu’ potenti – sull’Oceano Indiano.
La potenza di un uragano, ricorda Ferrara, si basa sul cubo della velocità del vento. Un uragano è in particolare capace di sviluppare una potenza pari a 200 chilotoni, dieci volte quella prodotta dalla bomba atomica scoppiata ad Hiroshima. Questo fenomeno meteorologico interessa esclusivamente i mari caldi e solo in alcuni periodi dell’anno. Intorno alla zona di depressione, si formano venti fino a 300 km orari e l’umidita’ portata in alto si condensa e ricade al suolo sotto forma di piogge intense.
E, a proposito di uragani, stiamo già dando moltissimo spazio agli aggiornamenti su Irene, ma è bene confermare ulteriormente le previsioni delle scorse ore. La tempesta sembra puntare sempre con più decisione e in modo diretto la costa orientale degli Stati Uniti d’America. Proprio lì dove, poche ore fa, la terra ha tremato per un terremoto forte come quello dell’Abruzzo.



Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?