Sa come farsi amare dalla gente. Cesare Prandelli, il commissario tecnico della Nazionale di Calcio, riesce a centrare i problemi ed entrare nel cuore degli Italiani non solo con le scelte di partite e convocazioni, ma anche con quanto riguard la politica e la società. “Io sono un lavoratore subordinato alle dipendenze della Federcalcio, ma non mi sono proprio posto il problema se debba pagare io o il mio datore di lavoro. Se c’e’ da pagare si paga e basta” ha detto sulla questione del contributo di solidarietà che ha suscitato tante polemiche e rischia di complicare ulteriormente i rapporti tra l’Assocalciatori e i club. Secondo il ct azzurro, che dice la sua in un’intervista rilasciata a “La Stampa”, “lo sbaglio sta nel parlarne troppo. Non c’e’ niente da dire: il dato di fatto e’ che siamo dentro una crisi paurosa, il Paese affronta un’emergenza eccezionale e chiede uno sforzo a tutti per uscirne e non crollare. La solidarieta’ non si puo’ pretendere da chi arriva con fatica a fine mese, i soldi si chiedono a chi puo’ permettersi di darli. Mi sembra normale. Siamo tra i migliori contribuenti dello Stato e anche a me girano le scatole nell’aggiungere quest’altra tassa, tanto piu’ che non parliamo di cifre modeste. Ma qual e’ l’alternativa? Far pagare chi non puo’? Affrontiamola come un’emergenza straordinaria, come quando Prodi chiese un prelievo forzoso per riaggiustare i conti e permetterci di entrare nell’euro. E speriamo che, come allora, serva a qualcosa“.
Il ministro Calderoli era stato durissimo con i calciatori definendoli viziati e minacciando di “raddoppiare” la tassa per i ricchi qualora non avrebbero voluto pagare. “Non mi permetto di dare giudizi e non credo che si debba generalizzare. Qualche volta e’ vero che chi sta nel calcio pensa di vivere in un mondo a se’ e non riflette sul fatto che e’ gia’ un privilegiato a starci. Ecco, credo che in certe situazioni bisognerebbe riflettere un po’ di piu‘” ha detto Prandelli, secondo cui prevarra’ il buon senso e riguardo al possibile sciopero dei calciatori precisa: “Si sta facendo una grande confusione tra due questioni che sono totalmente distinte. Qui parliamo di un contributo straordinario chiesto a chi supera una soglia di stipendio – spiega il ct azzurro – mentre il braccio di ferro tra i calciatori e i club riguarda un aspetto contrattuale da affrontare separatamente. Certo, in un momento di forti contrasti si rischia di fare di tutt’erba un fascio. Ma e’ sbagliato“.


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