Napoli: dopo 17 anni, la Società Italiana di Igiene ci avverte ancora che i rifiuti nelle strade sono un fattore di rischio

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Ho letto con attenzione l’articolo apparso sul “Corriere del Mezzogiorno” del 8 agosto 2011 che diffondeva una comunicato emerso dalla riunione del gruppo di lavoro nazionale «Salute e Ambiente» della Società Italiana di Igiene (SITI), riunitosi all’inizio di agosto al Dipartimento di Scienze mediche preventive dell’università Federico II, diretto dalla professoressa Maria Triassi. Secondo la SITI «L’accumulo incontrollato di rifiuti urbani nelle strade rappresenta un fattore di rischio per le eventuali combustioni e per la proliferazione di parassiti potenziali vettori di malattie diffuse». «La problematica a Napoli non può trovare una soluzione limitata a un territorio provinciale con una delle maggiori densità abitative d’Europa, ma deve assumere necessariamente valenza almeno regionale, tramite sinergie tra i territori campani e, se necessario, tramite la collaborazione delle altre Regioni del Paese». Continua la SITI “non si può che insistere «sulla strada intrapresa della raccolta differenziata, che tuttavia non può prescindere dalla attivazione di termovalorizzatori di nuova generazione, che hanno dimostrato di non essere, se ben gestiti, pericolosi per la salute dei cittadini; il monitoraggio dello stato di salute della popolazione non può essere effettuato senza il contributo dei Dipartimenti di prevenzione delle Aziende Sanitarie, dell’ARPAC e dell’Università». Gli esperti hanno concluso l’incontro assicurando il loro continuo impegno per il monitoraggio della situazione campana, impegnandosi «a segnalare eventuale situazione di rischio per la salute della popolazione. La Siti si rende disponibile per ogni possibile supporto alle Istituzioni impegnate nell’analisi e nella soluzione del problema».

Un ammonimento simile era già stato lanciato dalla SITI il 20 luglio 2011; la Prof. Triassi nei mesi iniziali del 2011 aveva più volte richiamato l’attenzione dei rappresentanti istituzionali che disinvoltamente sembravano assuefatti all’immondizia accumulata lungo le strade sottovalutando i rischi connessi per la salute dei cittadini. Quest’ultima presa di posizione ufficiale della SITI  rappresenta una conferma ovvia di quanto sostenuto da anni da alcuni ricercatori, medici e comitati di cittadini  “indipendenti” .

Al fine di evitare strumentalizzazioni, mi auguro che lo stringato comunicato stampa rappresenti la sintesi giornalistica di un verbale articolato e documentato circa lo scandalo rifiuti in Campania nel quale sia stata messa a fuoco la “montatura” , o meglio la “operazione deviata” bipartisan e multi lobbystica costituita dalla “emergenza rifiuti”. Certamente deve essere stato ricostruito lo scenario criminogeno nel quale si sono svolti i 17 anni di emergenza che hanno visto personaggi di grande rilievo istituzionale inquisiti e arrestati come alcuni vice del Commissario Straordinario poi Sottosegretario Bertolaso, come  un direttore dell’ARPAC e vari illustri docenti universitari che hanno avuto cariche di rilievo (presidi di facoltà, rettore ecc.).

Commentiamo il testo pubblicato che si articola essenzialmente su sei punti: 1- “L’accumulo incontrollato di rifiuti urbani nelle strade rappresenta un fattore di rischio per le eventuali combustioni e per la proliferazione di parassiti potenziali vettori di malattie diffuse». 2- «La problematica a Napoli non può trovare una soluzione limitata a un territorio provinciale con una delle maggiori densità abitative d’Europa, ma deve assumere necessariamente valenza almeno regionale, tramite sinergie tra i territori campani e, se necessario, tramite la collaborazione delle altre Regioni del Paese». 3- non si può che insistere «sulla strada intrapresa della raccolta differenziata, che tuttavia non può prescindere dalla attivazione di termovalorizzatori di nuova generazione, che hanno dimostrato di non essere, se ben gestiti, pericolosi per la salute dei cittadini; 4- il monitoraggio dello stato di salute della popolazione non può essere effettuato senza il contributo dei Dipartimenti di prevenzione delle Aziende Sanitarie, dell’ARPAC e dell’Università; 5- la SITI assicura il continuo impegno per il monitoraggio della situazione campana, impegnandosi «a segnalare eventuale situazione di rischio per la salute della popolazione. 6- La Siti si rende disponibile per ogni possibile supporto alle Istituzioni impegnate nell’analisi e nella soluzione del problema».

I punti 1 e 2 sono piuttosto scontati e chiaramente  “voluti” dai registi dei 17 anni di scandalo rifiuti. Il punto 3 è quello che sembra banale ma che, a nostro avviso, nasconde involontari o voluti risvolti dal momento che sembra dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Da ragione a De Magistris affermando che si deve insistere in maniera determinata sulla raccolta differenziata. Fornisce un assist “involontario” ai registi dei 17 anni di scandali sostenendo anche la necessità di moderni inceneritori. Però, questi ultimi, devono essere “ben gestiti”. Sembra una banalità, o addirittura superfluo, affermare che un impianto delicato ad alto impatto ambientale come un inceneritore debba essere ben gestito. Agli occhi di persone in mala fede, invece, questa affermazione è una “accademica”  scappatoia di cui vari colleghi hanno abusato, per consentire la realizzazione di impianti in condizioni amministrative e ambientali non idonee. Come si può pensare che sia possibile che gli  stessi eredi di 17 anni di criminogena amministrazione dello scandalo rifiuti possano gestire bene gli inceneritori campani? Diventa poi una affermazione molto pericolosa se non si basa su una accurata analisi circa il numero degli inceneritori da realizzare e sulla temporalizzazione dell’entrata in funzione degli impianti in relazione al progredire della raccolta differenziata. I registi e gli eredi dei 17 anni di scandalo rifiuti da questa affermazione colgono solo che si devono costruire i tre inceneritori previsti dalla legge n.1/11. Il punto 4 è preoccupante: da semplice cittadino mi chiedo: ma è sotto controllo e chi controlla attualmente lo stato di salute della popolazione?  Il punto 5 non si capisce se sia una promessa di impegno a favore dei cittadini o se sia già in corso un monitoraggio della situazione campana da parte della SITI. Avere al proprio fianco una prestigiosa e qualificata organizzazione scientifica che non nasconda la verità ma che la documenti in maniera trasparente, farebbe molto piacere ai cittadini!  Il punto 6, agli occhi degli eredi dei 17 anni di scandalo rifiuti, può sembrare una dichiarazione di disponibilità a collaborazioni  “mercenarie”, come altre strutture hanno già fornito più per nascondere lo stato reale della igiene e delle reali relazioni tra gestione dei rifiuti degli ultimi 17 anni e salute dei cittadini.

Mi farebbe piacere sapere che la SITI sia a disposizione anche a collaborare con i cittadini, comitati di cittadini, associazioni culturali come le Assise di Napoli e associazioni di medici già attivamente impegnati gratuitamente da anni per cercare di limitare i danni conseguenti all’operazione deviata “scandalo rifiuti”. Mi auguro che sia sottinteso; comunque è meglio esplicitarlo!

Le tristi recenti esperienze hanno evidenziato che l’essere universitari non è una automatica garanzia di una prestazione trasparente a favore di tutti i cittadini e della difesa delle risorse naturali di importanza strategica per i campani di oggi e di domani!