Rifiuti e risorse geoambientali in provincia di Napoli

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Lo Stato Maggiore dell’emergenza rifiuti (a proposito, per legge il Governo Berlusconi aveva vietato il termine “emergenza” che deve essere sostituito da “criticità”: vale ancora?) Caldoro-Cesaro-PattonVardè ha detto che “Sono state determinate 5 localizzazioni di cave abbandonate o dismesse da utilizzare come siti per lo smaltimento e ubicate nel territorio napoletano in distinte aree geografiche omogenee“.

Più volte abbiamo evidenziato che in tutto il sottosuolo del territorio provinciale di Napoli esiste una falda idrica molto importante per portate e qualità dell’acqua a profondità variabile da circa 5m a circa 50 m nell’area di pianura dove è abbondantemente usata per scopi irrigui. Gran parte della frutta, degli ortaggi e dei latticini è prodotta in questa pianura irrigua mediante l’estrazione incontrollata da migliaia di pozzi privati di alcune centinaia di milioni di metri cubi di acqua. La maggior parte dei pozzi preleva la così detta “prima falda” che è la più facilmente inquinabile dai liquidi provenienti da scarichi antropici (civili, industrial) e da rifiuti accumulati illegalmente o legalmente in discariche a fossa o a raso. Le indagini della magistratura hanno rivelato lo stato di disastro ambientale di una parte del giuglianese. Le analisi delle acque della prima falda eseguite nella pianura dagli statunitensi della NATO hanno consigliato lo spostamento dei loro cittadini.

Oltre agli inquinanti naturali tipici delle falde all’interno di rocce vulcaniche si aggiungono sempre di più quelli derivanti da scarichi di origine antropica. Numerose discariche di rifiuti e rifiuti imballati realizzate negli anni dell’emergenza hanno aumentato il pericolo perché gli sversatoi ubicati in cave a fossa rappresentano il modo più sicuro e diretto per provocare l’ulteriore inquinamento delle acque sotterranee. L’impermeabilizzazione non può durare più di 10-15 anni ed è impossibile fare manutenzione alla base dei rifiuti a profondità di decine di metri. Finora, nelle menti bipartisan dei commissari speciali, hanno prevalso queste considerazioni: – l’inquinamento che avviene a quella profondità non si vede; – l’inquinamento interesserà prevalentemente le nuove generazioni.

Ritenendo una imbecillità realizzare le discariche a fossa come finora è stato fatto abbiamo proposto di farle in modo che, almeno, si garantisca il “non inquinamento” delle acque sotterranee costruendo una struttura di base ispezionabile dove sia sempre possibile fare manutenzione alla struttura impermeabilizzante in modo che vi sia la certezza che non si disperderebbe percolato nel sottosuolo.

Nella figura abbiamo sintetizzato le principali caratteristiche geoambientali del sottosuolo prendendo spunto da varie pubblicazioni scientifiche fatte da vari colleghi dell’Università Federico II, alcune delle quali reperibili sui siti istituzionali di Regione Campania e Provincia di Napoli.

Nella carta, in alto, con i colori sono state delimitate le aree con diversi spessori di sedimenti permeabili al di sopra della falda. Le frecce blu evidenziano lo scorrimento delle acque sotterranee. I cerchi rossi rappresentano alcune delle discariche emblematiche per le diverse caratteristiche idrogeologiche e di uso del suolo (a= Chiaiano; b= Boscofangone; c= Tufino; d= Terzigno). La linea verde continua delimita le aree dove si praticano attività agricole irrigue mediante il prelievo di acqua dalla prima falda.

Nella sezione geoambientale, in basso, è evidenziata la posizione della falda al di sotto della copertura permeabile di sedimenti sciolti vulcanici ed alluvionali e delle rocce tufacee (nei Campi Flegrei) e calcaree (nei monti del nolano). In rosso sono evidenziate alcune discariche. La linea verde tratteggiata individua la parte di pianura dove è praticata l’irrigazione con l’acqua della prima falda. Ogni anno la falda è alimentata dall’acqua che si infiltra dalla superficie del suolo attraversando il sottosuolo. Dalla superficie alla falda l’acqua di infiltrazione ci può impiegare alcune ore (nella pianura acerrana e del nolano e nella bassa pianura del giuglianese) e alcuni mesi dove lo spessore della copertura è maggiore. Dove l’acqua di infiltrazione attraversa materiali inquinanti si trasforma in un mezzo di trasporto verso la sottostante falda. La falda, poi, defluisce per gravità verso mare percorrendo anche decine di chilometri. Gli eventuali inquinanti, pertanto, possono essere trasportati in aree irrigue circostanti. Il prelievo incontrollato dell’acqua dalle diverse migliaia di pozzi privati può riportare in superficie e sui/nei cibi inquinanti di vario tipo. Il cibo proveniente dai campi irrigui viene normalmente smistato sui mercati fino ad arrivare nei nostri piatti, anche in città lontane dai luoghi di produzione.

L’acqua potabile proviene solitamente dalle sorgenti e dalle falde alimentate dalle rocce calcaree ubicate nella fascia di transizione tra i rilievi e la pianura campana dal casertano, al nolano, al sarnese, a Castellammare. Altra acqua potabile proviene da sorgenti laziali, del Matese, dei Monti Picentini ecc. Questa breve sintesi geoambientale evidenzia che la realizzazione di una discarica di materiali inquinanti nella provincia di Napoli è un’operazione estremamente delicata e pericolosa in quanto si tratta di costruire un nuovo giacimento geologico perenne di materiale inquinante al di sopra di falde idriche che sono già utilizzate e che lo saranno sempre più in relazione all’accentuazione della variazione climatica nel prossimo futuro. Bisogna pensare a queste cose? Ci si deve preoccupare della salute nostra e di coloro che vivranno nel futuro? I cibi e l’aria rappresentano gli elementi naturali più usati dal corpo umano e sono proprio quelli meno controllati. Attraverso di essi possono entrare nel nostro corpo elementi pericolosi, in campagna vicino alla falda come in città, lontano dalla falda.

Lo stato maggiore ha trovato la soluzione che le altre regioni, visibilmente infastidite, vogliono per assicurare la loro comprensione momentanea: 5 siti in cui costruire discariche nella Provincia di Napoli in cave. Lo Stato Maggiore, prima di dare il via “militare” a Patton-Vardè deve delle spiegazioni ai cittadini: chi sono i tecnici che hanno convalidato le scelte, quali competenze hanno, quali sono le motivazioni che renderebbero sicura la realizzazione delle discariche nel territorio provinciale. Se la scelta è stata fatta direttamente dallo Stato Maggiore indipendentemente dalle valutazioni ambientali possiamo chiudere tutti gli atenei della Campania dal momento che basta un laureato in giurisprudenza (senza approfondite conoscenze dell’ambiente fisico) per fare scelte delicate.

Visti i gravi precedenti di proposte strane per smaltire i rifiuti in periodi di emergenza (ad esempio riaprire la discarica di Pianura che è stata sequestrata e poi inserita nei siti inquinati di interesse nazionale; la discarica di Chiaiano nel Parco Regionale e quella di Terzigno nel Parco nazionale e per di più Area SIC e ZPS) mettiamo a disposizione istituzionale un comitato di esperti multidisciplinari per verificare in brevissimo tempo le caratteristiche ambientali dei siti individuati dallo Stato Maggiore per dare buoni consigli, trasparenti a vantaggio dell’ambiente della salute dei cittadini di oggi e di domani.