
Sull’area caraibica cresce il timore per l’intensificazione della tempesta tropicale “Emily” che è sorta proprio lo scorso lunedi 1 Agosto nelle acque ad ovest delle Piccole Antille.A differenza di “Don”, che la scorsa settimana effettuò il “landfall” parecchio indebolita lungo le coste del Texas meridionale, vicino i confini messicani, causando scarse precipitazioni, “Emily” presenta tutte le potenzialità del caso per riuscire a divenire una potente tropical storm, se non uragano di 1^ categoria, all’interno dell’area caraibica.Nelle ultime 24-36 ore la perturbazione tropicale si è spostata molto lentamente sul settore orientale del mar dei Caraibi, muovendosi gradualmente verso ovest, ad una velocità media di circa 12 miglia/orarie.Il sistema tropicale, allontanandosi dalle Piccole Antille, si è diretto sopra acque superficiali particolarmente calde, con punte fino a +28° +29°, che hanno agevolato una notevole intensificazione dell’attività convettiva al proprio interno, con la formazione di “Cluster temporaleschi” particolarmente intensi.Nella mattinata di ieri “Emily” aveva rallentato, temporaneamente, la propria corsa verso ovest, tanto da rimanere semi/stazionaria in mare aperto per qualche ore.Le moviole satellitari attuali lasciano suggerire un ulteriore potenziamento della tempesta, con un notevole consolidamento della circolazione ciclonica nei bassi strati (850 hpa).Ai livelli più alti della troposfera la circolazione depressionaria appare più debole e ancora poco definita, segno che “Emily” deve ancora affrontare lo stadio di maturità.Se la circolazione ciclonica non si riesce a consolidare anche negli strati più alti allora difficilmente “Emily” potrà far strada per candidarsi a futuro uragano sul mar dei Caraibi.Intanto l’ultima missione aerea effettuata dai cosiddetti “Cacciatori di Uragani”, membri del 53mo squadrone aereo di stanza nella base militare di Biloxi (questo team, formato dal 1965 usa degli aerei C-130 per volare all’interno degli uragani e registrare informazioni fondamentali per capirne i movimenti), in Mississippi, ha rilevato un depoziamento interno della struttura, con il dislocamento di più centri convettivi.Il minimo barico all’interno della perturbazione non è sceso sotto la soglia dei 1007 hpa a livello del suolo.Il “Wind Shear” rimane molto forte nel settore a nord della tempesta, e a ovest, fino a Puerto Rico e alla grande isola caraibica di Hispaniola.Un altro problema, che potrebbe arrestare la corsa della tempesta tropicale, consiste nell’accumulo, nei giorni scorsi, di aria piuttosto secca nella parte a nord del sistema perturbato.Se a ciò aggiugiamo l’intenso “Wind Shear” che “Emily” sarà costretta a incontrare lungo il suo tracciato la possibile promozione a uragano di 1^ categoria rimarrà alquanto dubbia e poco probabile.

Nelle prossime ore la tempesta tropicale, in azione nel mezzo del mar Caraibico, tenderà a muoversi molto lentamente verso ovest prima di piegare più verso nord-ovest nel corso della serata odierna.Rimanendo relegata in mare aperto, su acque piuttosto calde, “Emily” avrà tutto il tempo per rafforzzarsi e divenire una severa tropical storm prossima alle coste dell’isola di Hispaniola.Dalla seconda parte di domani, mantenendo la traiettoria verso nord-ovest, la tempesta tropicale andrà ad impattare verso le coste meridionali della Repubblica Dominicana, passando con il centro poco ad ovest della capitale Santo Domingo.L’avvicinamento della tempesta causerà una forte ondata di maltempo che colpirà la parte orientale dell’isola Hispaniola, in particolare la Repubblica Dominicana che sarà soggetta a forti rovesci di pioggia e temporali, che produrranno degli allagamenti, accompagnati da una ventilazione piuttosto sostenuta.Ma le bande nuvolose periferiche porteranno piogge a tratti intense e fenomeni temporaleschi, anche di forte intensità, nella giornata di domani colpiranno anche l’isola di Puerto Rico e Haiti.
La grande incognita dopo l’attraversamento dell’isola di Hispaniola
Ancora regna grande incertezza sulla futura rotta di “Emily” dopo aver attraversato l’isola di Hispaniola.Difatti la grande isola caraibica, con i rilievi al suo interno, è nota per essere una delle prime cause di distruzione o morte anticipata dei cicloni tropicali che l’ha investono.Dal 1950 ad oggi sono decine e decine gli uragani o le tempeste tropicali che dopo aver investito in pieno Hispaniola si sono pesantemente indebolite fino a raggiungere Cuba o la Florida come semplici depressioni tropicali, con una circolazione ciclonica poco organizzata.Per i cicloni tropicali l’impatto con gli elevati rilievi della Cordigliera Centrale (con picchi che superano i 3000 metri di altezza), nell’entroterra dominicano (non lontano dai confini con Haiti), può risultare a dir poco distruttivo, visto che l’aspra orografia della grande isola caraibica è in grado di causare un brusco indebolimento della circolazione ciclonica nei bassi strati, con un brevissimo arresto dell’alimentazione umida dal mar dei Caraibi.Sovente, per rinforzarsi, le aree cicloniche che superano l’ostacolo orografico di Hispaniola sono costrette a scivolare in mare, fra le Bahamas e la parte est di Cuba, dove possono trovare il terreno fertile per una nuova fase di potenziamento.Con molta probabilità la stessa sorte toccherà anche ad “Emily” che entro la serata di domani passerà sopra la Repubblica Dominicana prima di oltrepassare i rilievi dominicani per rifinire nuovamente in mare, a sud delle Bahamas, come una depressione tropicale capace di scaricare forti piogge e temporali nell’area centrale.Passando sulle Bahamas il sistema potrebbe essere nuovamente promosso a tempesta tropicale, con venti medi sostenuti sugli 80-90 km/h e raffiche ad oltre i 100 km/h.

Sul Pacifico orientale continua la corsa dell’uragano “Eugene”; nessun pericolo per le terre emerse
Mentre sui Caraibi è in azione la tropical storm “Emily” lungo il Pacifico orientale troviamo l’uragano “Eugene” che proprio nelle ultime ore ha acquistato ulteriore energia, raggiungendo la 2^ categoria della scala Saffir-Simpson, con venti medi sostenuti cresciuti fino a 161 km/h.La pressione centrale all’interno del ciclone tropicale è scesa al di sotto dei 973 hpa.”Eugene” si trova posizionato in mezzo all’oceano Pacifico, a largo delle coste meridionali messicane.Per fortuna l’uragano non rappresenterà alcun pericolo per le terre emerse visto che seguirà una speciale traiettoria verso ovest-nord/ovest che l’ho allontanerà sempre più verso il mare aperto.Entro le prossime 12 ore “Eugene” rischia di toccare la 3^ categoria, con venti medi sostenuti molto forti, fino a 185 km/h e raffiche ben superiori.Attorno l’area perturbata i fortissimi venti ciclonici solleveranno onde alte anche più di 8 metri.Nei giorni successivi la tempesta migrerà verso il mare aperto, finendo su acque superficiali un pò più fredde che ne determineranno un sostanziale indebolimento da uragano di 1^ categoria a comune tropical storm, in via di dissipamento sul Pacifico centro-settentrionale.


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