Troppi incendi, più dissesto: ecco perchè i fenomeni meteo diventano killer spietati

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La stagione estiva che sta volgendo al termine si è caratterizzata per una scarsa piovosità in gran parte dell’Italia Centro meridionale e per una notevole estensione dei versanti boscati devastati dal fuoco appiccato, approfittando dei giorni ventosi, da vari tipi di delinquenti.

Anche vaste parti di versanti potenzialmente interessati da fenomeni franosi rapidi e lenti incombenti su infrastrutture e aree abitate sono stati percorsi dai fuochi innescati da delinquenti professionisti e improvvisati, per motivi molto diversi. E’ il caso, ad esempio, dei versanti a monte dell’abitato di Sarno, Castel San Giorgio, Siano e Roccapiemonte vicino a Salerno; si ricorda che parte di tali versanti nel maggio 1998 furono interessati da numerose colate rapide di fango. La siccità estiva contribuisce a “seccare” parte della vegetazione erbacea ed arbustiva che costituisce una efficace base per l’innesco e la propagazione degli incendi appiccati intenzionalmente. In seguito al passaggio del fuoco si forma uno strato di cenere sulla superficie del suolo, tanto più spessa quanto più fitta era la vegetazione.

La cenere può rimanere sul suolo per mesi contribuendo a creare una patina superficiale impermeabile in occasione di eventi piovosi molto intensi che caratterizzano i mesi autunnali. In tali circostanze l’acqua che precipita al suolo non si può infiltrare e scorre sulla superficie inclinata del versante originando tanti ruscelletti che acquistano un consistente potere erosivo e di trasporto di detriti e di parti della vegetazione parzialmente combusta. Se il versante ha forma planare inclinata i rivoli non si concentrano scorrendo verso la base del rilievo, senza acquisire un potere distruttivo tale da creare pericolo per la vita umana, trasportando detriti vari che possono attraversare strade, vie cittadine accumulandosi anche nelle aree urbane. Se il versante devastato dagli incendi ha forma di bacino imbrifero i vari rivoli di acqua e detriti che scorrono veloci si concentrano nell’alveo di fondo valle alimentando un flusso detritico-fangoso molto veloce (diverse decine di km/ora) che può acquisire portate massime di varie decine di metri cubi al secondo con un notevole potere distruttivo come è stato verificato tragicamente nel settembre 2010 ad Atrani. Da circa 15 ettari di versante incendiato si possono alimentare flussi detritici incanalati in alveo che possono raggiungere portate di circa 100 mc/sec. Recentemente varie aree abitate sono state interessate da flussi detritico-fangosi distruttivi innescatisi ed alimentatisi proprio lungo i versanti devastati dagli incendi come accaduto, tra vari casi noti in cronaca, nel quartiere Soccavo di Napoli nel settembre 2001 e negli abitati di Mercato San Severino e Montoro Superiore alcuni anni fa. Il pericolo è grave e gli eventi distruttivi si possono verificare, a valle delle aree di versante devastate dagli incendi, anche dopo alcuni anni.

Gli eventi piovosi che di solito innescano i flussi detritico-fangosi distruttivi sono connessi a particolari fenomeni atmosferici chiamati cumulo-nembi (da me chiamati meteo-serial-killer) che si innescano di solito nei periodi di cambiamento di stagione tra la primavera e l’estate e tra l’estate e l’autunno. Si tratta di fenomeni che richiedono particolari situazioni morfologiche (versanti che si sollevano rapidamente dal mare o da pianure costiere rappresentando uno sbarramento per le correnti d’aria che conseguentemente sono costrette a sollevarsi) e meteo (contrasto tra correnti d’aria di diversa provenienza e temperatura) determinando il rapido sollevamento di masse d’aria umida fino ad oltre 10 chilometri d’altezza e la continua rigenerazione del flusso ascendente. In tali condizioni si possono innescare precipitazioni piovose particolari e tali da scaricare al suolo fino (ed oltre) 100 millimetri all’ora. L’area al suolo interessata dalle piogge è solitamente di limitata estensione variando da circa 30 a circa 70 chilometri quadrati. Qualora il fenomeno persista nella stessa zona per qualche ora la superficie del suolo viene letteralmente inondata da alcune centinaia di millimetri d’acqua che danno origine a vari tipi di fenomeni idrogeologici in relazione alle caratteristiche morfologiche, idrografiche, litologiche, idrogeologiche e di uso del suolo.

Gli incendi possono causare un aggravamento delle condizioni di stabilità della superficie del suolo. I fenomeni più devastanti sono correlabili con quelli avvenuti recentemente a sud di Messina con la perdita di oltre 30 vite umane e a Casamicciola nell’Isola d’Ischia. I fenomeni sono noti, gli effetti sull’ambiente naturale e urbanizzato e sui cittadini pure: e la difesa dei cittadini a che punto sta? Più volte abbiamo sollecitato i rappresentanti delle istituzioni ad attivare misure strutturali tese a rendere più veloce ed efficace l’intervento dei mezzi antincendio a pala rotante e terrestri realizzando laghetti artificiali in zone sicure geomorfologicamente e nella parte alta e sommitale dei versanti boscati. Tali interventi devono accompagnare una efficace azione di intelligence ed un necessario inasprimento delle pene per gli incendiari che sono da ritenere attori potenziali di disastri ambientali e di veri e propri omicidi.

Vanno poi attivati locali piani di protezione civile nelle zona a valle dei versanti devastati dal fuoco in seguito alla delimitazione delle aree devastate e all’individuazione delle aste torrentizie nelle quali necessariamente possono incanalarsi eventuali flusso detritico-fangosi qualora l’area venga interessata da intensi fenomeni piovosi connessi a cumulo-nembi. Le precipitazioni piovose connesse ai cumulo-nembi hanno un andamento del tutto particolare e facilmente individuabile dopo alcuni minuti che il fenomeno è iniziato; i fenomeni sono anche individuabili in base alla loro limitata estensione e particolare forma e numero di fulmini e per la forza dei venti locali. Una adeguata rete di strumenti di misura delle precipitazioni e degli altri parametri meteo quali pressione e vento oltre alle osservazioni dirette può consentire di individuare l’innesco di un cumulo-nembo. Dal momento che l’acqua precipitata al suolo non innesca immediatamente i fenomeni idrogeologici potenzialmente distruttivi ma trascorrono anche 15-20 minuti prima che eventuali flussi distruttivi raggiungano le aree abitate c’è il tempo per attivare i piani di protezione civile locali solo lungo le depressioni che possono essere investite dalle piene.

Purtroppo siamo ancora lontani da una simile semplice organizzazione e va recuperato immediatamente il tempo sprecato per dare maggiore sicurezza ai cittadini e alle aree urbane.