A tre anni dalla ‘tempesta finanziaria perfetta’ Wall Street si prepara all’uragano reale, Irene. Le bandiere che normalmente sventolano sul New York Stock Exchange sono state rimosse. I caveau della Fed, che si trovano nell’area da evacuare e che contengono le riserve auree di 36 paesi rendendo New York il maggior deposito d’oro al mondo, sono al sicuro: a 80 piedi, ovvero 24,3 metri sotto terra, sono a tenuta stagna. I quartier generali delle grandi banche, molti dei quali nell’area a ordine di evacuazione, appaiono spettrali: l’orario di lavoro e’ stato prolungato ieri per evitare che i dipendenti fossero costretti a tornare nelle ore a rischio. American Express, che ha la sede nel World Financial Ceneter, ha inviato una mail allo staff invitando tutti a ”usare cautela e a informare i superiori” della necessita’ di dover lasciare prima il posto di lavoro o dell’impossibilita’ a raggiungerlo lunedi’. Nomura Securities ha messo in guardia i dipendenti: ”lunedi’ l’attivita’ potrebbe non essere regolare” dalla sede di Lower Manhattan e per questo a molti e’ gia’ stata data l’indicazione che si lavorera’ dagli uffici dislocati in altre aree della citta’. Goldman Sachs afferma di voler garantire la sicurezza dei propri dipendenti, continuano a servire i clienti. Una conference call e’ in programma a Morgan Stanley nel fine settimana per decidere come procedere. Il Nyse e il Nasdaq prevedono di aprire regolarmente lunedi’ perche’ i loro centri operativi sono fuori da Manhattan e situati in localita’ sicure, meno vulnerabili a eventuali inondazioni. Ma i precedenti nella storia sono pochi, come ha ammesso il sindaco Michael Bloomberg, e previsioni esatte sono difficili.
Uragano Irene, anche Wall Street è pronta alla crisi. L’oro è al sicuro


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