Uragano Irene, la grande allerta non è un’esagerazione da film. Ed è sempre meglio prevenire

L'ultima immagine satellitare dell'uragano Irene che è arrivato sulla costa orientale degli Stati Uniti d'America. Da notare la sua grande vastità

Da categoria 3 a 5 e poi di nuovo a 3 e poi 2. L’allarme scende, ma gli uragani sono imprevedibili e possono riprendere forza all’improvviso, cambiare traiettoria, virare repentinamente. E sono comunque uragani, che pur al loro livello minimo, hanno venti tra 115 e 155 km/h, come possiamo vedere dall’approfondimento sulla scala Saffir-Simpson.

Gli esperti mettono in guardia: mai sottovalutare un uragano, mai allentare il livello di attenzione solo in base alla scala Saffir-Simpson. Perche’ un uragano e’ un uragano, non e’ piu’ ne’ una depressione ne’ una tempesta, ma e’ molto di più. Di uragani sottovalutati è piena la storia, e per questo motivo tutta l’allerta che ha preceduto l’arrivo di Irene nell’east coast non è stata per nulla un’esagerazione, come hanno detto molti scettici.
Stavolta non siamo in un film americano, non è The Day After Tomorrow o Twister. A New York sono state evacuate 370 mila persone. Trecentosettanta mila. Tante quanto i residenti di Firenze o Bologna.

Sottovalutare un uragano significa rischiare grosso. E gli Americani lo sanno bene, anche perchè hanno il servizio meteorologico e il centro uragani più evoluto al mondo, oltre a un bagaglio storico di uragani inattesi e devastanti che ha creato una grande coscienza per questo tipo di tempeste.

Inaspettata, per esempio, fu la terribile furia con cui l’uragano Labor Day si abbattè nel 1935 sulle Florida Keys. Nonostante fosse considerato un ‘piccolo’ uragano rase al suolo ogni costruzione e albero e uccise 423 persone. “Le Indian Key sono state totalmente spazzate via, non vi è piu’ un filo d’erba“, commentò uno sconcertato Ernest Hemingway.
Anche l’uragano Floyd giunse sulla costa della Carolina del Nord nel 1999, ormai indebolito e declassato a uragano di categoria 2, ma questo non gli impedì di causare gravi devastazioni: 57 morti e 4,5 miliardi di dollari di danni. Nel caso dell’uragano Floyd, la previsione della traiettoria fu eccellente durante il viaggio in mare aperto, ma quando arrivò sulle coste le previsioni cominciarono a sbagliare e non riuscirono a prevedere il passaggio a nord, proprio quello che provoco’ la maggior parte delle vittime.

E poi, naturalmente, c’è il terribile uragano Katrina del 2005, il più grave in termini di danni economici e di perdite di vite umane. Dopo aver attraversato il sud della Florida come ‘moderato’ uragano di categoria 1, Katrina si rafforzò improvvisamente passando sulle calde acque del Golfo del Messico diventando uno dei più forti uragani mai registrati in mare. E’ il “circuito infernale” degli uragani che, quando entrano nel Golfo del Messico, difficilmente ne escono se non prima devastano alcuni territori, alla luce di una conformazione geografica e morfologica che non dà scampo.
Katrina si indebolì di nuovo prima di addentrarsi come tempesta di categoria 3 nel sud della Louisiana, ma questo fu comunque sufficente per far aumentare il livello delle acque con le tragiche conseguenze note: sul suo percorso ha lasciato oltre 1.800 vittime, senza contare gli oltre 81 miliardi di dollari di danni. Irene rischia di farne molti di più, anche perchè gli anni passano e con le tecnologie moderne, sempre più funzionali per tutte le attività umane ma delicate di fronte alla forza della natura, è normale che di anno in anno l’ammontare dei danni dovuto alle catastrofi sia sempre più grave.

Questo dimostra che l’uragano, a parte il numero che classifica la sua potenza, porta con sè inevitabilmente tutta una serie di conseguenze meterologiche, dai venti alle piogge torrenziali, delle quali a volte non si è tenuto conto.