URAGANO IRENE = nella nostra home page lo Speciale sull’Uragano con tutti gli aggiornamenti, le mappe, i radar, il nowcasting e le foto in diretta dagli Stati Uniti d’America grazie ai nostri corrispondenti sul posto.
L’Uragano Irene rischia di devastare la costa orientale degli Stati Uniti, come abbiamo scritto in un nostro editoriale di lunedì con le previsioni di quella che ancora era soltanto una timida tempesta tropicale lentamente diretta sul mare dei Caraibi. Adesso quella piccola tempesta è diventato un violento uragano, e anche se è stato declassato alla 2^ categoria dopo aver sfiorato la 4^ ed essendo rimasto di 3^ per più di 24 ore, è comunque molto molto intenso.
L’allarme è massimo soprattutto a New York, dove il sindaco Michael Bloomberg ha ordinato l’evacuazione di quasi 300 mila persone, quelle dell’area più a rischio, lungo la costa, dal sud di Manhattan a Staten Island, da Coney Island alle aree di Brooklyn e Queens che affacciano sull’East River e sull’Hudson. E’ la prima volta che a New York si verifica una cosa del genere, con l’evacuazione parziale della città.
L’allarme è massimo non solo per piogge torrenziali e forti venti, ma anche e soprattutto per le mareggiate. Gli esperti statunitensi parlano addirittura di “tsunami”, con onde alte fino a oltre dieci metri.
Le dimensioni di Irene sono impressionanti: immagini e dati rilevati dai satelliti e resi pubblici dalla Nasa indicano che ha un diametro pari a un terzo della costa Atlantica degli Stati Uniti. ”Senza dubbio Irene si sta annunciando come un fenomeno molto intenso e violento”, ha osservato Vincenzo Levizzani, capo della divisione meteorologica dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (Isac) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). Al momento Irina si trova al livello 3 della scala di classificazione degli uragani Saffir-Simpson, basati sull’intensita’ dei venti al suolo. Il livello 3 corrisponde ad una forza dei venti pari a 200km/h. ”La forza e la struttura di Irene – ha aggiunto l’esperto – fanno pensare ad un uragano con un periodo di ritorno di diversi anni. Accade, infatti, che fenomeno estremamente intensi tendano a ripetersi ciclicamente”. Era violentissimo anche l’uragano Kathrina, che nel 2005 si è abbattuto su New Orleans, ”ma aveva colpito una zona meno sensibile. Il problema di Irene – ha osservato Levizzani – e’ che sta puntando dritto verso New York, ossia verso una zona densamente popolata e sensibile dal punto di vista sociale ed economico”. Dopotutto Katrina colpì un’area molto più povera, provocando la mote di 1.500 persone e danni gravissimi. Difficilmente Irene, per quanto possa essere devastante, farà altrettanto.
Di solito gli uragani transitano a latitudini piu’ basse: nascono nell’Atlantico, attorno alle isole di Capo Verde e poi gli alisei li portano verso il continente americano, in direzione di Caraibi, golfo del Messico e America centrale. Solo pochissimi uragani, negli ultimi dieci anni, si sono spinti verso il Nord. ”Il problema – ha detto ancora Levizzani – non e’ solo il vento. La preoccupazione maggiore sono le onde di tsunami”. Come i terremoti, infatti, anche gli uragani possono provocare tsunami con onde di 10 metri. Piu’ del vento fortissimo e delle piogge, sono le onde la preoccupazione maggiore nelle 36 ore che secondo i servizi meteorologici statunitensi mancano all’arrivo di Irene sulle coste. ”E’ poco probabile – ha detto l’esperto – che nelle prossime ore le cose possano cambiare: per una volta tutti i modelli meteo sono d’accordo nel dire che Irene sta decisamente puntando verso New York e Washington”.
Secondo gli esperti americani, l’inondazione di molte zone è praticamente certa. Gli studiosi del National Hurrican Center hanno spiegato che l’acqua potrebbe sommergere tutto a New York lungo la costa meridionale della metropoli, dal distretti finanziario di Downtown all’aeroporto JFK, dal tunnel sotto il fiume che unisce Brooklyn a Manhattan alla metropolitana. Il tutto con conseguenze che – sempre gli esperti – non esitano a definire ”potenzialmente devastanti”.
L’intera rete della metro – ogni giorno frequentata da milioni di persone – verrà chiusa domani a mezzogiorno. A memoria d’uomo non si ricordano precedenti del genere, tanto che i responsabili non assicurano una ripresa della circolazione nemmeno per lunedì mattina.
Si va verso la chiusura anche di tutti i ponti che collegano l’isola di Manhattan alla terraferma (da quello di Brooklyn a quello di Verrazzano). Già sono state messe in sicurezza le altissime gru di Ground Zero e gli alberi del memoriale per le vittime dell’11 settembre. Insomma, quella che si profila è una vera e propria paralisi.
Entro domani mattina saranno aperti 147 rifugi pronti ad ospitare fino a 71.000 persone circa, dotati di kit di sopravvivenza con acqua, torce elettriche e medicinali. Gli ospedali e la case di riposo situati nella ‘zona rossa’ sono stati gia’ evacuati. Prevista anche una paralisi del traffico aereo: i tre principali aeroporti – JFK, La Guardia e Newark – verranno quasi certamente fermati, e gia’ centinaia di voli nazionali e internazionali sono stati cancellati. L’invito rivolto alla gente e’ quello di rimanere a casa. Le ultime ore sono state caratterizzate da una corsa all’accaparramento nei negozi e nei market, dove la gente si e’ riversata per fare scorte alimentari. Negli scaffali e’ oramai impossibile trovare torce elettriche. Tutti i parchi – a partire dal Central Park – saranno chiusi. E viene persino raccomandato di evitare i giardini di casa. Oltre 300 eventi – sportivi o culturali – sono stati annullati. E sono state sospese anche le scommesse ai casino’ di Atlantic City, capitale del gioco della East Coast. La tensione e’ alle stelle. Le parole di Obama hanno convinto anche i piu’ scettici che Irene non va sottovalutata.
Anche se qualcuno a New York spera ancora che non si stia andando verso un weekend da incubo.



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