La fine del mondo secondo Abel Ferrara: “4:44” e’ l’ora fatidica e il titolo del film del regista americano in concorso al Festival di Venezia, presentato oggi. Ed è solo l’ultimo film di una lunga serie, relativi alla fine del mondo.
La fine dell’esistenza non e’ causata da un meteorite improvviso o da un castigo divino, ma dall’uomo. “E’ questo che mi interessava sottolineare nel film: l’uomo che uccide se stesso” ha detto oggi Ferrara, aggiungendo che “tutti siamo responsabili e i personaggi del lungometraggio devono affrontare la cruda realta‘. E se tutti conoscono quando accadra’ la tragedia e’ molto piu’ potente cinematograficamente. Ho iniziato a pensare al film due anni fa – prosegue il regista – stavo venendo in aereo proprio a Venezia e a un certo punto sono scese le maschere dell’ossigeno, ho avuto paura, ‘sto per morire – mi sono detto – ma non voglio sapere quando‘”.
Da quell’esperienza e’ nato “4:44”, interpretato da Willem Dafoe (Cisco) e Shanyn Leigh (Skye), una coppia che “fa un bilancio sul proprio rapporto – dice Dafoe, il Goblin nel primo “Spiderman” di Sam Raimi – e cerca di capire che cosa rappresentano l’uno per l’altra”.
La fine della vita e’ causata causata dall’assottigliamento dell’atmosfera provocato dall’ozono. Curiosita’: nel film compare anche Al Gore, protagonista del documentario premio Oscar “Una scomoda verita‘” che affrontava proprio il tema del global warming. “Lo abbiamo contattato e ha partecipato – racconta Ferrara – ma non ha ancora visto il film“.
Un film per certi versi autobiografico, conferma Ferrara che si riconosce nel personaggio di Skye. La giovane Leigh, gia’ vista nel precedente “Go Go Tales” e in “Nemico pubblico” di Michael Mann, da’ la sua ricetta per sopravvivere serenamente a un’eventuale fine del mondo: “Se siete attaccati alla famiglia, al computer e ai soldi e all’improvviso il mondo vi tradira’ allora vivrete quel momento con angoscia – rivela – se invece vi dedicate alla spiritualita’ allora quei momenti saranno migliori“. “In questo mondo niente e’ impossibile“, mette in guardia Ferrara, a cui non piace essere definito “regista maledetto“.


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