Atrani un anno dopo: cosa abbiamo imparato?

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    MeteoWeb

    Un anno, esattamente il 9 settembre, fa un evento piovoso eccezionale per brevità e quantità di acqua precipitata innescò un deflusso di acqua, detriti, migliaia di tronchi bruciacchiati nell’alveo del torrente Dragone. Dopo qualche decina di minuti dall’inizio dell’evento l’abitato di Atrani fu investito dall’onda di piena che dapprima defluì nell’alveo coperto del torrente Dragone che scorre al di sotto dell’unica strada chiamata via dei Dogi e successivamente tracimò invadendola rovinosamente coinvolgendo decine di autovetture e motociclette provocando anche una vittima. Il tragico evento si scatenò nel tardo pomeriggio e fu causato da una perturbazione di micidiale potenza chiamata cumulo-nembo; tali fenomeni sono definiti dallo scrivente meteo-serial-killer in quanto nelle ultime decine di anni hanno causato alcune centinaia di vittime. Si originano localmente rapidamente, si autorigenerano e possono dare origine a precipitazioni intensissime tali da inondare la superficie del suolo con alcune centinaia di millimetri di pioggia. Attualmente non esiste alcun sistema di allertamento della popolazione per evitare, almeno, vittime. Colpiscono improvvisamente e si dissolvono: i danni ambientali sono in relazione alle caratteristiche morfologiche e idrologiche del territorio, all’antropizzazione e urbanizzazione, alle sistemazioni idrogeologiche ed idrauliche, all’andamento delle precipitazioni piovose nei mesi precedenti, alla presenza di versanti devastati dagli incendi.

    Secondo quanto pubblicato dai mass media è in arrivo un parziale risarcimento dei danni a favore dei cittadini; mancherebbe ancora un Piano di Protezione civile, non sono operativi i Piani di allarme, i Piani di Evacuazione, non vi è stato alcun addestramento per la popolazione, non sono stati individuati neppure i Centri di Raccolta, dove i cittadini dovrebbero confluire in caso di nuovo disastro. Sembra che ancora non siano stati eseguiti interventi strutturali lungo l’alveo del Torrente Dragone per la mitigazione degli effetti di eventuali flussi fangoso-detritici.

    Va sottolineato che l’evento del 9 settembre 2010 non è certamente l’evento massimo attendibile nella zona di Atrani. Quest’ultimo potrebbe essere innescato da eventi piovosi eccezionali tali da attivare colate rapide di fango lungo i ripidi versanti del vasto bacino imbrifero. Si ricorda che il 9 settembre 2010 non si innescarono vere e proprie colate di fango ma flussi fangoso-detritici alimentati da una parte di versante in destra orografica che negli anni passati era stata ripetutamente devastata dagli incendi, come testimoniato dal grande quantitativo di tronchi, castagne e bacche e semicombusti che si trovavano tra fango e detriti accumulati lungo la via dei Dogi e sulla spiaggia di Atrani (figure 1, 2 e 3). In figura 3 l’immagine a sinistra è stata ripresa durante la piena. Si vede il tumultuoso flusso fangoso-detritico che scorre anche lungo via dei Dogi con una altezza media di circa 1m. La figura a destra illustra la ricostruzione del flusso fangoso-detritico defluente rovinosamente anche lungo via dei Dogi poco prima di Piazza Umberto I.
    La piena durò poco più di dieci minuti e trasportò in mare varie migliaia di metri cubi di sedimenti che determinarono un improvviso ripascimento della spiaggia (figura 4); la linea rossa tratteggiata nella foto in alto indica la linea di riva dopo l’evento del 9 settembre 2010 mentre la linea bianca punteggiata nell’immagine in basso (scattata dopo l’evento) evidenzia l’originaria ampiezza della spiaggia.

    Le osservazioni fatte analizzando vari filmati dell’evento e rilievi eseguiti sui luoghi hanno evidenziato che il flusso fangoso-detritico durante la piena defluiva in una sezione di circa 15 mq. La velocità stimata del flusso varia da circa 10 a circa m/sec. La portata massima poteva variare da circa 150 a circa 300mc/sec. Il volume di acqua e detriti riversato in mare, per circa metà nell’alveo coperto e per metà lungo la via dei Dogi, è stimato tra circa 50.000 e 100.000mc. I sedimenti accumulati sulla spiaggia e sul fondale marino antistante Atrani possono variare da circa 25.000 a circa 50.000 mc. Si fa presente che le portate massime dei flussi fangoso-detritici che devastarono Sarno nel maggio 1998 e Vietri sul Mare nell’ottobre 1954 raggiunsero alcune migliaia di mc/sec.

    La stagione estiva che si sta chiudendo è stata caratterizzata da decine di incendi che hanno devastato varie parti dei versanti ripidi della penisola amalfitana incrementando il pericolo di innesco di colate detritiche in occasione di eventi piovosi simili a quello del 9 settembre 2010.
    Il sistema antincendio è antidiluviano i quanto l’unica fonte di rifornimento idrico è rappresentata dall’acqua marina. I boschi, come è noto, si trovano nella parte alta dei versanti per cui durante gli incendi i mezzi a pala rotante devono risalire in quota appesantiti perdendo tempo e consumando carburante. Da tempo lo scrivente ha proposto di realizzare alcuni laghetti sugli altopiani stabili presenti sulla sommità dei Monti Lattari in modo da accelerare gli interventi di spegnimento.
    Da alcuni anni ho sollecitato le istituzioni responsabili a mettere a punto ed attivare piani di protezione civile basati sull’individuazione in tempo reale degli eventi piovosi causati dai cumulo-nembi che sono caratterizzati da una tipica curva pluviometrica come dimostrato da vari eventi significativi recenti (figura 5). In figura 5 sulla curva piovosa cumulata relativa all’evento del 4 ottobre 2010 in Liguria, causato da una serie di cumulo-nembi, sono state sovrapposte schematicamente le curve pluviometriche relative ad eventi simili Le indagini eseguite hanno evidenziato che dall’innesco delle precipitazioni da cumulo-nembo vi sono almeno 15-20 minuti di tempo prima che si attivino eventuali flussi detritico-fangosi incanalati. Dal momento che si conosce già con sicurezza quale può essere in percorso del flusso incanalato ed è nota la situazione urbanistica delle aree abitate che possono essere attraversate è facile, avendo già predisposto e sperimentato un piano di protezione civile, mettere in sicurezza i cittadini.

    Per quanto riguarda Atrani, ad esempio, l’alveo del torrente Dragone è lungo alcuni chilometri e lungo di esso possono essere installati semplici strumenti di monitoraggio del livello fluviale in modo che l’abitato possa essere allertato con vari minuti di anticipo qualora il fondo valle sia interessato dallo scorrimento di un flusso di considerevole portata. All’inizio dell’alveo coperto a monte dell’abitato di Atrani, inoltre, con poche migliaia di euro possono essere installati strumenti (telecamera, sensori) per monitorare il livello dei fluidi nel Dragone in modo da fare scattare l’allarme quando il deflusso diventa preoccupante (figura 6). Si ricorda che il 9 settembre si verificò che per circa 10 minuti i cittadini si accorsero della piena che defluiva attraverso l’alveo coperto; improvvisamente il deflusso iniziò ad avvenire anche lungo la via dei Dogi fino a diventare un flusso fangoso-detritico travolgente e tale da trascinare decine di autoveicoli. Eventuali strumenti sistemati all’imbocco dell’alveo coperto avrebbero potuto allertare i cittadini. E’ evidente che una semplice ma efficace organizzazione può consentire ai cittadini di mettersi in salvo. Come mai non è ancora stata attivata?

    http://www.youtube.com/watch?v=PmIuLij-Zi4