Carotaggi nei ghiacci dell’Ortles per studiare la Piccola Era Glaciale

Per la prima volta in Trentino-Alto Adige si sta cercando di ricostruire il clima del passato attraverso un sistema di carotaggio effettuato sulla calotta dell’Ortles che permettera’ la lettura degli strati di ghiaccio che contengono le caratteristiche dell’aria nel momento in cui si è cristallizzata. Del progetto ne ha parlato oggi Paolo Gabrielli ricercatore dell’Ohio State University durante uno degli appuntamenti dell’evento ”Climatica…mente cambiando – Trentino Clima 2011” promosso dalla Provincia di Trento sulle mutazioni del Clima.
Secondo l’esperto, lo studio del ghiaccio consentira’ di andare a ritroso sino all’anno Mille, “permettendo così di esplorare la piccola età glaciale, periodo che va dal 1500 al 1850 in Europa quando le temperature sono scese in media di due gradi. Differenza che ha portato i ghiacciai a valle di due km” .

Cercare di capire quali sono oggi e nel prossimo futuro le nuove tecnologie di indagine sui ghiacciai come il satellitare, l’aiuto degli isotopi dell’idrogeno e dell’ossigeno presenti nel ghiaccio, le stazioni meteorologiche posizionate sulla superficie del ghiacciaio è un supporto per studiare le evoluzione della criosfera. Questo in sintesi l’obiettivo del seminario “Nuove sfide della glaciologia per il 2020 nelle Alpi“. Per Christian Casarotto ricercatore del Museo delle scienze di Trento: “Tutti questi strumenti sono effettivamente in grado di migliorare le misure che noi mettiamo in campo da anni che risalgono al 1920. Le stazioni meteorologiche che sono oggi sono posizionate direttamente sui ghiacciai forniscono dati utili in diretta sul computer come quelli dello spessore del manto nevoso, le temperature, la pressione direzione e intensità del vento, ma anche la radiazione solare incidente sul ghiacciaio“.
Jacopo Gabrieli
, dipartimento di scienze ambientali dell’università Cafoscari di Venezia ha definito i composti organici presenti sui ghiacciai alpini “fantasmi del passato che ritornano perchè – ha detto – le sostanze inquinanti che rimangono lì cristallizzate per anni consentendo di studiarle“.