Clima, Annibale Salsa sui cambiamenti climatici: “niente paura, ci sono sempre stati”

E’ iniziato oggi al Mart, il Museo di Arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, il 24° convegno internazionale di climatologia a cui partecipano tutti i più grandi esperti mondiali di meteo, scienza e clima. E nella prima giornata di lavori il protagonista assoluto è stato Annibale Salsa, antropologo ed ex presidente generale del CAI, il Club Alpino Italiano. Salsa ha aperto i lavori di “Climatica… mente cambiando – Trentino Clima 2011“, la settimana di eventi voluta dalla Provincia autonoma di Trento per parlare di Clima, e ha spiegato che in passato esistevano estati che non duravano il tempo di veder crescere l’insalata, come spiegano i diari dei parroci nel periodo tra il 1645 e il 1750. L’antropologo ha raccontato di estati che duravano appena 15 giorni, facendo sì che sia la storia a sfatare l’immagine catastrofica dei cambiamenti climatici oggi molto diffusa a livello popolare.

Dopo i saluti dell’assessore all’ambiente Alberto Pacher, l’ex presidente del Cai ha affrontato il tema dei cambiamenti climatici nello spazio alpino con temperature in crescita, piogge sempre più violente, cicli stagionali stravolti, restringimento dei ghiacciai (“quello della Marmolada si è dimezzato“) e sbriciolamento delle Dolomiti (“ma tutte le montagne sono destinate nel tempo a diventare pianura“). Eppure Salsa rassicura tutti e cita Oetzi, la mummia del Similaun: “transitava su valichi privi di neve attorno al 3300/3200 avanti Cristo, poi è rimasto sepolto dalla neve per altre migliaia di anni. Nell’età antica le Alpi erano considerate luoghi infami coperti di ghiaccio. Venivano percepite come barriere da oltrepassare ma a partire dall’anno 1000 il caldo si rimangia i ghiacciai, i valichi ritornano transitabili e la gente comincia a colonizzare le Alpi“.

Una colonizzazione abilmente accompagnata dalla politica, in questo caso dai decisori dell’epoca, come i principi vescovi. E oggi? “Io propongo un nuovo illuminismo – dice lo studioso -. Non dobbiamo essere figli di una visione nostalgica del passato, ma per essere dei buoni innovatori guardando pero alle buone pratiche della storia“. E fa l’esempio del limite. “I nostri padri ne avevano il concetto perchè non possedevano strumenti tecnologici in grado di andare oltre ai limiti fisici che l’uomo poteva apportare all’ambiente. Noi invece, forti delle nuove tecnologie, lo possiamo fare. E’ qui lo snodo. Ci dobbiamo porre dei limiti e lo dobbiamo fare attraverso una visione etica, che metta al centro il concetto di paesaggio, inteso come il prodotto dell’interazione fra uomo e ambiente“. Per il futuro Salsa avanza delle proposte e loda la Provincia autonoma di Trento. “Oggi il problema è creare un’autorità morale che abbia una visione sovrannazionale delle Alpi e in questo il Trentino èsulla buona strada. Qui è stata creata una scuola per il governo del paesaggio – conclude -. E’ importante parlare di paesaggio, ossia di una montagna abitata che sia interazione tra ambiente e uomo“. Come? “Sta alla politica ribadire la centralità delle genti di montagna e trovare le giuste politiche di adattamento“, ha concluso l’antropologo.
Il convegno continua, appuntamento a domani. Sempre al Mart di Rovereto.