Ricordate la notizia che abbiamo pubblicato l’8 settembre? Il titolo dell’articolo era “Allarme dallo Spazio: tra poche settimane un vecchio satellite da 7 tonnellate colpirà la Terra!“. Non si trattava assolutamente di una bufala, e la Nasa sta continuando a monitorare la situazione perchè il momento dell’impatto si avvicina sempre di più.
Non è la prima volta che un satellite crolla sulla Terra: la Nasa, quando vuole rottamare un oggetto che orbita a 600km di altitudine, ne spegne i motori e attende semplicemente che precipiti al suolo. Di solito, però, le carcasse dei satelliti vengono fatte precipitare in pieno oceano Pacifico, dove non possono nuocere ad anima viva nè creare altr tipi di danni. Proprio in questo modo, infatti, ogni anno la Nasa mette fine senza troppi problemi alla carriera di almeno un dispositivo dalle dimensioni paragonabili a quelle di Uars, il vecchio satellite di 7 tonnellate, lungo 11 metri e largo 4,5, che potrebbe invece provocare dei problemi. Perchè alla Nasa nei complessi calcoli di “atterraggio”, evidentemente qualcosa è andata storta.. Questa volta, però, qualcosa deve essere andato storto con i complessi calcoli di rientro.
La ‘Space Agency‘ statunitense, adesso, deve gestire la caduta fuori controllo di un simile “bestione“, l’Uars appunto (Upper Atmosphere Research Satellite) che arriverà sulla Terra a fine settembre e, secondo i più recenti calcoli, dovrebbe impattare in una località ancora sconosciuta tra il Canada e l’Argentina, quindi nel continente Americano, dove ci sono moltissime aree disabitate ma anche grandi metropoli.
L’Uars appena sarà a contatto con l’atmosfera terrestre, si incendierà sbriciolandosi in migliaia di frammenti. Di questi, circa 26 raggiungeranno la superficie del pianeta sotto forma di una pioggia di detriti del peso totale di circa 500kg. Nonostante la missione di rientro fosse stata già programmata da tempo, la Nasa si è resa conto solo recentemente di non essere in grado di predire il luogo esatto in cui impatterà l’ammasso di spazzatura spaziale (il più grande potrebbe pesare fino a 150 kg).
“In gioco ci sono troppi fattori che non riusciamo a valutare” ha detto il maggiore Michael Duncan, capo del comando Usa per la sicurezza spaziale: “la composizione dell’atmosfera varia di giorno in giorno, e non possiamo fare alcuna previsione sulle dinamiche della fase di rientro. Secondo le migliori stime, possiamo dire che Uars cadrà sulla Terra verso la fine di settembre”.
Il grande satellite da 750 milioni di dollari era stato messo in orbita nel 1991 per raccogliere dati sullo stato di salute dello strato di ozono che scherma l’atmosfera terrestre dalle radiazioni solari. Poi, dopo 14 anni di onorato servizio, i tecnici della Nasa hanno inviato a Uars tutte le istruzioni per innescare l’irreversibile fase di rientro. Oggi, a 6 anni di distanza dallo spegnimento dei motori, il satellite è sceso a un orbita compresa tra 245 e 275 km di altitudine (l’incendio e la frammentazione dello scafo dovrebbero avvenire intorno a quota 100 km).
Nonostante il luogo dell’impatto di Uars non possa essere definito che con 10mila km di incertezza, la Nasa assicura che il rischio per le persone è molto basso.
La possibilità che qualcuno venga colpito da un frammento satellitare caduto dallo Spazio è 1 su 3.200 (quella di incidente stradale è di 1 su 10mila), ma fino a oggi non si sono mai verificati incidenti< di questo genere, perché di solito i dispositivi spaziali impattano in aree disabitate.
Comunque sia, niente allarmismi. La Nasa fornisce periodicamente gli aggiornamenti sulla fase di rientro del satellite.
Anche se un evento del genere, insieme alla presa di coscienza degli ingorghi spaziali legati alla “spazzatura” umana intorno al Pianeta, dovrebbero fare riflettere.
Intanto, in vista dell’arrivo di Uars, in tutto il mondo si sono allertate schiere di osservatori spaziali self service, che esplorano il cielo in cerca di tracce di Uarsskywatching assicurano che la caduta di queste piogge di detriti sono uno spettacolo imperdibile. Non ci resta che attendere la fine di settembre e vedere se il dispositivo cadrà sulla terra ferma. Nel caso qualcuno di voi fosse così fortunato da assistere in prima persona all’impatto, ricordatevi di non toccare il satellite e di avvertire le autorità. Alla Nasa non piace che qualcuno sbirci tra i rottami dei suoi gingilli spaziali. Ma averne un pezzettino sulle mensole di casa potrebbe rappresentare una gioia indescrivibile, in quanto si tratta di un cimelio storico dal grandissimo valore simbolico.


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