Nessuna anomalia, la situazione emersa dai controlli attivati in Piemonte dopo l’incidente all’impianto francese di trattamento dei rifiuti radioattivi di Marcoule, a 250 chilometri a Torino, e’ risultata nella norma. L’assessore regionale all’Ambiente, Roberto Ravello, lo ha ribadito oggi nell’aula del Consiglio regionale. ”Le azioni di monitoraggio attivate per mezzo delle reti gestite dall’Arpa – ha assicurato Ravello – non hanno indicato alcuna traccia di anomalie radiometriche in atmosfera. E’ quindi confermata la versione delle autorita’ francesi, che avevano garantito l’assenza di rilasci di radioattivita’ all’esterno del sito”. ”Elementi rassicuranti – ha aggiunto l’assessore – emergono anche dalle valutazioni relative alla circolazione atmosferica. Nonostante cio’ e’ stato comunque indicato ad Arpa di porre particolare attenzione al monitoraggio anche nei prossimi giorni, al fine di poter escludere in modo definitivo l’ipotesi di una contaminazione radioattiva del nostro territorio. I risultati di tali monitoraggi sanno pubblicati quotidianamente sul sito dell’Arpa”.
Intanto ministro dell’Energia francese, Eric Besson, ha chiesto oggi all’Autorita’ di sicurezza nucleare (ASN) di rendere pubblici gli ”stress-test” sugli impianti nucleari francesi che i gestori EDF, Areva e il Commissariato all’energia atomica (Cea) consegneranno domani. ”Vi comunico – ha dichiarato il ministro alla tv i-Tele – che domani i gestori dovranno rispondere all’ASN consegnando loro il rapporto e noi abbiamo chiesto, con l’appoggio del primo ministro Francois Fillon, che l’Authority per la sicurezza nucleare consegni pubblicamente i suoi rapporti, e che siano cosi’ a disposizione di tutti”.
Intanto domani ricorre l’anniversario del 15 settembre 1971 quando, in piena Guerra Fredda, un gruppo di attivisti decide di opporsi ai test nucleari programmati dagli Stati Uniti in Alaska facendo rotta sull’isola di Amchitka a bordo di un vecchio peschereccio, il Phyllis Cormack. La nave viene fermata prima di giungere a destinazione, ma il movimento di opinione creatosi a seguito di questa azione spettacolare porta alla sospensione dei test nucleari. Con questa vittoria nascono Greenpeace e i “guerrieri dell’arcobaleno“. Quarant’anni dopo, l’organizzazione ambientalista conta ventisette uffici in quarantuno Paesi, tre milioni e mezzo di sostenitori che, con le loro donazioni, le permettono di rimanere indipendente da aziende e governi e circa undici milioni di attivisti online, che diffondono le sue campagne attraverso il web e i social media. “Quello che 40 anni fa ha mosso i primi attivisti era la consapevolezza che il mondo avesse bisogno di un movimento ambientalista e pacifista che parlasse direttamente alle persone per ispirarle ad agire. Dopo quattro decenni rimaniamo fedeli all’idea che la nostra missione e’ quella di testimoniare e denunciare in maniera indipendente e diretta i crimini ambientali commessi dai governi e dalle multinazionali, per dare voce al Pianeta che non ne ha“, ricorda Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia. L’organizzazione ricorda tra le vittorie ottenute, il trattato internazionale che protegge per cinquant’anni l’Antartide da esplorazioni petrolifere e minerarie, la messa al bando delle spadare, la moratoria internazionale alla caccia baleniera, il divieto di sversamento di scorie nucleari in mare, la protezione di migliaia di ettari di foresta primaria. Altrettanto ambiziose sono le sfide che Greenpeace si prepara ad affrontare in futuro. Prima tra tutte quella del cambiamento climatico, laddove l’urgenza e la gravita’ di siccita’ ed eventi atmosferici estremi per le zone piu’ fragili del Pianeta e per le popolazioni che le abitano, si scontra con il colpevole disinteresse dei governi ancora troppo legati a combustibili fossili e fonti di energia dannose per il clima. “Il 2011 e’ un anno importante anche per l’ufficio italiano: 25 anni fa Greenpeace ha aperto la prima sede nel nostro Paese. La prima campagna e’ stata quella contro la minaccia nucleare, anche grazie alla quale si giunse alla vittoria del Si al primo referendum abrogativo del 1987. Ci sembra indicativo poter festeggiare questo venticinquennale con un’altra storica vittoria contro il nucleare che allontana una fonte energetica insicura e costosa dal nostro Paese e che speriamo apra definitivamente la strada a un futuro energetico basato sulle rinnovabili e l’efficienza energetica“, conclude Onufrio.


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