L’uragano Katia non colpirà gli Stati Uniti d’America: rimarrà a largo, in mare aperto, e al massimo potrà provocare qualche mareggiata lungo la costa orientale degli Usa, ma senza alcun problema. Katia, che ieri mattina aveva raggiunto la 4^ categoria della scala Saffir Simpson (ma con quell’intensità è durato solo poche ore), adesso è sceso alla 1^ categoria, perdendo notevolmente forza nell’arco di 24h.
Al momento ha venti che soffiano intorno ai 140km/h mentre ieri mattina a quest’ora aveva raffiche di 220km/h.
La tempesta, come possiamo vedere dalle mappe della galleria a corredo dell’articolo, sta per virare verso nord/est e nei prossimi giorni si dirigerà in modo molto veloce verso l’Europa nord/occidentale, tanto da arrivare nelle acque tra Islanda e Regno Unito all’inizio della prossima settimana, tra lunedì 12 e martedì 13 settembre.
Katia non dovrebbe perdere più forza e potrebbe arrivare in Europa sottoforma di uragano di 1^ categoria, mantendo le sue caratteristiche di ciclone tropicale a cuore caldo, con un centro di bassa pressione che potrebbe raggiungere valori da record, con picchi di 938 mllibàr nel territorio Europeo, determinando forti venti tempestosi nell’Atlantico, mareggiate lungo le coste esposte e violente precipitazioni.
Potremmo avere anche spettacolari immagini satellitari con un occhio del ciclone ben definito mentre l’uragano si avvicinerà al “Vecchio Continente“, attraversando l’Atlantico al contrario rispetto a come fecero gli esploratori Europei che ormai sei secoli fa si spinsero verso occidente e scoprirono le Americhe.
L’arrivo di Katia in Europa, comunque, nondovrebbe provocare gravi disagi in quanto l’uragano si indebolirebbe proprio appena arriverebbe nel territorio Europeo, diventando prima “Tropical Storm” e poi “Tropical Depression“, per poi esaurirsi in Scandinavia.
Più che le piogge, avremo sicuramente qualche giorno con forti venti nel nord dell’Europa, e con mareggiate lungo le coste esposte (le isole Far Oer, di cui abbiamo parlato molto nei giorni scorsi, saranno tra le più colpite), ma nulla di devastante.
Anzi, a livello barico e sinottico il passaggio di Katia, così come già accaduto con Irene, andrà a rinforzare il flusso zonale Atlantico, e quindi determinando un mantenimento di un flusso meridiano sull’Europa che alimenterà la presenza di Anticicloni sul Mediterraneo, forieri di stabilità e mitezza nei Paesi meridionali del continente, e quindi anche nella nostra Italia.
Prima di concludere quest’approfondimento, dobbiamo sottolineare che Katia non è l’utima tempesta sfornata dall’Atlantico. Siamo nel “clou” della stagione dei cicloni tropicali, e mentre Katia si allontanerà verso l’Europa un altro uragano, che probabilmente si chiamerà Maria (al momento è indicato come 14° ciclone in quanto non è che una Depressione Tropicale; il nome le sarà assegnato appena diventerà una Tempesta Tropicale) e che si è formato circa 24 ore fa a largo del Golfo di Guinea e che sembra dirigersi in modo minaccioso verso il mar dei Caraibi.
Altri due sistemi perturbati si trovano nel Golfo del Messico sud/occidentale, appena a nord della penisola dello Yucatan, e appena a est delle acque dei Caraibi, ma le probabilità che evolvano in cicloni tropicali sono molto basse, rispettivamente del 40% e del 10%.
Dopo Katia, invece, la 14^ tempesta (che probabilmente si chiamerà appunto “Maria“) fa nuovamente paura.


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