Meteo tropicale; ben 3 tempeste in azione fra Atlantico e Pacifico orientale

Quel che rimane della tropical storm "Ophelia"

Mentre il tifone “Nesat” continua a imperversare sul mar Cinese Meridionale, dopo aver devastato l’isola filippina di Luzon, tra l’Atlantico e il Pacifico orientale sono in azione ben 3 differenti tempeste tropicali organizzate.Sull’Atlantico tropicale è presente la tropical storm “Ophelia” che continua a rimanere relegata in mezzo all’oceano.Nei giorni scorsi la perturbazione, muovendosi verso nord-ovest, si è avvicinata agli arcipelaghi settentrionali delle Piccole Antille, in particolare tra le isole di Antigua e Barbuda, dove le bande più periferiche della tempesta hanno portato dei brevi rovesci e dei temporali, anche di forte intensità.Il totale cumulato però non è andato oltre i 20-25 mm.All’aeroporto internazionale di Antigua, durante i temporali, il vento medio, da O-NO, non ha superato nemmeno  i 26 km/h.Qualche problema, un pò più serio, ha riguardato il sostenuto moto ondoso che ha creato delle difficoltà nella navigazione marittima nei mari che circondano le isole, ma nulla di eccezionale.Il mancato sviluppo di “Ophelia” a possibile uragano è da attribuire al forte “Wind Shear” in quota e alla presenza di sacche d’aria molto secche in quota che hanno determinato la mancata espansione dell’area convettiva al di fuori del fronte della perturbazione.Nei prossimi giorni, tra domani e venerdi, la tempesta tropicale dovrebbe continuare a muoversi verso nord-ovest, tendendo successivamente a piegare più a nord-nord/ovest.Tale traiettoria dovrebbe allontanare “Ophelia” dalle Piccole Antille spingendola, ancora una volta, in pieno oceano Atlantico, nel tratto a nord-est dell’isola di Puerto Rico.Nonostante l’intenso “Wind Shear” in quota “Ophelia” dovrebbe riuscire a mantenere lo status di tempesta tropicale, con venti medi sostenuti compresi fra i 90-100 km/h e raffiche di gran lunga superiori attorno l’occhio.”Ophelia” continuerà a muoversi verso nord-nord/ovest, in pieno Atlantico, fino alla giornata di sabato, quando la perturbazione tropicale potrebbe avvicinarsi alle Bermuda.In tal caso le isole potrebbero essere colpite da intensi colpi di vento dai quadranti nord-orientali, con risacche e qualche possibile breve rovescio di passaggio.

La tropical storm "Philippe" sull'Atlantico centro-orientale
La tropical storm "Philippe" sull'Atlantico centro-orientale
Sull’Atlantico centro-orientale nasce la tropical storm “Philippe”, un ammasso di temporali che punta l’area caraibica
Nei giorni scorsi l’oceano Atlantico ha sfornato una nuova tempesta, si tratta di “Philippe”.Figlia di una intensa “tropical wave” in uscita dalle coste occidentali africane “Philippe” si è sviluppata nel tratto di oceano a sud dell’arcipelago di Capo Verde.Muovendosi verso nord-ovest “Philippe” è finita su acque superficiali particolarmente calde che gli hanno permesso un sensibile potenziamento, tanto da passare da una comune depressione tropicale a tempesta tropicale, con venti medi sostenuti cresciuti dagli 80 km/h ai 97 km/h.La pressione centrale invece è sprofondata dai 1004 hpa iniziali fino ai 997 hpa.Attorno al centro della profonda depressione si stanno sviluppando grossi “Cluster temporaleschi” che stanno trasformando “Philippe” in una sorta di piccolo ammasso di temporali, molto intensi, che ruotano intorno ad un minimo barico.Nelle ultime ore però la pressione centrale al sistema è nuovamente salita fino alla soglia dei 1006 hpa, mentre i venti medi sostenuti sono scesi fino ai 64 km/h.Questo temporaneo indebolimento è da attribuire al moderato “Wind Shear” incontrato in quota da “Philippe” in questo tratto di oceano Atlantico.Condizioni poco adatte allo scoppio della convenzione su tutti i lati della tempesta.Tra domani e venerdi “Philippe” continuerà a spostarsi verso nord-ovest, proseguendo la sua corsa sull’Atlantico centrale.Entro venerdi non è escluso un nuovo potenziamento del sistema che potrebbe nuovamente acquistare lo status di potente “tropical storm”, avvicinandosi sempre più all’area caraibica, anche se con molta probabilità “Philippe” riuscirà ad aggirare gli arcipelaghi settentrionali delle Piccole Antille passando a nord-est delle isole Vergini.
L'uragano "Hilary" a largo della penisola di California
Sul Pacifico orientale prosegue la corsa dell’uragano “Hilary” a largo delle coste della penisola di California.Nessun pericolo per le terre emerse
Ben diversa è la storia dell’uragano “Hilary” che nei giorni scorsi si è formato nel tratto di oceano Pacifico orientale a largo delle coste meridionali messicane.Spostandosi verso il mare aperto la tempesta si è ulteriormente intensificata, tanto da divenire un intenso uragano di 3^ categoria, sulla Saffir-Simpson, con venti medi sostenuti che sono riusciti a raggiungere la soglia dei 180-190 km/h attorno all’occhio della tempesta.I venti violenti sono rimasti relegati in pieno oceano, a debita distanza dalle coste messicane.Fortunatamente “Hilary”, allontanandosi verso il Pacifico, non ha rappresentato alcun pericolo per le terre emerse.Solo qualche banda nuvolosa periferica al ciclone è riuscita a lambire le coste meridionali messicane, portando dei rovesci e dei temporali, localmente intensi.Le calde acque superficiali dell’oceano Pacifico orientale hanno tenuto in vita i “Cluster” che ruotavano attorno al nucleo centrale della tempesta.Ma nelle ultime ore “Hilary”, dirigendosi molto lentamente verso nord-ovest, si sta per avvicinare al tratto di oceano antistante le coste semi/desertiche della penisola di California.Come è noto in questo pezzo di oceano è presente una fredda corrente marina, meglio nota come “Corrente di California”, che mantiene le acque superficiali ben al di sotto delle temperature standard (+27°) necessarie per la tenuta in vita di un ciclone tropicale.A contatto con acque sempre più fredde e meno ricche di vapore acqueo l’uragano, inevitabilmente, perderà buona parte della sua potenza, venendo cosi rapidamente declassato da ciclone di 1^ categoria, con venti superiori ai 120-130 km/h, a semplice tempesta tropicale, venti medi sotto i 100-90 km/h, sempre più disorganizzata.Ciò porterà “Hilary” ad una morte certa entro le prossime 36-48 ore.La perturbazione dovrebbe continuare a spingersi verso nord-ovest o nord-nord/ovest, transitando in pieno oceano, in parallelo rispetto alle coste occidentali della penisola di California, prima di dissiparsi definitivamente nei pressi del 25-26′ di latitudine nord.A parte qualche disturbo alla navigazione marittima, causato dall’intenso moto ondoso attorno all’area perturbata, “Hilary” metterà fine alla sua corsa sull’oceano Pacifico senza causare alcun tipo di disagio alle aree costiere della penisola di California.