Nevicate abbondanti e forti sbalzi termici: ecco perchè le valanghe sono sempre più frequenti

Sempre più neve, ma in meno giorni. Accumuli più abbondanti del passato, ma meno frequenti e, soprattutto, in un contesto di grandi sbalzi termici con continui sali-scendi di molti gradi: è tutto ciò che rende sempre più frequenti le valanghe anche d’inverno, secondo i rilievi effettuati dal Corpo forestale dello Stato negli ultimi 30 anni di attività.
Questo fenomeno è stato illustrato oggi nel corso del XXIV Convegno internazionale di Climatologia, in corso a Rovereto fino a sabato, e a cui prendono parte circa 150 esperti e ricercatori provenienti da tutto il mondo per fare il punto sugli effetti e i rischi legati ai cambiamenti climatici. Ad essere interessate da una nevosità più intensa, con carattere di bufera, sono soprattutto le Alpi orientali e gli Appennini centro-meridionali. Una miscela esplosiva per quanto riguarda i rischi in montagna: le temperature più alte sciolgono il permafrost, con conseguente caduta dei massi e aumento del pericolo valanghe non solo in primavera.
Un’altra novità emersa dall’incontro di Rovereto riguarda le temperature. Gli ultimi studi dimostrerebbero che nel periodo caldo durante il Medioevo non si sono affatto registrati i valori medi più elevati del millennio. Da ricostruzioni effettuate tramite modellizzazione e da studi climatologici relativi agli ultimi 30 anni risulterebbe che quest’ultimo periodo sia caratterizzato da temperature ancora più alte. Lo dimostrerebbero – rileva il Cfs – l’abnorme ritiro dei ghiacciai e del pack artico, e la scomparsa – o diminuzione – nel bacino mediterraneo di alcune specie arboree tipiche di climi freddi o continentali. Molte specie arboree mediterranee e coltivazioni, come la vite e l’olivo, sono invece ora più diffuse a latitudini e quote mai considerate prima.

Tra gli altri temi affrontati dagli esperti: le strategie di adattamento ai cambiamenti climatici per la gestione dei rischi naturali; il clima e il turismo invernale; l’analisi delle situazioni climatiche estreme nell’area del Mediterraneo come ad esempio le valanghe in Libano e le Alpi viste come laboratorio privilegiato di osservazione. Iniziativa voluta dalla Provincia autonoma di Trento per la settimana dedicata al clima, il convegno è stato organizzato dall’Università di Ferrara con il patrocinio tecnico scientifico del Corpo forestale dello Stato, in prima linea per la sicurezza in montagna. Attraverso il Servizio MeteoMont (www.meteomont.org), realizzato con la collaborazione del Comando delle Truppe Alpine e del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, la Forestale garantisce un attento e continuo monitoraggio meteonivologico delle aree montane italiane, fornendo tutte le informazioni utili sugli eventuali cambiamenti climatici e sui rischi legati a questo fenomeno. Di recente, inoltre, la rete Meteomont e’ stata supportata e completata dai rilevamenti itineranti effettuati a quote medie e basse.

Il Corpo forestale dello Stato garantisce così un altro servizio dedicato alla sicurezza della viabilità stradale e della mobilità civile attraverso NeveMont, un puntuale monitoraggio della neve a bassa quota durante gli eventi estremi, che consente di produrre in tempo reale dati ed informazioni utili alla circolazione stradale delle aree più interne e montane d’Italia.