Parco Nazionale dell’Aspromonte, ettari “rubati” nella totale indifferenza

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Che Wikipedia, l’enciclopedia libera del web, fosse diventata uno strumento sempre più ricco e aggiornato è un dato di fatto, ma che addirittura in certi casi fosse l’unica fonte reale è paradossale. Stiamo parlando della voce enciclopedica: Parco Nazionale dell’Aspromonte.  Cerchiamo prima però di contestualizzare e di capire meglio gli antefatti. Stiamo parlando del Parco Nazionale più a Sud della Penisola, istituito come tale dopo anni di lotta da parte di alcuni movimenti ambientalisti fra cui il WWF. Il grande slancio sui nuovi Parchi Nazionali fu dato negli anni ’90 dalla legge quadro n°394 del 1991 e il tutto si concretizzò per l’Aspromonte con il Decreto del Presidente della Repubblica del 14 gennaio 1994. Negli anni ’60 era stato istituito il Parco Nazionale della Calabria, un parco (a macchia di leopardo) che comprendeva una parte di Sila piccola (Catanzaro), una parte di Sila grande (Cosenza) e 3.000 ettari attorno al Montalto (Reggio Calabria), la vetta più alta dell’Aspromonte. L’idea concepita fra gli anni ’70 e ’80 era  quella di creare delle grandi aree protette autonome. Un idea concretizzata, nel 1994 con il Parco Aspromontano e solo definitivamente nel 2003 con l’istituzione del Parco Nazionale della Sila.

L’atto istitutivo del Parco dell’Aspromonte prevede l’estensione dell’area protetta dagli originari 3.000 ettari ad una autonoma di 76.000, comprendendo tutto il crinale aspromontano che va dai comuni della provincia di Reggio Calabria affacciati sullo stretto di Messina fino quasi a toccare il confine nord della provincia stessa. I comuni interessati sono ben 37 e l’area protetta copre quasi il 24% del territorio provinciale. Le spinte ambientaliste per creare questa area protetta, non erano state un capriccio, ma bensì un’assoluta necessità di proteggere uno degli scrigni più preziosi del Mediterraneo, vittima di cementificazione, che troppo spesso era stato accostato a fatti di cronaca nera.

Purtroppo nel nostro Paese le aree protette sono ancora viste come un concetto avanguardista. Spesso fra le comunità ricadenti nei confini di un Parco c’è la sensazione di essere stati colpiti da una piaga;  freno allo sviluppo, corde per le amministrazioni locali, vincoli per la caccia, vincoli edilizi ecc. Il concetto di protezione ambientale che animò la nascita dei grandi Parchi americani, già a fine ‘800, ancora non ha messo radici nel nostro Paese. Il Parco come una risorsa, il Parco come un volano di sviluppo sostenibile, sono concetti che stentano ad essere compresi e che spesso sono solo strumenti per secondi fini. Bisogna anche dire, in particolare per le aree protette storiche italiane, come i Parchi Nazionali più antichi (Abruzzo, Gran Paradiso, Stelvio ecc), che questa fase di “repulsione” si è conclusa e grazie alla lungimiranza di quei provvedimenti istitutivi, molte località godono oggi di una ottima conservazione ed iniziano a segnare la via maestra per il turismo sostenibile.

Torniamo però al nostro problema. Tempo fa, controllando casualmente su Wikipedia la voce del Parco Nazionale dell’Aspromonte, mi stupiì per la scritta Superficie = 64.153 ettari con una nota. Subito restai sorpreso perchè ricordavo bene che l’estensione fosse maggiore. Pensai subito che la voce di Wikipedia fosse errata. La nota parlava di una riperimetrazione avvenuta nel 2008, ma la cosa mi risultava alquanto strana. Di solito cercando con Google, il motore di ricerca risolve, invece qui, il nulla. Nessuna notizia. Probabilmente, non conoscendo i retroscena, pensai subito a una delle tante proposte di legge che poi non trovano applicazione nella pratica. Difatti controllando su  tutti i siti ufficiali l’estensione restava sempre di 76.000 ettari. Stiamo parlando del sito del Ministero dell’Ambiente , del sito della Federparchi (Parks.it) e del sito ufficiale del Parco Nazionale. Quindi mi rassegnai ad una possibile svista dell’enciclopedia.  Qualche tempo dopo, curioso di verificare l’evolversi della situazione, sono ritornato sulla stessa voce e la situazione era sempre la stessa. Per Wikipedia riperimetrato, mentre per tutte le fonti ufficiali no. Deciso ad approfondire la questione piano piano maturavo l’idea che non fosse una svista, ma bensì una dura realtà. Personalmente non ci volevo credere, anche perchè cosciente che per modificare i confini di un Parco sia molto lungo e complicato.

Quasi 12.000 ettari rubati e questa notizia passata praticamente inosservata. In Italia ci si è scandalizzati per molto meno su queste tematiche. A questo punto volevo capire perchè e per come. Un Parco è un bene di tutta una Nazione e questo taglio doveva essere giustificato da motivi validi. Inoltre lo stupore nasceva dall fatto che le aree protette si sono storicamente allargate oppure hanno variato i confini, ma mai hanno subito sottrazioni di queste dimensioni. Una beffa!

A distanza di qualche anno, da quel 2008, e dal quel decreto del 4 luglio in rete qualcosa in più si trova. Timide proteste di Legambiente, del CAI e del WWF, però talmente timide che non hanno avuto la risonanza nazionale che avrebbero dovuto avere. In questa abbuffata a scapito del Parco, pare da quel che si legge, che questa scelta è stata presa in accordo con tutti : Comuni, Provincia, Regione e Ministero dell’Ambiente. Fa però sorridere la motivazione del provvedimento riportata sottostante :

Il Consiglio dei Ministri ha approvato, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Stefania Prestigiacomo:

– un decreto presidenziale che ridetermina i confini del Parco nazionale dell’Aspromonte allo scopo di meglio individuare le zone dell’area protetta per favorire le attività di gestione e sorveglianza; sul provvedimento è stata acquista l’intesa della regione Calabria e il parere favorevole della Conferenza unificata;

Probabilmente in altre Nazioni europee ad un provvedimento del genere, proposto niente di meno che da un Ministro dell’Ambiente si sarebbero speso molto inchiostro sui giornali. Mi chiedo come  un soggetto preposto alla tutela del territorio, questo è titolo del ministero, possa avanzare proposte simili. Non vi pare un ossimoro? Probabilmente, anzi con quasi certezzea saranno arrivate spinte dagli enti locali, spinti a loro volta da svariate lobby che preferiscono gestire il territorio in maniera diversa, con fini diversi da quelli della protezione ambientale. Sicuramente l’Ente Parco si è trovato fra due fuoch :, gli enti locali affamati e il Ministero bramoso di tagli alle risorse. (Questa situazione non riguarda solo il Parco Aspromontano, ma è una dura lotta degli Enti Parco).

Volendo approfondire meglio a fatica si riescono a trovare le cartografie per cercare di capire dove è stato modificato e dove sono stati cambiati i confini. Qui finalmente su Parks.it la cartografia è corretta, mentre sul GeoPortale Nazionale, anche questo un prodotto ufficiale del Ministero dell’Ambiente, risultano, a distanza di ben due anni, i vecchi confini. In ogni caso, la chiave di lettura della nuova riperimetrazione, viene proprio fuori da una analisi attenta della due cartografie. In alcune aree i centri storici dei comuni sono stati inseriti nel Parco, mentre valloni vergini sono stati consegnati alla mercè di chiunque. No comment! Assurdo e scandaloso. Sarà sufficiente guardare con attenzione le cartografie per capire il gioco. Si legge da alcuni blog che ora alcuni Comuni ricadono all’interno del Parco con soli 2 ettari! Sempre da un blog, dove si riporta un comunicato del WWF, si legge che alcuni comuni della fascia Jonica reggina erano pronti ad entrare nel Parco, creando una sorta di corridoio ecologico con il Parco Regionale delle Serre, ma la decisione è stata respinta. Accolta invece quella di ampia sfoltitura, che appare proprio come un opera contrattata a mò di mercato della frutta.

Oltre alla gravità della riperimetrazione fa veramente infuriare che ad oggi ancora i siti ufficiali di Ministero e di Federparchi riportano le indicazioni dell’estensione a 76.000 ettari, mentre sul sito ufficiale del Parco questo dato è di difficile reperimento. Pare quasi che questo scandalo sia stato fatto si, ma sia stato fatto in modo da essere occultato. Riflettendoci bene però, la cosa più preoccupante che il tutto sia figlio di un totale disinteresse  da parte di tutti gli attori sulla vicenda, più che che una vera volontà di occultare. Questo è ancora più deprimente per una società moderna.

Ad oggi l’unica fonte ufficiale e di facile accesso risulta Wikipedia  che recita queste parole : “….conta 64.153 ettari, frutto di una riperimetrazione che ha tolto al parco circa 11.000 ettari, fecendole perdere il primato di parco interamente calabrese più esteso della regione….”. La questione però non è perdere il primato, ma perdere territorio sottoposto a tutela. Purtroppo non si è capito o non si vuole capire, che la presenza di un Parco in quell’area è solo un valore aggiunto e non un ostacolo allo sviluppo. Anzi. Probabilmente qualcuno ha anche piacere che questo sviluppo non ci sia mai. Quanto accaduto al Parco è un furto bello e buono non solo a chi abita quelle zone, ma alla Nazione intera e la cosa più grave che è stato commesso dalle istituzione preposte alla protezione del territorio. Un furto che negherà alle future generazioni un “pezzettino” in più di natura selvaggia e autentica. Forse è un pò pretenzioso, ma non potrebberero  anche esserci le condizioni per una Class Action? Chi sa se almeno ci sarà buon cuore da parte delle istituzioni di dare informazioni corrette.

VECCHIA PERIMETRAZIONE (Geoportale)

NUOVA PERIMETRAZIONE (Parks.it)