Non è ancora rientrato a Terra il satellite Uars della Nasa, e dovrebbe farlo ancor più tardi del previsto, intorno alle 09:00, ma per l’Italia e l’Europa non c’è alcun rischio, come abbiamo già anticipato nel corso della notte.
Nel corso dell’ultimo aggiornamento del Comitato Operativodella Protezione Civile, a Roma, infatti, il Comitato tecnico scientifico ha definitivamente escluso la possibilità che uno o più frammenti del satellite UARS cadano sul territorio italiano.
Di conseguenza, il Capo Dipartimento della Protezione civile – Commissario delegato, Franco Gabrielli, con l’accordo unanime di tutti i componenti del Comitato Operativo e dei Centri di coordinamento delle Regioni interessate, alle ore 3.40, dopo l’ultimo sorvolo del nostro Paese, ha dichiarato concluse le attività del Comitato stesso.
L’Upper atmosphere research satellite (Uars), 6 tonnellate, sarà il più grande veicolo spaziale della Nasa a schiantarsi a terra, non controllato, dal 1979, quando precipitarono nell’atmosfera la stazione spaziale Skylab (75 tonnellate) e il satellite da 11,6 tonnellate Pegasus 2. Nel 2001 fu la volta della stazione spaziale russa Mir, che venne tuttavia controllata e fatta finire nell’oceano Pacifico.
“Il punto è che non vuole scendere“, dice Jonathan McDowell del centro di astrofisica di Harvard-Smithsonian. Il ritardo nella discesa, aggiunge, dimostra quanto le previsioni siano inaffidabili e l’ipotesi migliore è che finisca in mare, dato che nell’orario in cui è previsto il rientro si troverà a sorvolare l’oceano Atlantico, Pacifico e Indiano.


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