Satellite Uars sulla Terra: alle 12:00 ne sapremo di più

E’ n corso, a Roma, la riunione del Comitato operativo della Protezione Civile convocato per analizzare gli scenari e valutare i possibili interventi relativi alle traiettorie seguite dal satellite NASA Upper athmosphere reasearch satellite (UARS) che potrebbero interessare l’Itali. All’incontro stanno partecipando l’Asi, l’Agenzia spaziale italiana, e tutte le istituzioni che hanno a che fare con la sicurezza nazionale dalla Protezione civile alle Forze armate, alle Forze dell’ordine ai gestori delle rete elettriche, idriche, di telefonia.

Subito dopo la conclusione dell’incontro, alle ore 12.00, presso la sede del Dipartimento della Protezione civile di Via Vitorchiano 4 a Roma, si terra’ una conferenza stampa del Capo Dipartimento Franco Gabrielli.

Intanto la Nasa ha dato nuove informazioni: è molto difficile sapere dove e quando arriverà sulla terra ma c’è solo lo 0,03% di possibilità che una persona sia colpita da qualche frammento di questo apparecchio grande come un autobus. “L’arrivo” del satellite nell’atmosfera “è previsto per il 23 settembre” annuncia la Nasa sul sito internet. Ma è ancora “troppo presto per prevedere l’ora e il luogo” dove il dispositivo giungerà. Solo 20 minuti prima dell’impatto la Nasa sarà in grado di comunicare il luogo preciso della caduta dei frammenti del satellite.

L’Uars ha misurato per anni i livelli di ozono e altri dati meteorologici degli strati superiori dell’atmosfera: fuori servizio dal 2005, da allora ha continuato ad orbitare perdendo progressivamente quota, uno dei circa 22mila – di cui appena 900 satelliti ancora integri, di cui solo 380 funzionanti – oggetti che costituiscono la “spazzatura spaziale” attorno al nostro pianeta. Una quantità che aumenta esponenzialmente, tanto che un rapporto dell’Us National Research Council, commissionato dalla Nasa, raccomanda ormai di mettere a punto una strategia di “ripulitura” prima che i detriti mettano a rischio altri satelliti ancora operativi o la stessa Stazione Spaziale Internazionale “Alpha”. L’orbita geostazionaria (a 36 mila chilometri di altitudine) è in particolare la più frequentata, con oltre 200 nuovi “arrivi” ogni anno; la maggior parte dei detriti occupa invece orbite più basse, dove si trovano tuttavia numerosi satelliti scientifici di osservazione e la stessa “Alpha”.

Va tuttavia notato che il dato si riferisce a oggetti più o meno grandi, ma le particelle di grandezza superiore al millimetro si contano a decine di milioni. L’Iss orbita infatti a 400 chilometri di altezza, dove la sopravvivenza dei detriti prima del rientro dell’atmosfera non supera un anno (la stessa Stazione deve correggere periodicamente la sua orbita per rimanere in posizione); a 800 chilometri la permanenza in orbita è di circa due secoli mentre l’orbita geostazionaria rimane sostanzialmente stabile per milioni di anni. Le collisioni sono tuttavia rare: l’ultima risale al febbraio del 2009 e ha coinvolto un satellite Iridium-33 ancora in attività e un satellite militare russo ormai non operativo, moltiplicando di fatto il numero dei frammenti in orbita.

Il rischio è dato dal fatto che le velocità orbitali sono elevatissime, dell’ordine di 10 chilometri al secondo: l’energia liberata dell’impatto di un frammento è più meno identica a quella di una massa equivalente di Tnt. Il ritiro della flotta degli space shuttle ha tuttavia eliminato uno dei possibili mezzi per ritirare almeno i satelliti non più operativi; altri metodi allo studio – come delle “ventose” a razzo che spingano i detriti nell’atmosfera – sono ostacolati anche da pastoie legali, come quella che impone a ciascun Paese di poter recuperare solo gli oggetti di sua proprietà – residuo dello spionaggio industriale e militare della Guerra Fredda.